14/07/16

85. Pozione di cura suprema

(1) Diodoro che legge, rassegnato,
la nostra introduzione
Salute a voi, inossidabili lettori di Uroboria! Eccoci tornati, come una fastidiosissima zanzara che ondeggia attorno alle vostre braccia nella calura estiva, ad aggiornare il blog, per placare la vostra sete di letteratura inutile.
Come va? State studiando per gli esami universitari? Siete al mare ad arrostirvi le membra oppure, cosa di gran lunga più intelligente, barricati in casa a giocare ad Hearthstone? Qualunque siano le vostre occupazioni, scollegatevi da tutto e correte a leggere questo (breve, perché il caldo non è certo il miglior alleato della voglia di vivere) passo della Biblioteca storica di Diodoro Siculo (Agyrium, 90 a.C. – ca. 27 a.C.), personaggio abbastanza inutile dell'età repubblicana che, un bel giorno, non avendo nulla di meglio da fare, concepì l'idea di scrivere un trattato di storia universale in quaranta libri, dall'età mitica fino ai suoi tempi. Che idea!
Prima che ce lo domandiate, sì, anche noi che ve lo proponiamo abbiamo parecchio tempo libero.
Protagonista della storia di oggi è il figlio di Sesotri, sovrano egizio semileggendario su cui non ci soffermeremo, perché sarebbe cosa lunga e tediante. Questo povero giovinotto comincia a soffrire di cecità, e se ne addolora; un oracolo, tuttavia, gli spiega cosa fare per ottenere la guarigione. Si noti che, come spesso accade, la lunghezza dell'introduzione che abbiamo scritto supera quella del testo. Che meraviglia, il dono della sintesi.
P.S. Se volete saperne di più su Sesotri (ma perché dovreste?), cominciate da qui.

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(2) Busto di Sesotri III
1. Suo figlio, invece, succedutogli sul trono, assunto il nome del padre, non compì nemmeno una sola azione di guerra o un'impresa meritevole di ricordo; incorse, però, in un incidente singolare. 2. Perse, infatti, la vista [1], o perché aveva la stessa predisposizione naturale del padre, o per via – come favoleggiano alcuni – della sua empietà verso il fiume [2], dove una volta, colto da una tempesta, lanciò un giavellotto nella corrente rapinosa. Costretto da questa sventura a far ricorso all'aiuto degli dei, pur cercando di placare la divinità per lungo tempo con moltissimi sacrifici e onori, non riusciva a ottenerne alcuna considerazione. 3. Ma, nel corso del decimo anno, ricevuto un vaticino che gli ordinava di onorare il dio di Eliopoli [3] e di lavarsi il volto con l'urina di una donna la quale non avesse avuto esperienza di un uomo eccetto il marito, iniziò dalla propria moglie e poi fece la prova con molte altre, ma non ne trovò neanche una casta, tranne la moglie di un certo giardiniere, che egli sposò una volta guarito. Le altre donne, invece, le fece bruciare vive in un villaggio che gli Egiziani, per via di questo episodio, hanno chiamato Terra Santa. 4. Mentre invece, per rendere grazie, secondo l'oracolo, al dio di Eliopoli per il beneficio ricevuto, gli dedicò due obelischi monolitici, di otto cubiti di larghezza e cento di altezza.
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[1] La cecità era una patologia molto diffusa nell'antico Egitto, e veniva considerata una manifestazione della collera divina. [2] Il Nilo, of course. [3] Odierna Kōm el-Hisn, situata nel Delta del Nilo, Eliopoli era centro del culto solare del dio Ra.

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Here we go, avete conosciuto un altro personaggio discutibile, ma avete anche appreso un nuovo metodo per evitare di spendere costosi dobloni dal medico. Nonna! A che ti serve l'oculista se hai le cataratte? Ora chiamo tua nuora; nel frattempo passami quella bottiglia di plastica vuota.
Alla prossima, amici! Attenti a non fare l'amore col Pinguino De'Longhi: sapete, è facile cadere in tentazione in questi giorni di caldo insostenibile.

Bibliografia

  • G. Cordiano, M. Zorat (a cura di), Diodoro Siculo. Biblioteca storica. Volume primo (libri I-III), Milano 2004.
Immagini
  • (1) https://en.wikipedia.org/wiki/Diodorus_Siculus
  • (2) http://creationwiki.org/Sesostris_III
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