16/10/13

LXIII. Amori tra i filari

Buondì, irriducibili accoliti.
No, no, non chiudete la pagina! Promettiamo, d'ora in poi, di usare termini da esseri umani. O perlomeno di provarci.
Giovanni "Sguardo inquisitore"
Bertati
Giuseppe "Fronte un po'
altina" Gazzaniga
Ricordate cosa avevamo detto nel precedente post? Che il curatore era andato nei campi a vendemmiare? Ecco, ora che è tornato libero ha pensato di ricordare a suo modo questa esperienza trascendente e, dopo avere a lungo rovistato nei suoi archivi, ha scovato il libretto di un «dramma giocoso in musica» intitolato appunto La vendemmia, anche se con la vendemmia in sé non ha praticamente nulla a che vedere, perché racconta le vicende incrociate di innamorati non corrisposti, matrimoni indesiderati, equivoci, frizzi e lazzi, sullo sfondo di un paesaggio rurale dove gli unici vendemmiatori sono quattro sfigatissime comparse. Insomma, una commediola da quattro soldi, piena di facili cliché e canovacci abusatissimi, scritta – e rimaneggiata a fondo nel corso delle rappresentazioni – da Giovanni Bertati (Martellago, 10 luglio 1735 – Venezia, dicembre 1815), con le musiche di Giuseppe Gazzaniga. Il Bertati non è certo ricordato come il miglior librettista del suo tempo (anzi, a giudicare da questo lavoro, rappresentato per la prima volta nel 1778, si direbbe che abbia fatto piuttosto cagare): per questo Uroboria ha deciso di dargli asilo; anche perché il titolo, “La vendemmia”, si presta bene alle nostalgiche rievocazioni delle alzatacce alle sei di mattina, dell'odore nauseabondo della polvere di bisolfito gettata nei carrelli da venti quintali, dei vigneti senza fine ma soprattutto del caro Hamid, giovane ciminiera marocchina che ogni 50-60 secondi – cronometrati – faceva capolino dal suo filare dicendo: «Dami due sechio! Due sechio qui!», e con gesto perentorio posava a terra un paio di panieri riempiti fino all'orlo che tu, tu, povero cristo, dovevi svuotare nel carrello, con la schiena che è rimasta ancora a Poggio Maestrino a chiedere soddisfazione dell'affronto subito.
State per leggere una buona parte della scena conclusiva di questo dramma. Antefatto: il conte Zeffiro, descritto come «ghiottone, e adulatore», per favorire il matrimonio tra il marchese Acchille (sic) e Agatina – contadinella decerebrata ignara di avere nobili origini –, che i rispettivi rivali amorosi, Cardone e Artemisia, non vogliono che si celebri, conduce questi ultimi vicino a una torre, all'interno della quale lo stesso conte si nasconde per fingersi Agatina e trarre in inganno il crudele Cardone, che a sua insaputa lo “prende in moglie”. Non c'avete capito nulla, lo sappiamo; però fidatevi: Sturm der Liebe gli fa una sega (ops).

* * *

ATTO SECONDO

S C E N A   U L T I M A
Vasta, ed amena Campagna con torre da un
lato. Notte, luna che nasce dopo
qualche tempo.

Il Co:1 Zeffiro, poi tutti a suo tempo.

Con.   Oh vuol esser da ridere! a Cardone
Ed a donna Artemisia ho dato a credere
Che Agatina è disposta
A sposar quel villano, e che a tal fine
Lo aspetta in questa torre, in vece sua
M'ascondo2 quì3. Con voce femminile
Mi fingerò Agatina. Il cor, la mano
Mi chiederà pietoso,
Mi faccio un po pregare, e poi lo sposo.
Art.   Fra il silenzio della notte,
Fra quest'ombra oscura, oscura
Ho un tantino di paura;
Ma coraggio ci vorrà.
Card.   Alla torre stiam vicini;
Io d'apprir4 non vedo l'ora
Ma per dirla io tremo ancora,
Non sò come finirà.
Art.   Dove sei?
Card.   Son quì.
Art.   Ti sento...
Ecco quà la porticella...
Card.   Ma la chiave?... oh questa è bella
Non la posso ritrovar.
Art.   Animal senza giudizio...
Card.   Zitto, zitto5; l'ho trovata...
a 26   Madamina delicata
Ora sì non puoi scappar.
Card.   Manco mal7, la porta è aperta.
Art.   Chiama pur la tua sposina.
Card.   Agatina... eh? Agatina...
Con.8   Chi mi vuole? eccomi quà.
Card.   Che vocina è uscita fuori.
Art.   Già l'affare ha preso fuoco9.
a 2   Spianeremo a poco a poco
Ogni sua difficoltà.
Art.   Mi conosci?
Con.   Sì signora.
Card.   Piano, piano colle buone10.
Art.   Tu dovrai sposar Cardone.
Con.   (Quì ci siamo in verità.)11
Card.   Che ne dite?
Con.   Io non saprei...
Art.   Sù rispondi.
Card.   Ah mia diletta!
Con.   (Brutta bestia maledetta.)
Ma un tantin di carità.
Art.   Via la mano.
Con.   Adesso, adesso.
Card.   Date quì carina mia.
a 2   Il timor, la gelosia
Così almeno finirà.
Con.   Fanciulletta vergognosa
Mi son fatta rossa, rossa.12
Card.   Or che siete la mia sposa
Non mi fate più penar.
La manina?
Con.   Eccola pronta.
Serva, e sposa a voi mi dico.
a 2   Marchesin di Poggio antico13
Te l'ho fatta come và.

arrivano il Marchese, ed Agat. e frattanto nasce la luna.

