28/01/15

76. A spasso con Bonifacio

Buon anno nuovo, amici di #Uroboria, anche se in effetti l'anno nuovo è arrivato da un pezzo; ma sappiamo che non vi formalizzate troppo su queste questioni, soprattutto se fate parte della nostra più accanita fanbase. Ne sono successe di cose dall'inizio di gennaio, eh? Matite spezzate, decreti legge contestati, presidenti della repubblica che vanno in pensione... Fortunatamente noi ci occupiamo di cose che sollevano lo spirito e restituiscono alla vita il suo vero significato, ossia l'Inutile.
Per celebrare degnamente l'inizio di questo 2015 abbiamo deciso di pubblicare l'estratto di una missiva fatta recapitare a papa Zaccaria (San Severina, 659 – Roma, 752) da parte di San Bonifacio (Crediton, 680 circa – Dokkum, 754), ai tempi in cui se ne andava in giro per la Germania e i territori franchi in veste di missionario, facendo le pulci ai costumi dei religiosi locali, che, non gli si può dar torto, non è che fossero proprio specchio di virtù. In particolare nell'epistola che segue, la numero 50, il buon vescovo itinerante auspica l'intervento del pontefice a ripristinare l'ordine e la moralità, dopo essersi reso conto che i diaconi del posto indugiavano in attività nobili quali sbornie, sesso e caccia (Instagram ancora non esisteva, ahiloro). Del resto si sa che la chiesa non ha mai brillato per senso del divertimento – non ufficialmente, è ovvio.

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Ed.: Monumenta Germaniae Historia, Epistulae selectae.

Pare che quest'uomo (nella foto in qualità di mago guerriero in World of
Warcraft) sia il santo protettore dei birrai. Alcuni di noi faticano a immagi-
narselo come tale, ma tant'è... (vangelodelgiorno.org)
[…] La paternità vostra [1] deve inoltre assolutamente sapere che anche Carlomanno, principe dei franchi, mi ha convocato presso di sé, chiedendomi di iniziare a riunire un sinodo nella parte del regno dei franchi che è soggetta al suo potere. Egli poi ha promesso di voler correggere ed emendare la disciplina ecclesiastica che già da lungo tempo, cioè da non meno di sessanta o settant'anni, è stata disprezzata e ridotta a nulla. Per questo, se mai quel principe vorrà realmente con l'ispirazione di Dio portare a compimento questo suo proposito, ho bisogno di conoscere ed avere il consiglio e il mandato della vostra autorità, cioè della sede apostolica. È infatti da oltre ottant'anni che i franchi, a quanto dicono gli anziani, non riuniscono un concilio, né eleggono un arcivescovo, né confermano o rinnovano le leggi dei canoni ecclesiastici. Così, dunque, nelle diverse città quasi la massima parte delle sedi episcopali sono concesse in possesso a laici avidi o attribuite a chierici indegni e maneggioni che se ne servono come di cose profane. Se dunque col vostro assenso dovrò porre mano a questa impresa richiestami dal suddetto principe, desidero avere il mandato e il parere della sede apostolica, nonché i canoni ecclesiastici. Se troverò tra loro alcuni chiamati diaconi, vissuti sin dall'infanzia nel peccato, tra fornicazioni e turpitudini, e per questo nondimeno giunti al diaconato, i quali pure come diaconi vanno a letto con quattro, cinque e più concubine, e non provano vergogna né timore a chiamarsi diaconi; se troverò che così, tra queste nefandezze, giungono all'ordine del presbiterato perseverando in questi peccati, e aggiungendo peccato ai peccati, nell'esercitare l'ufficio sacerdotale sostengono di poter comunque intercedere per il popolo ed offrire i divini sacrifici; se troverò infine alcuni – ciò che è peggio – che con questo stile di vita, salendo di grado in grado, vengono ordinati e chiamati vescovi, che almeno io abbia allora il mandato e il rescritto della vostra autorità, nel quale sia stabilito da parte vostra cosa si debba fare di costoro, in modo che i peccatori siano riconosciuti colpevoli e siano puniti per mezzo di una sentenza apostolica. E tra loro si trovano anche alcuni vescovi che, sebbene dicano di non essere fornicatori e adulteri, sono nondimeno dediti all'ubriachezza, incuranti del loro ministero, amanti della caccia, e di quelli che combattono armati nell'esercito e versano di propria mano il sangue degli uomini, tanto dei pagani come dei cristiani. Ora, poiché riconosco di essere servo e legato della sede apostolica, bisogna che una sola qui sia la parola mia, e lì la vostra, qualora avvenga che gli uni e gli altri richiedessimo con legati il giudizio della vostra autorità.

Note: [1] Si sta rivolgendo a papa Zaccaria, come vi abbiamo pazientemente spiegato in apertura.  

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Che palle questi religiosi, eh? Per una volta che qualcuno dei loro colleghi aveva imboccato la via giusta... E invece no, non appena uno fa qualcosa di sensato (che non sia ordinare scomuniche e/o esorcizzare la gente) ci sono sempre mille bacchettoni pronti a mettersi in mezzo.
Certo, non si può negare che tutto questo sia molto triste, ma finché esisterà Uroboria potete stare tranquilli: ci penseremo noi a migliorarvi la vita.
... No?
Tanti saluti e baci a tutti!

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