13/11/13

LXV. La peste guastafeste

Ad AS e a suo suocero democristiano

Xilografia della peste (XVIII secolo), da
laborcare.it
Buon pomeriggio a tutti voi, fedeli lettori di Uroboria. Ah! Finalmente è arrivato il freddo, e con esso il desiderio di imbottirsi di cioccolata bollente dalla mattina alla sera schiantati a letto, nel tepore di un bel plaid: l'atmosfera ideale per concedersi la lettura di questo post! Se non ci fossimo noi a prenderci cura della vostra salute mentale, ammettetelo, sareste perduti.
È bene, tuttavia, che non viviate troppo negli agi e nelle utopie: la vita là fuori, oltre le costole grigio pallido di questo spazio, è dura. Negli anfratti delle taverne, nei viscidi marciapiedi, nei lungofiumi, uomini di ogni tipo covano nelle viscere morbi virulenti, e il rischio di contagio è sempre molto alto, specie di questi tempi in cui gli abusi di antibiotici sono all'ordine del giorno. Di una delle più atroci epidemie, la peste, che vogliono farci credere debellata ma che in realtà potrebbe diffondersi nuovamente da un giorno all'altro, si è occupato Vincente Bendinelli, filosofo e medico collegiato presumibilmente toscano, vissuto nella prima metà del XVII secolo (o forse a cavallo tra XVI e XVII: non lo sappiamo, le notizie biografiche latitano), in un libro chiamato Thesoro preservativo contro la peste, pubblicato nel 1630 e dedicato al Senato della Repubblica di Lucca: in questa opera sono trattati, piuttosto brevemente (circa una trentina di pagine), le cause e alcuni rimedi contro il micidiale morbo; noi abbiamo scelto di mostrarvi il quinto capitolo, dedicato alle cose putrescenti che ne favoriscono la diffusione. Dovete essere pronti a difendervi in caso di un contagio massiccio! Se poi sopravvivete venite a trovarci nel Lazzaretto milanese, dove, insieme a Fra' Cristoforo e Lucia, potremo prenderci cura degli ammalati e invocare la Divina Provvidenza.

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Delli animali, Serpenti e Cadaueri
Cagione di detta Peſte.

Cap. 5.

Illustrazione (tratta dalla pagina inglese di Wikipedia) della famigerata Peste
Nera contenuta nella Bibbia di Toggeburg (1411) 
Oltre alle dette male qualità, le quali s'imprimono facilmente nell'Aere come habbiamo detto di ſopra [1], ſi infetta ancora per la moltitudine de i ſerpenti, ò [2] per altri animali morti, ò cadaueri humani, ò per altre coſe di tetro odore, ò vapore, come ſeguì in Roma l'anno 590 che inondando il Teuere portò fuori vn Dragone, & altri Serpenti morti, la cui putrefattione generò in Italia la peſte: Altri raccontano la peſte del 1448 eſſer ſtata cagionata da i cadaueri, è [3] coſe di cattivo odore, la quale fù vniuerſale [4] è cominciò dall'Indie, e da i venti fù poi ſparſa per tutto il mondo. Dicono ancora, che l'Aere, il quale non ha agitatione è facile à [5] corromperſi; & perciò tutti i luoghi piccioli [6], chiuſi, & oue ſia moltitudine di genti, & immonditie, & i luoghi baſſi, paludoſi, è ſimili ſi ponno [7] facilmente corrompere, ò almeno di eſſer cauſa di graui malatie [8] agli huomini; e qui auuiſerò [9], che nelle stagioni dell'anno calde, turbolenti, nebbioſe, & humide, ò ſospette non eſſer [10] bene, che si cauino i Theſori [11], ò altre coſe di cattiuo odore, ne [12] ſi laſſino ſpargere per i luoghi vicini alla Città, ne l'hortaglie, ò altre biade fatte con tale [13] concimi [14] ſi approuano per la Sanità, perche facilmente gli huomini, che ſono nutriti da queſte viuande ſi rendono facili à riceuere qualſiuoglia impreſſione maligna [15]; in oltre, l'Aere rendendoſi caldo, & humido, ò per i venti, ò per continue pioggie, ò per influſſi Celeſti, ò per la ſtagione, ò per qualſiuoglia altra cagione, e ſommamente eccedendo, ſecondo Gal. nel p. de temp. [16] Cap. 4 è più atto alla corruttione, anzi tiene il primo grado, perciò è facil coſa, che ſi augumenti di grado, & così ſi faccia la peſte vniuerſale; come ancora per altre qualità nell'iſteſſo Aere, in altre ſtagioni, ſe bene foſſero gran freddi, ne [17] quali tempi ſogliono regnare le febbri, lippirie [18], peſtilentiali, poiche queſta febre in tal tempo ſi produce per la conſtipatione de porri [19] per l'aria fredda, e per la diſpoſitione de corpi ripieni di cattiui humori, & oppilationi [20], & non per la mala qualità dell'aria come ha inſegnato il Groſſi, de febre peſtilent. [21], & Gal. nel 5 de ſimp. Med. [22] è per tali cauſe dicono, che l'anno 564 ſeguiſſe la peſte quaſi per tutto il Mondo, è la miſera Italia ſentì più d'ogni altra parte tal flagello con la Lombardia, come ſcriue Paolo hiſtorico [23].

