25/11/13

LXVI. Tanto va Uroboria al lardo

Nel caso non sapeste di cosa ci accingiamo a parlare (etimo.it)
Uroboria prende possesso del prime time (ore 22 nel momento in cui scriviamo questo inutile preambolo e chiudiamo la parentesi), vero e proprio atto di sabotaggio verso la trasmissione di Gigi D'Alessio e consorte che si sta svolgendo su Canale 5. Ormai si sa che il nostro intento è quello di conquistare i due mondi analogico e digitale: tempo un altro paio di mesi e, credeteci, saremo in grado di schiavizzare i vostri cervelli ordinandovi di servirci colazioni a base di latte al malto... Ah ah! Vi dovete spaventare!
Amenità a parte: buonasera. Che sorpresa, eh? Non vi aspettavate di trovarci a quest'ora! Eravate lì, belli satolli, davanti al monitor, in attesa che si caricasse un video di Valentina Nappi, ed ecco che salta fuori questo aggiornamento. La vita riserva sempre brutte sorprese, d'altronde.
Dove vogliamo portarvi per accompagnare nel peggiore dei modi i vostri incubi notturni? È presto detto. L'ultima volta abbiamo parlato di quel delizioso prurito che è la peste; ora è il turno di un generoso exploit di saggezza ancestrale, squisitamente rurale, idilliaca, veritiera, assoluta, dipreista: quattro perle tratte dal Nuovo Thesoro De Prouerbij Italiani (1604-5) di tale Tommaso Buoni (fine XVI – inizio XVII secolo), poligrafo abbastanza malcagato dalla storia a cui la Treccani ha dedicato una discreta pagina biografica. È una raccolta enciclopedica dei migliori proverbi, espressioni proverbiali e similitudini in uso nell'Italia cinque-seicentesca, moltissimi dei quali conservati ancora oggi nella nostra memoria e pronti a infarcire di una saggezza posticcia i discorsi con gli amici. Poche e prive di interesse le notizie sulla vita del suo autore, nato a Lucca forse da nobile famiglia e divenuto dottore in teologia. Se volete saperne di più consultate il link alla pagina della Treccani, ma non aspettatevi fuochi d'artificio: era un religioso, appunto.

Piccola guida alla lettura prima di cominciare: centrato in corsivo trovate il proverbio o modo di dire (il buon Buoni spende circa millanta pagine introduttive per spiegarne la differenza), e sotto la relativa spiegazione. A prova di imbecille, insomma. Buon divertimento!

* * *
Il Tordo ha cacato à ſe ſteſſo il male*. 
IL Tordo ſi dice balordo, perche con gli eſcrementi proprij, che egli manda fuori per alleggerire la natura, con quelli ſteſſi porge à ſe medeſimo la morte, che con ſimili feccie [1] ſi fa il viſco [2], per loquale [3] & il Tordo, & gli altri vccelli predar ſogliamo, & quindi nasce il presente Prouerbio contro coloro, che col mal fare apparecchiano à lor medemi i lacci della morte [4], & quella foſſa, che ſpeſſo ad altri hanno apparecchiata, a loro ſteſſi ſerue per precipitar à lor ruina [5], che ciò Iddio permette, & il peccato merita, che l'vno, & l'altro guida il peccatore ò alla penitenza, ò alla pena.
Note:
* De Proverbii, che si prendono communemente dagli Animali. Cap. Primo, p. 63.
1. con immondizie di questo genere. 2. In pratica le deiezioni del tordo venivano utilizzate per impastare il vischio, sostanza fortemente adesiva impiegata nella caccia degli uccelli. 3. sic. 4. preparano a loro stessi una trappola mortale. 5. loro stessi precipitano rovinosamente nella fossa che hanno scavato per altri. Ovviamente la nostra resa in italiano moderno segue il nobile principio di liberté, égalité, fraternité.

