05/02/16

80. La peste guastafeste (reprise)

- Oddio! Un fantasma!
Ma no, è Alfonso Corradi, in
tutta la sua insopprimibile
vitalità.
Amici e supporter di Uroboria, grandi e piccoli, buon 5 febbraio. Questo giorno passerà alla storia perché, con la pubblicazione di oggi, raggiungiamo gli ottanta post. A stento riusciamo a trattenere le lacrime dalla gioia. Vi rendete conto? Ottanta post! E pensare che ci davano per spacciati già dopo i Paralipomeni alla Zanzaromachia (v.) del Dini*; invece eccoci qua, carichi di sogni e speranze come un adolescente sfigurato dall'acne. Grazie per la fiducia che ci avete concesso e l'amore dimostrato per le nostre cazzate da umanisti nerd.
Bene, detto questo possiamo introdurre l'autore di oggi. Ecco a voi Alfonso Corradi (Bologna, 1833 - Pavia, 1892)! Vi dice niente? Giustamente no, perché siete persone normali, ma ci pensiamo noi a illuminarvi. Sappiate che il suddetto fu medico e storico della medicina di chiara fama, autore di una quantità spropositata di pubblicazioni (tra cui citiamo «La cucina e le malattie del trecento» [1864] e «La vita intima de' primi secoli del medioevo e la medicina» [1865], giusto per darvi un'idea), la più importante delle quali sono gli «Annali delle epidemie occorse in Italia dalle prime memorie fino al 1850» (1865-1892). Un lavoro monumentale, frutto di anni di compulsazioni di resoconti, poemi, memorie, cronache, documenti d'archivio e budelli di tu' ma' a non finire, scovato per caso da chi scrive nella biblioteca della Facoltà di Lettere della sua città universitaria. Il passo che segue racconta la devastante epidemia di peste che sconvolse Roma negli anni 189-190 d.C. Non potevamo certo privarvi di una simile lettura.

* I neofiti potranno giustamente domandarsi chi sia questo Dini. Lapo Dini, aggiungiamo noi, è matematico, esperto di stile (i suoi baffi parlano per lui) e autore di un blog di poesie. Passate a trovarlo, gli farà piacere.

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A. 189-190. – Mortifera pestilenza devasta tutta Italia, e più crudelmente Roma, nella quale morivano in un sol giorno fino a due mila persone.

Dion., LXXII 14. – Erodiano, Stor. L, I, 36 (p. 22 trad. di P. Manzi) [1]