Note:
1. sopra. Ve l'abbiamo risparmiata nel precedente post, ma questa volta abbiamo deciso di lasciare tutte le 's' lunghe come nella versione originale: dovete cominciare ad entrare anche voi nel magnifico mondo dell'erudizione ſenza ſenſo. Noterete che, in maniera assolutamente random, ogni tanto l'Autore usa la 's' moderna (vedi Serpenti, qualche riga più in basso): noi ci limitiamo a trascrivere come schizoidi amanuensi, perché tali siamo. 2. o, oppure. 3. Leggi semplicemente e (congiunzione). 4. universale. Dell'uso di 'u' e 'v' ci siamo già occupati in post precedenti, ai quali si rimanda. Oh, come siamo professionali! 5. a (congiunzione). Perché il nostro Bandinelli le metta accentate è la classica domanda da un milione di dollari. 6. piccoli. 7. possono. 8. sic. 9. avviserò. 10. non è, retto da «auuiserò». Si tratta di una forma arcaica che vuole l'infinito al posto dell'indicativo. 11. che si tolgano i tesori. Espressione che potrebbe avere un significato ironico, in riferimento a qualche spiacevole attività di “pulizia” o spurgo... Boh, chissà. Suggerimenti? 12. , e non. 13. tali. 14. Probabilmente le «cose di cattiuo odore» di cui sopra. 15. qualsiasi tipo di malattia. 16. Si riferisce a Galeno (Pergamo, 129 – Roma, 216), famosissimo medico romano, e al libro De temperamentis. 17. nei. 18. Nonostante il copioso versamento di lacrime e sangue, non abbiamo idea di cosa significhi (peraltro «lippirie» è legato a «febbri», e la virgola non c'entra una mazza). Di sicuro è un tipo di malattia, mettiamola così. Potrebbe avere un qualche legame semantico con «lippidoso», cioè cisposo. 19. Come possano i porri (se si intendono le tipiche escrescenze che si formano nelle varie parti del corpo) costiparsi è un altro quesito interessante. Dev'esserci anche qui un significato occulto, che oggi si è perso; oppure qualche buonanima di dottore potrebbe clamorosamente smentirci e dimostrare che, appunto, un porro ha facoltà di costipazione. Si attendono sviluppi della faccenda. 20. Occlusioni, ostruzioni. 21. Non meglio identificato, sorry. 22. Il titolo esteso dell'opera citata è De simplicium medicamentorum temperamentis et facultatibus. 23. Dovrebbe essere Paolo Diacono (Cividale del Friuli, 720 – Montecassino, 799), poeta e storico longobardo.

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Di solito siamo lieti e scherzosi nel commiato, ma stavolta abbiamo un problema serio, per cui invochiamo il vostro aiuto: qualcuno ha notizie di Lapo Dini, re dei mustacchi, mascotte di Uroboria? Il Presidente dichiara di non vederlo da quasi due mesi, ed è comprensibilmente preoccupato. Se sapete che fine ha fatto, ve ne preghiamo, scriveteci a uroboria@gmail.com! Temiamo che possa essere definitivamente impazzito cercando un emulatore per giocare a Pokémon X & Y. Attenti, se per caso doveste incontrarlo per la strada: potrebbe farvi il lavaggio del cervello sciorinando uno dei suoi postulati matematici senza senso.

1 commento:

  1. Caro Ivano, sappi innanzitutto che non mi ha colto la peſte vniuersale, come tu certamente speravi è godo anzi di ottima salute. La mia poca presenza è stata unicamente dovuta al fatto che quando ero a Grosseto ero stanco.

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