11/12/16

87. Gli incesti della regina (ovvero «Brava, Giovanna, brava...»)

Ciao, lettori!
Come ogni volta si ripete il mantra del "Oh, da quanto tempo non pubblicavamo qualcosa" e bla bla bla. Siamo una redazione giovane, non vogliamo cadere nei soliti cliché, per cui saltiamo queste inutili formalità ed entriamo a gamba tesa nell'argomento di oggi: fornicazione incontrollata ed incesto! Vi abbiamo ingolosito, eh, brutti laidi che non siete altro?
Premessa: mercoledì 7 dicembre il nostro caporedattore è andato a visitare una mostra di libri di medicina antichi, che, nel momento in cui scriviamo, è tuttora in corso presso la biblioteca dell'ospedale universitario della città di Siena (qui maggiori info, nel caso foste interessati). In quella occasione si è imbattuto in un grosso tomo intitolato Storia della prostituzione desunta dalle opere di Parent-Duchatelet, Dufour, Lacroix, Rabuteaux, Lecour, Taxil, Flaux ed altri celebri autori pubblicata dall'editore romano Edoardo Perino nel 1890: una vera e propria miniera d'oro, come potrete ben immaginare, da cui ha tratto il seguente resoconto sulle discutibili abitudini sessuali della regina Giovanna I di Napoli (1327-1382).
Quale miglior modo, dunque, di entrare nello spirito del Natale prossimo venturo? Buona lettura!

