09/01/14

LXX. L'angolo dei bambini

Sarà, ma a noi sembra così am-
biguo... (piacenzantica.it)
Duemilaquattordici. 2 + 0 + 1 + 4 = 7. Sette, come i nani di Biancaneve, i re di Roma, il numero degli alchimisti e di Cristiano Ronaldo. Oppure 2 - 0 - 1 - 4 = -3, la temperatura media dei piselli surgelati. Scegliete la squadra che preferite e preparatevi a leggere un passo tratto dalle Prime Letture de' Fanciulli di Giuseppe Taverna (Piacenza, 1764 – ivi 1850), operetta morale atque religiosa «utilissima per l'insegnamento della lingua italiana», nell'edizione napoletana del 1827. “Dio, no! Che palle! Dopo l'ultimo, aberrante post su obeli e dieseis volete ora propinarci un testo religioso? Ma voi siete scemi, abusate di zucchero a velo, se credete che perderemo il nostro prezioso tempo a leggere una roba simile!”
In realtà – Dio vi stramaledica – crediamo che quest'opera sia meravigliosamente grottesca, perché il Tavernari, che effettivamente fu sacerdote (oltre che, pare, punto di riferimento della pedagogia italiana dell'Ottocento), nello scrivere questo libricino per l'infanzia ha profuso tutta la sua disgustosa etica cattolico-provvidenzialista, con il risultato che la maggior parte delle fiabe in esso contenute sono impregnate di morale positiva e senso del dovere: si veda per esempio la storia di Pippo, il quale, abituato a una vita di giochi e spensieratezza, viene un giorno mandato alla scuola del villaggio, cosa che ovviamente lo intristisce perché vorrebbe continuare a giocherellare all'aria aperta, invidiando l'esistenza apparentemente spensierata di tutte le altre creature viventi. In realtà, dopo aver scoperto che ciascuno in egual misura è condannato a faticare (le api devono raccogliere il polline, il cane da caccia deve seguire il padrone in mezzo ai campi e così via), rassegnato, entra nella scuola, dove trova i suoi compagni intenti a leggere, scrivere o studiare. «A tali esèmpi Pippo si dispose lèggere attèntamente: lèsse di fatto tanto bène, che ne rimase più allegro e contènto, che se avesse giuòcato come bramava. Così quel fanciullino cominciò ad imparare che l'uòmo tròva la sua contentezza, non nel giuocare e divertirsi, ma nel lavorare.» Solo un prete poteva scrivere una boiata del genere, eh?
Di quest'opera abominevole, destinata all'indottrinamento dei poveri bimbi, proponiamo il capitolo didascalico sui pollai: lo scrittore immagina di condurre i fanciulli a visitare la campagna e, dopo aver passato in rassegna alcune delle bestie che la popolano, dedica un paio di pagine alla spiegazione di come sono fatti i cortili del pollame. In questo modo festeggiamo il settantesimo post e diamo inizio a un nuovo anno solare, sperando che ci porti tanta altra, inutile letteratura!

