26/09/16

86. Taglio di punizione

Salute, affezionatissimi lettori di Uroboria! Da tempo non aggiornavamo il blog, e ce ne scusiamo; il fatto è che la nostra redazione ha patito una gravissima invasione di piattole (ecco cosa succede quando non puoi pagare lo stipendio ai tuoi impiegati e questi si vedono costretti a dormire sotto i cavalcavia), per cui ci siamo dovuti armare di insetticidi e ripulire tutto da soli. Purtroppo non possiamo permetterci l'intervento di una ditta.
Ora che ci siamo liberati di questa minaccia a sei zampe torniamo a divulgare letteratura inutile. Dato che, ultimamente, ha fatto tanto discutere l'abominevole proposta del Fertility Day avanzata dai geni del Ministero della Sanità, vorremmo dimostrargli che invece è bene smettere di assecondare i nostri istinti di riproduzione, perché possono succedere cose spiacevoli. Per far ciò ci serviamo di un libro conosciutissimo, Li Biasmi della Lusuria e le Lodi della Castità (1656) del teologo Giovanni Antonio Fernandi, autore di un ciclo di testi di carattere didascalico sui peccati capitali, a cui vengono proposti come modello da seguire, attraverso una serie di aneddoti, i comportamenti opposti (nel nostro caso, la castità al posto della fornicazione incontrollata).
Uno degli esempi di come la lussuria possa condurre un intero popolo alla rovina si trova al capitolo V, in cui l'autore riporta l'episodio del massacro dei Sichemiri/Sichemiti contenuto nell'Antico Testamento (Genesi 34). State bene attenti a cosa succede.

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G. Bugiardini, Il ratto di Dinah (1531)
Fu rapita Dina figlia del Patriarca Giacob da Sichen Prencipe baldanzoso, e primogenito di Hemor Rè de Sichimiri; il quale di lei fortemente acceso, la chiese al Padre, et à i suoi fratelli per moglie. Questi imbevuti de’ dogmi del mondo, che comanda, che il ratto, e lo stupro d’una sorella s’emendi con la punta del ferro, simulando [1] l’offese ricevute, risposero al lascivo Prencipe, che prontissimi gl’havrebbono donata la Sorella, quando egli si fosse accomunato à i loro riti, e si fosse sottoscritto alla circoncisione. Sichen intento al possesso della bella Dina, abbandona di baleno l'antica Religione, e con solenne cerimonia corre suo Padre, e con tutto il popolo si circoncide. Correva in tanto il terzo giorno, e i novelli Hebrei provando più che grande il dolore delle religiose ferite, inhabili ad ogn'altra operatione, si stavano confinati frà le piume. Quando Simeone, e Levi raunati i Fratelli, e buona parte de servi, dando loro l'arme in mano, e gli è tempo, dissero che mostriamo à Sichimiri [2], che il rapirci le Sorelle, è un'aprirsi la sepoltura. Trucidiamo costoro, che credono d'obligarci col ratto, di favorirne con lo stupro, e d'habilitarne a costo del nostro honore alla loro amicitia, che più si tarda [3]? Alle ferite, al sangue, alle vendette. Così con la spada in mano precedendo gl'altri, senza incontrare ostacolo s'introdussero furiosi nella Città; e occupata la porta, volarono alla piazza, dove fermandosi una parte della truppa, come per corpo di guardia, con l'altra assaltorono la Reggia, e penetrando senza rispetto negl'appartamenti Reali, svenorono il [4] Rè, e il Prencipe, e tagliorono à pezzi i Corteggiani [5] tutti conducendone via la Sorella. Scorrendo poscia la Città, non lasciorono casa incontaminata dalle stragi. Uccisero inesorabilmente quanti trovorono proportionati à portar'armi, riservando alla schiavitudine, col sesso più debole i teneri fanciulletti [6]. Et allora s'accrebbero i dolorosi lamenti delle donne, quando terminate le morti, si viddero quelle affannate bellezze legate con durissime catene da i vincitori, e via condotte. E tante miserie provarono gl'infelici Sichimiri per la sola lusuria del loro effeminato Principe.
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[1] Qui sta per dissimulando. [2] dando loro le armi, dissero: "È tempo che mostriamo ai Sichemiti..." ecc. [3] che cosa aspettiamo? Ringraziamo Lapo Dini per averci spiegato il significato di questa interrogativa. [4] tagliarono le vene al. [5] cortigiani. [6] destinando alla schiavitù, insieme al sesso più debole, i teneri fanciulletti.

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Ecco, pensateci bene prima di rapire una donna con il diabolico intento di andare da suo padre e chiederla in sposa! A meno che non siate Bowser, questa tattica non è consigliabile.
Anche per oggi è tutto. L'autunno si approssima, la voglia di laurearsi si accorcia in proporzione alle ore di luce, cominciano a sobbollire le prime cioccolate sui fornelli di casa. Il che significa che torneremo presto a farvi compagnia. Valete!

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Edizione

  • Giovanni Antonio Fernandi, Li Biasmi della Lusuria terzo peccato mortale, e le Lodi della Castita terza virtù opposta, Perugia 1656.
Immagini

2 commenti:

  1. Per la nota [3], non potrebbe "che più si tarda?" essere un'interrogativa retorica dipendente da "Trucidiamo costoro", invece di una relativa riferita ad amicizia?

    Il significato verrebbe: "ammazzamoli tutti, che stamo a aspettà?"

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  2. Grazie, gentile lettore! Riceviamo il Suo prezioso consiglio e aggiorniamo la nota.
    Continui a seguirci!

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