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La provocante Giovanna I nella mi-
niatura di un codice francese del
De mulieribus claris di Boccaccio (XV-
XVI secolo)
Non meno celebri delle orgie della Torre di Nesle [1] e delle sue eroine, che abbiamo menzionato, furono quelle di Giovanna di Napoli, che pur meritano di essere menzionate, per ritrarre nella sua verità storica il costume dell'epoca. La corruzione discende, non si innalza. È questo un assioma che nessuno saprebbe ragionevolmente contradire [2]. Epperò giova, a chiarire il processo di demoralizzazione delle classi inferiori, prendere il punto di partenza superiore.
Rimasta sola e libera, nel pacifico possesso del regno, non però a scegliere nuovo marito converse le sue cure, ma a disfogare le pazze voglie che la tormentavano. Nel pieno vigore dell'età, bella, potente, di piacevoli e leggiadrj modi, era fatta segno di tutte le cupidigie amorose; nessun gentiluomo l'ammirava senza desiderarla e spesso senza ottenerla. Ma regina e leggera, rapidi e mutevoli si succedevano i suoi affetti, tutti intesi ai soddisfacimenti della materia, più che dello spirito.
Per tal modo in breve i più eleganti ed aitanti cavalieri della sua Corte ne ebbero goduti i favori e sopportate le dure conseguenze, e Giovanna si vide costretta, per potersi scegliere nuovi amanti, ad uscire da quell'ambito per lei troppo ristretto.
Non pochi suoi fidi [3] percorrevano le vie di Napoli, e sul passaggio della sovrana attendevano da lei un fuggevol cenno, che li accertasse della scelta da lei fatta. Avuta questa cognizione, spiegavano tutte le loro arti per attrarre il favorito, nel cuor della notte alle reggie d'amore di Poggio Reale, di Castel Capuano e di Posillipo [4]. Quivi soddisfatte le lubriche voglie, gli infelici trovavano morte sicura. Una muta tomba chiudeva il segreto della loro sorte e delle lussurie reali di Giovanna.
Tanti uomini scomparsi, tanti congiunti dolenti per siffatte perdite, avevano incominciato a suscitare dei sospetti nel popolo: si era notato che le persone delle quali non si aveva avuto più contezza, erano state avvicinate tutte poco prima dagli individui medesimi e questi individui erano stati riconosciuti appartenenti ai servizi dei regi palazzi. Di qui le deduzioni più tristi e più pericolose.
Una sera d'ottobre del 1370, il vento autunnale staccava dai rami degli alberi le fronde inaridite, che cadevano al suolo crepitando, dopo avere a lungo turbinato nell'aria. Tutto era silenzio intorno al palazzo di Poggio Reale, così che si sarebbe detto fosse disabitato. Un giovane ed una donna, seduti uno accanto all'altro nel vano d'una finestra favellavano concitatamente.
"Boccaccio legge il Decamerone alla regina Giovanna" e, ci
permettiamo di aggiungere, alla sua amichetta infoiata, opera
del pittore belga Gustave Wappers (1803-1874)
Il giovane, alla bellezza purissima del volto e delle forme, accoppiava la forza atletica e una musculatura d'acciaio. La donna, coperto il volto da una piccola maschera, mostrava ignudi il collo, il petto e le braccia di greca fattura. Il primo tradiva in ogni atto la sovreccitazione che lo dominava, della quale l'altra subiva il fascino.
– Permetti che io scopra quel viso, diceva il bellissimo uomo, lascia che io goda interamente il favore d'una ignota fortuna. Un servo qui mi trasse bendato. Straniero, io ignoro in qual luogo mi sia: giunsi ieri per la prima volta in Napoli ed una sola donna lasciò cadere un suo sguardo sopra di me.
– E chi è costei? Ove la vedesti? – domandava la maschera con una voce insinuante ed armoniosa, che scuoteva le fibre.
– Non giova saperlo: un oscuro cittadino non avvicinerà mai la più leggiadra sovrana d'Europa.
– Di chi parli tu?
– Della regina Giovanna.
A quel nome pronunziato in quel momento dal formosissimo giovane, la regina non seppe resistere, si tolse la maschera.
La notte passò rapida. La mattina ai primi albori Giovanna congedò il giovanotto prodigandogli carezze, baci e promesse e additandogli la porta per la quale doveva uscire: – quella che menava ad un trabocchetto, in cui l'infelice doveva cadere vittima. Né la foga del suo amore, né la giovane età, né la sua leggiadria valsero a commoverla, intanto ch'egli inconsapevole, baldo del suo trionfo, si avviava al supplizio. Mentre varcava la soglia della camera fatale, Giovanna vide un monile dimenticato dallo straniero, lo guardò, lo riconobbe per suo: ella stessa l'aveva posto al collo di un bambino spurio [5], che aveva avuto, e del quale, affidato ad un amico, non giunta più le era contezza. Ratta balza giù dal letto, si precipita alla porta fatale per trattenere l'incauto giovanetto, ma giunge in tempo appena per udire il rumore del trabocchetto che si rinchiudeva.
Giovanna cadde svenuta al suolo e fu più tardi raccolta dalle sue ancelle. Ma presto dimenticò la tragica avventura. Forse si illuse che il monile fosse passato per varie mani e questo le recò un completo sollievo allo spirito, per un istante turbato. E non espiò il delitto che coi mille altri suoi, soffocata tra due guanciali dal figlio ed erede adottivo Carlo di Durazzo [6], per consiglio di re Luigi d'Ungheria [7].
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[1] Riferimento a una leggenda quattrocentesca nota come Affaire de la tour de Nesle, torre di guardia fatta edificare dal re di Francia Filippo II entro le mura di Parigi agli inizi del XIII secolo. La leggenda aveva come protagonista la regina Margherita di Borgogna (1290-1315), considerata una donna dai costumi estremamente dissoluti, ed era nata in seguito alla condanna per adulterio inflitta a lei e alle sue due sorelle, Giovanna e Bianca di Borgogna, da parte di Filippo il Bello nel 1314. Nel 1832 Alexandre Dumas scrisse una celebre opera teatrale (La tour de Nesle) rifacendosi proprio a questa tradizione. [2] Sic. [3] Cioè coloro che erano al suo servizio, giusto per essere chiari. [4] Poggio Reale è un quartiere storico di Napoli, Castel Capuano è il secondo castello più antico del capoluogo campano (di origine normanna), mentre il celebre quartiere collinare di Pusilleco non ha bisogno di presentazioni. O no? [5] Nato, cioè, da una relazione adulterina. [6] Noto anche come Carlo III di Napoli e Carlo II di Ungheria (1345-1386), era cugino di primo grado della regina Giovanna. Fece un sacco di cose interessanti, di cui non possiamo certo dare conto qui: ragion per cui vi rimandiamo alla sua pagina di Wikipedia. [7] Luigi I detto "il Grande" (1326-1382) partì alla volta di Napoli il 3 novembre 1342, costringendo la povera Giovanna, dopo essere entrato a Benevento, a fuggire in Provenza.

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Dovreste aver capito, adesso, a chi è ispirata la frase Brava, Giovanna, brava di un celebre spot pubblicitario.
Molto bene, anche per oggi è tutto. Continuate a seguirci su Facebook e Google+ perché a breve torneremo con il tradizionale special di Natale, frutto, anche quest'anno, di collaborazioni illustri e momenti di elevata ispirazione artistica indotta dall'abuso di panettone. Da noi la ricorrenza della nascita di Gesù è molto sentita, tanto che il nostro caporedattore, uomo notoriamente sobrio ed equilibrato, ha ben pensato di scrivere una letterina a Babbo Natale (che, com'è noto, con la nascita di Gesù ha molto a che vedere). Avrà ricevuto risposta? Non ci resta che scoprirlo...

Edizione
A.a.v.v., Storia della prostituzione desunta dalle opere di Parent-Duchatelet, Dufour, Lacroix, Rabuteaux, Lecour, Taxil, Flaux ed altri celebri autori, Roma 1890.

Immagini
Tutte le immagini utilizzate in questo post sono tratte da Wikipedia e di pubblico dominio. Siamo stati proprio bravi.

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