24/08/13

LX. I navigatori del cielo

LAPO. Siamo giunti alla resa dei conti.
IVAN. A quanto pare...
L. Sei pronto?
I. Presto quella tua espressione baldanzosa si trasformerà in disperazione pura, sappilo.
L. Povero sciocco. Pensi davvero che sarai tu a vincere il Carnevale dei Duelli?
I. Dimostrami il contrario, allora.
L. Molto volentieri. Combattiamo!
Lapo 4000 LP –––– LP 4000 Ivan

IVAN. È il mio turno: pesco! Molto bene: comincio giocando Bomberman Hero in posizione d’attacco.

Bomberman Hero. ATK 1200; DEF 1000; Rank: ***

A questo punto metto sul terreno una carta coperta e concludo il turno.
LAPO. Quel bombarolo buono a nulla non mi spaventa. Sei pronto? Ora ti insegno come si gioca a Duel Monsters: ti presento Gervasio di Tilbury (West Tilbury, ~1150 – Ebstorf?, ~1228), il mio asso nella manica!

Gervasio di Tilbury, ufologo della Luce Galattica. ATK 1300; DEF 1200; Rank: ***

Ma non basta: equipaggio il mio mostro, in posizione d’attacco, con la carta magia Otia Imperialia, che, oltre ad aumentare di 200 i punti d’attacco di Gervasio, mi permette di bestemmiare il Creatore senza dover pagare alcun tributo.
IVAN. (Dannazione, è più forte di quanto pensassi...)
LAPO. Ricordi, Ivan? Ricordi quando guardavamo insieme Ancient Aliens e per caso scoprimmo questo autore? Eravamo così felici mentre facevamo la traduzione – dal suo latino che definire abominevole è quasi un complimento – del capitolo XIII del I libro, pieni di speranza perché nessuno, oltre a noi, si è ancora cimentato nell’impresa... E poi...
I. ...
L. Non riesci a dire nulla, eh? Sei sopraffatto dalla vergogna? Dimmi una cosa: sei ancora capace di guardarti allo specchio?
I. Perché diavolo devi andare a rivangare il passato...
L. No, mio caro, è una questione di principio: ho l’obbligo morale di fartela pagare. Non mi darò pace finché non ti vedrò sconfitto. Ti insegno io a trafugare furtivamente la mia merenda dal frigorifero!
I. (Nei suoi occhi arde la fiamma del guerriero. Non avevo mai visto tanta determinazione.)
L. Vai, Gervasio, finisci Bomberman Hero! “Delirio nero mentale”!
I. Oh no! Aaargh!

To be continued...

***

Prima Decisio
XIII. De mari.

Prima o poi - ne siamo certi - ar-
riverà a battere i record di vendi-
ta di Harry Potter
Prima di lasciarvi alla lettura del passo direi che è bene fare un piccolo briefing, visto che nell’introduzione ci siamo abbandonati ad un momentaneo (...) flusso di pazzia. State per incontrare la traduzione, eseguita a tre mani dal sottoscritto, dal buon Lapo Dini e dalla sua signora Cecilia Baldini (qui potete apprezzare la di lei sagace vena poetica, nel caso foste interessati ad approfondire la conoscenza del soggetto), del tredicesimo capitolo, libro primo, dell’Otia Imperialia di Gervasius Tilleberiensis, uno dei tanti factotum letterari dell’Età di Mezzo noto soprattutto per aver composto l’opera di cui sopra: una raccolta di aneddoti prodigiosi destinata alla ricreazione intellettuale dell’imperatore Otto IV di Brunswick. Una porcata priva di valore storico, ovviamente, ma che in un episodio della serie TV americana Enigmi Alieni viene presentata, insieme ad altre amenità artistiche e pergamenacee, come prova del “contatto” tra la civiltà extraterrestre e la nostra nei tempi antichi. Del passo in questione non esisteva una traduzione in italiano (laddove invece è stata fatta per tutta la Tertia Decisio), per cui ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo riempito i calamai, per cercare di legittimare, dal punto di vista esistenziale, un paio di pomeriggi estivi altrimenti destinati all’onanismo o ai cartoni animati.
Testo di riferimento: Des Gervasius Von Tilbury Otia Imperialia, Hannover, 1856.