Jost Amman - "Cinque e sei di coppe" (xilografia, 1580 ca.).
Qualcuno potrebbe chiedersi cosa c'entri questa immagine
con l'argomento principale del post, ma se così fosse ci tocche-
rebbe farvi notare che non siete buoni osservatori; e voi non
volete questo, vero?

Mar. e Agat. a 2   A son pur soavi, e grate
Quelle amabili catene,
Che annodato al caro bene
Han quest'alma, e questo cor.
Card.   Che trama è questa?
Con.   (Che brutto imbroglio.)
Art.   Sogno, o son desta?
Agat.   Non tanto orgoglio.
Mar.   Flemma14, signori.
Card.   Che flemma, un diavolo.
Con.   Dei vostri amori non vi scordate.
Mar.   Non v'inquietate... perch'è lo stesso:
Di tutto adesso... v'informerò.
Card.   Donna Artemisia?
Art.   Che cosa è stato?
Con.   Sposino amato, fammi l'occhietto.
Card.   La rabbia in petto già mi divora.
Art.   Vanne in malora, conte assassino15.
Agat.   Piano un tantino, che quì risolvere
Tutto si può.
Mar.   Noi siamo sposi, già lo vedete,
Contenti siete?
Art. e Card. a 2   Signori nò.
Agat.   Non c'è rimedio, datevi pace.
Così vi piace?
Art. e Card a 2   Signori nò.
Mar.   Madama, è tempo ch'io parli chiaro.
Con.   La man preparo: eccola quà.
Fau16.   Che mai vuol dire tanto fracasso?
Mar.   Io questo chiasso finir saprò.
Card. e Art. a 2   In che maniera?
Mar.   Ve lo dirò.
Voi siete nata
Da un vil pastore.
Questa è la figlia17
D'un gran signore,
Si sà di certo,
Tutto è scoperto,
E di più fingere
Qui non si può.
Art.   Oh Dio, che intesi mai!
Mar.   Tant'è, lo sanno tutti.
A 5   (Noi siam restati brutti
(Burlati come va18.
(Restati son pur brutti
(Burlati come và.
Lau19.   Se siete cavaliere,
Contino20 tocca a voi.
Fau.   Oh circa questo poi
Non ho difficoltà.
Art.   Che fo?
Con.   Par che ci pensi?
Art.   Dunque dovrò sposarlo?
E pur converrà farlo
Sol per necessità21.
__________
1. Abbreviazione per “Conte”. 2. Mi nascondo. 3. Sic. Così per i «sò», «quà», «sù», «và» ecc. che seguono. 4. di apparire. 5. Modo di dire più o meno equivalente a «ecco, ecco». 6. a due voci. Artemisia e Cardone parlano insieme. 7. Meno male. 8. Ricordino lor signori che il conte sta fingendo di essere Agatina. Solo due imbecilli come Cardone e Artemisia potevano cascarci. 9. «ha preso fuoco» nel senso che è avvampato in viso. «L'affare», ovviamente, è un'espressione molto ossequiosa. 10. Cardone invita Artemisia, rivale in amore di Agatina per il cuore del bel marchese, a mantenere la calma, per timore che la fanciulla si spaventi. Il conte, intanto, sta trattenendo a forza le risate. 11. Per convenzione grafica i pensieri e le riflessioni dei personaggi (tutto ciò che, insomma, non dicono ad alta voce) vengono messi tra parentesi. 12. A questo punto avrete capito che il conte è un folle. Il che lo rende l'unico personaggio salvabile di tutta la commedia. 13. Stanno per fare il loro ingresso in scena il marchese (Poggio Antico è una località toscana rinomata per il suo vino) e Agatina. 14. Calma. 15. Curioso che certi epiteti escano dalla bocca di una che, nella IX scena, ha tentato di avvelenare Agatina preparando una pozione che, però, è involontariamente finita nel gargarozzo senza fondo del conte (e dopo aver scoperto la magagna non ha nemmeno cercato di soccorrerlo chiamando aiuto, ma si è limitata a dire, testualmente: «Sì signor, nè più; nè meno / Quello che voi beveste, era veleno.», per poi uscire di scena. In realtà vien fuori che veleno non era: all'inizio il conte è preso come da tremende convulsioni, poi però torna in scena vispo e felice come una rosellina. «Quello, che voi beveste / Non fu veleno. ebbi ragion di crederlo / Ma seppi come andò», dice candidamente Artemisia, oltretutto in presenza del marchese, di Cardone e di Agatina, nella scena XI. Credibilissima la trama, eh?). 16. Arriva Don Fausto, innamorato di Artemisia. 17. Riferito ad Agatina. 18. Sic. Unico caso in cui manca l'accento. 19. Lauretta, cameriera sessualmente frustrata di Donna Artemisia. 20. Riferito a Fausto. 21. Non si smentiscono l'onestà e la bontà d'animo di questa buona donna, Doris Van Norden ante litteram (non vi spieghiamo chi è perché proviamo vergogna di noi stessi).

* * *

Bella roba, eh? Bene! Vi lasciamo smaltire lo “stupore” (chiamiamolo così) che, ne siamo sicuri, starà sgorgando a fiotti dalle vostre parti basse. Tanto ormai, arrivati al 63° post, possiamo permetterci di pubblicare qualsiasi mostruosità, sicuri della vostra incrollabile compass... ehm, fedeltà. Noi sì che abbiamo dei lettori in gamba!
Poscritto: vedete quel rettangolino rossoverde [R.I.P.] sotto il counter delle visualizzazioni? Cliccandoci sarete reindirizzati al sito migliorblog.it, dove potete votare Uroboria nella categoria 'Arte(!) e cultura(!!)' e aiutarci a scalare la classifica mensile. Tanto lo sappiamo che, se siete arrivati a leggere fin qui, non avete nulla da fare. Che state aspettando? Veloci!

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