31/07/15

77. Nella tela del ragno

Cari amici e sostenitori di #Uroboria, cosa dire? Probabilmente nessuno di voi ci sperava più, dopo un'assenza tanto lunga quanto ingiustificata, e invece siamo tornati di nuovo! Se vi state domandando la ragione di questo oblio, beh, è semplice: molti dei nostri redattori sono stati decimati dalla sifilide in seguito a una festa finita male, quindi abbiamo dovuto assumerne altri (nessuna rivendicazione sindacale, solo una ciotola di riso e gamberi per ogni bozza corretta e pubblicata) e poi, con la nuova formazione, tornare a saccheggiare le biblioteche di tutto il mondo per potervi offrire i migliori esempi della peggior letteratura. Le stagioni passano, quindi, ma il degrado resta. Tra l'altro giova ricordare che il 28 luglio scorso è stato il quarto compleanno di Uroboria, che non abbiamo potuto festeggiare perché molti di noi erano ancora convalescenti. Quale migliore occasione per introdurvi una misteriosa patologia e alcuni strambi modi per curarla? Nel caso specifico, l'argomento di oggi è il tarantismo o tarantolismo, "fenomeno isterico convulsivo", secondo quanto riportato nell'oracolo Wikipediano, che in base ad antiche credenze diffuse nell'area mediterranea e nel Mezzogiorno d'Italia sarebbe causato dal morso dei ragni. Luigino, il custode senza fissa dimora che vive abusivamente nello sgabuzzino della nostra redazione, racconta che sua mamma venne morsa da una malmignatta mentre si stava imboscando col parroco nei boschi di Frosolone, quindi ci sentiamo di dar credito a questa tesi. Verso la fine del XVII secolo il doctissimus reverendo Domenico Sangenito inviò una lettera a un suo amico libraio francese domiciliato a Napoli, raccontando per filo e per segno come si svolsero alcuni rituali di guarigione dei cosiddetti tarantolati a cui ebbe modo di assistere. Ecco a voi una parte del testo della missiva*, utile per farsi una cultura su questa peculiare credenza del nostro Paese, di cui sopravvivono sparute testimonianze anche ai nostri lieti tempi di Facebook e Whatsapp. Mica vorrete andare al mare il 31 luglio... 

* Contenuta nelle sue Lettere memorabili istoriche politiche ed erudite (Napoli, 1963). Il passo che segue è citato in E. De Martino, Sud e magia, Feltrinelli, Milano, 1959, p. 188 (Appendice).

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Thomas Uwins, Una madre insegna la tarantella a sua figlia (1842)
(Creditz: Sofina - Dancevolution)
Giovan Giacomo Teforo (che io ho veduto piú di sei volte ballare) un giorno si trovava in una foresta per suoi affari, e credo che si avvertí esser venuto il tempo di pagare il tributo alla sua mortificatrice tarantola. S'inviò egli verso l'abitato, ma fu poi trovato per la strada su la nuda terra disteso. Ciò saputo nella sua e mia patria, v'accorsero molti, ed io con gli altri, e trovammo il misero contadino oppresso da difficile respirazione, ed osservammo inoltre che la faccia e le mani erano incominciate a divenir nere; e perché il suo male era noto a tutti, si portò la chitarra, la cui armonia, súbito che da lui fu intesa e cominciò a mover prima li piedi, poco di poi le gambe, si reggeva appresso sulle ginocchia, indi a poco intervallo s'alzò passeggiando, e finalmente fra lo spazio d'un quarto d'ora ballava sí che si sollevava ben tre palmi da terra; sospirava, ma con empito così grande che portava terrore a' circostanti, e prima d'un'ora se gli tolse il nero dalle mani e dal viso, racquistando il suo natio colore. Nel Castello delta Motta di Monte Corvino [1] ebbi congiuntura di veder ballare cinque attarantati [2] in un medesimo tempo e dentro un medesimo steccato [3]: erano quattro bifolchi e una bellissima forosetta [4]. In questa unione osservai cose nuove, mentre ciascheduno aveva preso nome straniero, e proprio dell'antichi re; tra essi medesimi si trovavano congiunti di parentela, e trattavansi sí che si osservava reciprocanza d'affetto, e reiterati complimenti che davano grande ammirazione a' spettatori. Fecero con felicità il solito corso della danza nello spazio di tre giorni [5], de' quali l'ultima sera prima di licenziarsi, dimandarono in grazia uno squadrone d'armati, e li fu dato di dieci archibugieri; quali ripartiti in due lati stavano pronti per far la salva [6]; dimandorono poi un bicchiere d'acqua, ed un poco di sale polverizzato, e tosto gli fu portato e l'uno e l'altro. II capo, o vogliam dire l'ideale Re de' Regi (il cui nome era Pietro Boccamazza) segnò nel vaso dell'acqua col sale in modo di Croce; pigliarono della medesima acqua un poco per ciascheduno; fecero segno allo squadrone che sparasse, e con profondissimo inchino dissero: ci rivedremo l'anno venturo. Que' miseri doppo tanta fatica non si ricordavano cosa alcuna, ma solamente, fra quella moltitudine di gente da cui si vedevano circondati, chiedevano per pietà d'esser condotti nelle loro case... 

[1] Siamo in provincia di Foggia. [2] I cosiddetti tarantolati, che il morso del temibile ragno non risparmiò. E, sì, per la barba di Giobbe, quello che sosteniamo è scientificamente provato. [3] Per "steccato" si intende, in questo caso, un'area delimitata dove i tarantolati venivano condotti, e dove si svolgevano le varie pratiche di guarigione (danze frenetiche al suono di chitarre, cetre o violini oppure particolari pantomime, come stiamo per leggere). [4] Contadinella, bella figliola che fa gola a tutti i garzoni brufolosi e che solitamente non la dà mai a nessuno. [5] Secondo il Sangenito, tempo necessario agli invasati per guarire dal loro stato di "possessione". [6] Citiamo dal prestigioso Sabatini Coletti: "Serie di colpi simultanei sparati durante cerimonie pubbliche da armi da fuoco caricate solo a polvere, allo scopo di rendere saluto od omaggio a qlcu. o qlco." Adss è ttt più chr, no? 

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Siete contenti? Adesso potete dire di sapere qualcosa in più sul tarantolismo: come avreste fatto, altrimenti, a prendere sonno questa notte? Giunse infine il momento di salutarci. Occhio a darci per morti prima del tempo perché, come vedete, siamo sempre capaci di tornare. Buon quarto compleanno in ritardo, Uroboria, e a voi tutti diciamo: "A presto!". Esatto, purtroppo per voi ci sarà una prossima volta.

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