* * *

IL POLLAIO
(bambiniinfattoria.it)
Sia qui il tèrmine [1], o fanciulli, della nòstra passeggiata. Questo rustico cortile, dove vedete sparso tanto pollame, ci pòrge matèria di trattenerci non picciol tèmpo [2].
Nasce ora il sole, e già tutto il pollame è uscito delle sue stanze. Osservate che allegrìa, udite che variètà [3] di gridi, di schiamazzi; chi gracchia; chi chiòcchia [4], chi pigola, chi svolazza, chi starnazza.
Là un bèl gallo, che grandeggia in mèzzo di una moltitudine di umili galline; qua una truppa di tacchini, che quel fanciullo guida al pascolo; da quell'altra parte muòve una mandra [5] d'òche; e colà vèrso quel fossato corrono le anitre ad attuffarsi giù nell'acqua. Quanti animali giovano all'uòmo! Quali lo alimentano, quali allèvianlo [6] dalla fatica, quali lo sollazzano.
Quante cose ha fatto Dio per rènderne còmodo ed aggradevole cotesto nòstro albèrgo, che dicesi tèrra, dove per sì corto spazio dobbiamo ospiziare! Quanto non facciamo noi per rèndercelo molèsto e malinconioso! [7] Ma andiamo ora a visitare il luògo, dove questi uccèlli han dormito la scorsa nòtte.
Codesta casipola si chiama il pollaio, perchè [8] qui si appollaia ogni manièra di polli. Parmi sia molto acconciamente situata [9]. Ella è fabbricata sopra un rialto, acciocchè l'umido del terreno non salga fino allo spazzo [10], ed è posta in un angolo del cortile bèn difeso dal gran freddo, e a un tèmpo dal gran caldo. Essa è bene intonacata e imbiancata per di fuòri, come per di dentro. Le finestre sono piccole, onde vi pènètri poco chiarore, perchè le galline fanno più volentieri le uova al cupo, che al molto lume: queste finèstre sono anche rivòlte a levante, perchè ricevano i bèi raggi del sole nascènte, e non vi pòssano [11] quelli del mèzzodi [12] alla calda stagione.
Entriamo; guardate colà ne' canti delle muraglie; qui sono i corbèlli [13] con paglia, dove vèngono le galline e far le uòva. In ciascun corbèllo voi troverete un finto uòvo di marmo o di gèsso, perchè si accoccolano tòsto [14], dove par loro sentire un altro uòvo; ma vi si mette finto e di matèria dura, acciocchè quelle, che hanno il vizio di mangiar le uova, se ne disvezzino [15]. Quegli ingraticolati di pèrtichette [16] sottili, posti d'intorno a divèrse altezze, sono i letti del pollame.
Si pòssono, come vedete, levare e riporre, perchè ogni mese si pòrtan fuori per nettarli da' pollini, che sono una spècie di pidòcchi, i quali appòrtano grandissimo dannaggio ad ogni sòrta di volatili. Le finèstre pòi hanno le impòste, che si chiudono ogni sera. La pòrta pure tiènsi [17] bèn chiusa la nòtte, onde non entrino faine, dònnole, volpi, tòpi, ed altri simili animali, che bèn prèsto voterèbbero [18] i pollai.
Ora se vi piace ascoltarmi, vi ragionerò partitamente [19] di ciascuna spècie d'uccèlli, che si comprènde sotto il nome di pollame; ma il farò a più riprese, che troppo sarèbbe il volervene parlare alla distesa [20].
Note1. Alcune sillabe sono accentate perché i bambini di allora imparassero a pronunciare le parole nella maniera corretta. Noi le lasciamo, casomai voleste provarci con i vostri figlioli. 2. ci offre l'occasione di trattenerci per un po' di tempo. 3. sic. 4. «Chiocchiare: il gridar della chiòccia.» [N.d.A.] 5. mandria. 6. lo alleviano. 7. Questa tremenda invettiva moralistica potevamo anche tagliarla, vero? E invece no! Avete perduto circa quattordici secondi del vostro tempo leggendola. 8. sic. Gli accenti acuti sono roba dei tempi moderni. 9. Mi sembra che sia sistemata accortamente. 10. Il piano di calpestio del pollame, in pratica. 11. Sott. filtrare. 12. sic. 13. Piccoli cesti di vimini intrecciati o di stecche di legno. 14. Si mettono subito a fare la cova. 15. disabituino. 16. sic. Ogni tanto l'Autore sembra toppare qualche accento, forse perché troppo ubriaco del sangue di Cristo. Santo cielo, quanto siamo blasfemi. 17. È tenuta. 18. svuoterebbero. 19. a parte, in separata sede (per fortuna). 20. «Minutamente, e senza interrompimento.» [N.d.A.]

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Due bestie che, normalmente, non trovereste in un pollaio

Morale della favola: bambini, andate negli scantinati delle vostre case e cercate qualche tavola di compensato; tagliate le tavole con la sega a nastro e fissatele con dei chiodi fino a formare una cassetta rettangolare. A questo punto entrate in uno stabilimento Amadori, rubate un paio di galline (nessuno dovrebbe notarvi) e mettetele nella vostra cassetta, precedentemente riempita di paglia. Ora dovete solo aspettare che le galline facciano le uova (se volete moltiplicare la specie dovrete trovare delle belle chiocce fecondate). È necessario tornare alle care, vecchie abitudini di una volta e, tra un colpo di vanga e l'altro, recitare qualche sano paternostro.
Bene, per oggi abbiamo finito. Vedrete che anche quest'anno le nostre scelte non vi deluderanno! Saluti.

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