A Lucca ti vidi, & à Pi ſa ti conobbi**.
FV vn certo gentil'huomo Luccheſe, ilquale [1] eſſendo aſſai amico degli officij dell'Hoſpitalita [2], hauendo veduto vn Piſano in Lucca; gli parue con quello vsare corteſia, onde hauendo hauuto alquanto di ragionamento con lui, inuitollo à voler degnarſi di valerſi della caſa ſua, alla qual corteſia, & gratia il Piſano facilmente inclinò al ſuo volere; onde andato egli à caſa del gentil'huomo Luccheſe fu ben trattato con ogni poſſibile ſorte d'humanità, & amoreuolezza, & partito il Piſano poco doppo [3] alla patria ſua auenne, che'l Luccheſe andò a Piſa per alcuni affari, & eſſendoſi ricordato del Pisano paruegli conueneuole viſitarlo, & con officij ciuili ridentegrar l'antica Amicitia [4], ma il Piſano, che ad altro hauea volto il penſiero, nulla memoria haueua del beneficio già riceuuto, onde hauendo il gentil'huomo Luccheſe alquante volte battuta la porta, appena doppo lungo buſſare gli riſpoſe, & dandoſi à conoſcer à lui il gentil'huomo Luccheſe, diſſe in tutto non conoscerlo [5], onde il Luccheſe diſſe à quello à Lucca ti vidi, & à Piſa ti conobbi [6]; & da queſto viene il presente Prouerbio contra quelle perſone, le quali non hanno alcuna memoria de gli [7] lor benefattori.
Note:
** Capitolo Secondo degli Prouerbi, tolti dalla moltitudine delle cose dell'Vniuerso, pp. 150-151
1. sic. 2. essendo una persona molto ospitale. Anche qui vale il concetto espresso alla nota 5 del primo Prouerbio. 3. sic. 4. e, con buone maniere, rinsaldare il vecchio rapporto di amicizia. 5. di non conoscerlo affatto. 6. disse a quello [ovvero al Pisano]: «A Lucca ti vidi...» ecc. 7. dei.


«Chi piglia l'anguilla per la coda e la moglie per la parola
può dir che non tien niente», proverbio scritto da un anoni-
mo pescatore italiano del XVI secolo dopo aver colto la moglie
in atteggiamenti adulterini col beccajo (siamoabruzzesi.net)

A Puttane non ſi deue preξtar [α] fede, che tutte ſono bugie dalla cima al piede***.
SONO le Puttane Donne infamiſſime, che per vil prezzo fanno copia delli proprij lor corpi [1], & tali ſogliano con mille inganni di parole allettare la giouentù incauta: Onde eſſendo piene di frode non ſi deue dall'huomo prudente preſtar fede à quelle.

Note:
*** Capitolo Terzo de gli modi di dire Prouerbiali, iquali hanno qualche Rima, p. 197
α. Variazione della S lunga molto somigliante, dal punto di vista tipografico, alla ξ (Xi) greca. Sarebbe interessante – giusto per appagare la nostra curiosità macabra – capire se ricorre in altri casi, come crediamo, oppure è un semplice errore di stampa. Appassionàti, è il vostro momento! Scriveteci e svelate per noi il grande arcano. 1. si prostituiscono [«copia» = dovizia, abbondanza] per pochi soldi.

Hebrei. & ragattieri [α] ſpendon poco, & gaban [β] volentieri****.
SONO note le male qualità delli Hebrei, come ancora la cupidigia del denaro delli Ragattieri, i quali conuengono in queſto, che ambe due loro in comprare i beni d'altrui ſpendono molto meno del valor loro, & nel vender poi vſar ſogliono [1] per lo più fraudi, & inganni.
Note:
**** ibid.
α. rigattieri, coloro, cioè, che acquistano e rivendono oggetti usati. β. «Gabbano», cioè truffano. 1. sono soliti commettere.

* * *

Amici pisani, non risentitevi troppo per lo schiaffo ricevuto: d'altra parte il Buoni, lucchese, era fazioso: chissà, magari quel proverbio se l'è inventato proprio lui per vendicarsi di un torto subito. Andate pure a profanare la sua tomba, se la trovate e desiderate farvi giustizia, con tutta la nostra benedizione.
Carini e sagaci i proverbi che abbiamo scelto, vero? Mi raccomando, imparateli, se volete godere di stima e rispetto tanto nei salotti buoni quanto nelle più sudice taverne. Ci farete sempre la vostra porca figura.

Buonanotte, amici. Ormai il video di Valentina Nappi si sarà caricato: non vogliamo rubarvi altro prezioso tempore.

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