Secondo Erodiano ne patirono anche gli animali: fuvvi eziandio [2] carestia; una non è ben chiaro s'ella precedesse o seguisse la pestilenza; in ogni modo pare che dessa fosse (almeno in Roma) dagl'incettatori procurata; talmente che il popolo levatosi a rumore, non abbonacciossi [3] che vedendo la testa mozza di Cleandro Prefetto del Pretorio [4], cui attribuiva principalmente quella calamità. Comodo [5] per consiglio de' medici si ricoverò a Laurento (oggi Pratica nella campagna di Roma), dove l'aria reputavasi più salubre per l'odore dei lauri [6]: onde poneansi al naso ed alle orecchie diverse maniere di odorifere e soavissime spezie, stimando essere ottima cosa il cerebro [7] con tali odori confortare: ma indarno [8]. Aggiunge Dione [9] che in Roma ed in quasi tutto l'impero uomini malefici davan la morte, e la lue [10] comunicavano per mezzo di piccoli aghi avvelenati, come appunto era stato fatto sotto Domiziano (v. a. 91 [d.C.]). Ma alcuna atrocità di morbo o di malefizj più gravosa non era al popolo romano che Comodo stesso, a' cui vizj e scelleraggini l'atrocità di que' mali apponeasi [11]. E mali anche maggiori s'attendevano per tristi presagj, e cioè per il terremoto quantunque [12] lieve, per l'incendio del tempio della Pace [13], ed il nascere animali di ogni generazione con figure orribilissime, e di membra strane e ripugnanti alla propria natura. – L'Haeser [14] confonde questa pestilenza con la precedente o d'Antonino [15], benché ad essa, com'abbiam veduto, dia per termine l'anno 180. Forse che alla presente dee [16] riferirsi quanto Galeno scrive nel principio del libro de probis pravisque alimentorum succis? [17] [...] L'epidemia che vi descrive susseguiva a carestia durata per qualche tempo, ed in molti luoghi dell'impero: nota che l'eruzione della pelle in alcuni era simile a risipola [18], in altri flemmonosa [19], ed anche talvolta simile all'erpete [20], alla psora [21] e alla lebbra: ne' casi più gravi era come di carbonchio [22] e gangrenosa [23]. Molte febbri però occorrevano senza questi esantemi, con ardore di ventre e fetido profluvio, cui tenevan dietro dissenteria e tenesmo [24]. Senza dubbio in tale descrizione vengono insieme raccolte parecchie malattie, forse la scarlattina, il morbillo e probabilmente il vajuolo, al quale la diarrea e la dissenteria sì di frequente s'associano [...].
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[1] L'autore riporta le fonti storiche di cui si è servito. "Dion." è l'abbreviazione di Cassio Dione, storico e senatore di Roma. [2] ci fu anche. [3] non si abbonacciò, ovvero, in italiano decente, «non si calmò». [4] Marco Aurelio Cleandro, liberto di Commodo, noto per gli abusi di potere perpetrati durante il suo mandato. Fu fatto uccidere da Commodo stesso, come scrive l'autore, per placare gli animi del popolo esasperato dalla penuria di alimenti. [5] Imperatore romano della dinastia degli Antonini, di cui l'autore parla in seguito. [6] delle foglie di alloro. [7] il cervello. [8] inutilmente. [9] Il Cassio Dione di cui alla nota 1. [10] Altro nome con cui è conosciuta la sifilide. Deriva dal greco λύω, «sciolgo». Non chiedeteci cosa possa venir sciolto perché non lo sappiamo, né lo vogliamo sapere. [11] ai vizi e alle azioni scellerate del quale si aggiungeva l'atrocità di quei mali. [12] anche se. [13] Uno dei Fori Imperiali di Roma, fatto costruire dall'imperatore Vespasiano nel 74 d.C. [14] Heinrich Häser (1811 - 1885), medico tedesco. [15] Marco Aurelio Antonino, predecessore di Commodo. [16] deve. [17] «sugli umori buoni e cattivi degli alimenti». [18] L'erisipela, infezione della pelle. [19] Caratterizzata cioè da flemmone, dispersione di pus. [20] Herpes. [21] Psoriasi, altra malattia infiammatoria della pelle. [22] Il carbonchio, conosciuto anche come antrace, è un'infezione causata dal batterio Bacillus anthracis; tra le diverse forme di A. vi è quella cutanea, la più frequente. [23] cancrenosa, caratterizzata cioè da cancrena. Tante volte non si fosse capito. [24] «Tenesmo» è detto lo spasmo dello sfintere anale o vescicale a cui segue un costante bisogno di evacuare, anche se lo si è appena fatto.


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Ecco a voi. Dopo aver passato in rassegna tutto il campionario di infezioni possibile e immaginabile possiamo salutarvi, e augurarci che continuiate a seguire Uroboria sulle pagine ufficiali di Facebook e Google+. Grazie per aver preso parte ai festeggiamenti per il post numero ottanta, traguardo che mai avremmo pensato di raggiungere. A tutti coloro che invece ci hanno osteggiato: occhio, possiamo tornare da un momento all'altro. Abbiate cura di voi.

Bibliografia

  • A. CORRADI, Annali delle epidemie occorse in Italia dalle prime memorie fino al 1850, Vol. 1: Avanti l'Era Volgare, dopo l'Era Volgare fino all'anno 1600, Tipi Gamberini e Parmeggiani, Bologna 1870 (ristampa fotomeccanica a cura di Ugo Stefanutti, Forni Editore, Bologna 1972), pp. 1-8 e 39-40.

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