Vi sono quelli che dicono che la Terra, come il centro di una circonferenza, ugualmente distante in ogni punto rispetto alle sue estremità sia circondata e racchiusa dal mare, secondo quanto è scritto al terzo giorno1: «Riunì le acque che sono sotto il firmamento in un solo luogo e apparve la terra...»
A dimostrazione della suprema grandezza del mare superiore sopraggiunge una diceria nuova, nondimeno mirabile. Allorquando, infatti, nella Britannia maggiore, in un giorno di festa il popolo, dopo aver udito la messa, stava uscendo disordinatamente dalla chiesa, e per di più il cielo era assai nuvoloso e un po’ buio a causa della densità delle nubi, apparve l’ancora di una nave, incastrata al di sotto di un mucchio di pietre2, con la catena sospesa in alto nel cielo. Il popolo fu preso dallo stupore, e mentre discutevano tra di loro videro alla fine che la catena si muoveva, come se cercassero di disincagliare l’ancora.
Mentre l’ancora non cedeva, nonostante i molti colpi3, fu udito un suono nell’aria pesante, simile al rumore di marinai che si sforzano per ritirare l’ancora che hanno gettato. Senza indugio, persa la speranza di riuscire in tale impresa con la forza, i naviganti mandano uno dei loro, che scese con forza per la fune dell’ancora, alternando la mano d’appiglio, come è uso anche dei nostri marinai4. Prima che riuscisse a liberare l’ancora, fu preso da coloro che si erano radunati e spirò fra le mani che lo toccavano, soffocato dall’umidità della nostra aria densa, come se fosse caduto in mare. Ma anche i marinai celesti, ritenendo che il loro compagno fosse affogato, dopo un’ora tagliarono la fune e abbandonarono l’ancora, andandosene navigando. In memoria di questo evento, fu presa la saggia decisione di fabbricare con l’ancora le parti in ferro della porta della basilica, affinché potesse essere vista da tutti.
Avvenne5, in quella regione, un evento ancora più stupefacente. Vi è nel Gloucestershire una ricca città cinta da mura, di nome Bristol, i cui cittadini sono assai abbienti6. Lì vi è un porto che permette di andare dalla Gran Bretagna all’Irlanda. Una volta un abitante di Bristol, arrivato in Irlanda dopo una lunga navigazione che, lasciati a casa moglie e figli, lo aveva portato ad attraversare mari lontani7, si era seduto a mangiare con i marinai, verso le nove di mattina. Appena finito il pasto, mentre l’uomo lavava il coltello presso il bordo della nave, questo gli sfuggì all’improvviso di mano e cadde in mare. Alla stessa ora, dalla finestra che si apre sotto il tetto della casa dell’uomo, che gli inglesi chiamano lucernario, entrò il coltello, che si conficcò nella tavola apparecchiata, di fronte a sua moglie. Lei rimase sbalordita dal fatto insolito e, quando, dopo molto tempo, il marito tornò a casa e gli fu restituito il ben noto coltello, apprese che l’ora e il giorno di navigazione in cui perse il coltello concordavano con quelli della comparsa in casa di esso8.
Chi dunque, dopo che questi fatti sono stati pubblicati, dubiterà dell’esistenza di un mare al di sopra della nostra dimora circondata dall’aria9?
__________
1. Dal primo capitolo della Genesi, vv. 9-10: «[9] Dio disse: “Le acque che sono sotto il cielo, si raccolgano in un solo luogo e appaia l’asciutto.” E così avvenne. [10] Dio chiamò l’asciutto terra e la massa delle acque mare. E Dio vide che era cosa buona.»  2. Diciamo che qui ci siamo presi la libertà di tradurre... un po’ alla buona. Recita il testo latino: «[...] lapideo tumulo infra septa circuito infixa».  3. L’allegro Gervasio, qui come, ad onor del vero, anche in altri punti non segnalati, dimostra il suo approccio verso le congiunzioni: buttane un po’ a caso, qualcosa vorranno pur dire. Che il cielo l’abbia in gloria.   4. In originale questa frase era una accozzaglia inspiegabile di sostantivi. Con un po’ di fantasia l’abbiamo interpretata come il tentativo dell’amabile Gervasio di descrivere quanto da noi tradotto (meglio).   5. Nel testo originale compare non “accidit”, ma “accedit”. Poiché il secondo non ha senso alcuno, abbiamo optato per l’ipotesi di un errore di stampa o che il nostro Gervasio, stordito dalla magnificenza degli avvenimenti narrati o forse da altro, si sia un po’ confuso con le vocali.   6. Il buon Tilleberiensis parla in realtà della “regione di Claudii Castria” e di “Bristoldo”, che non si trovano da quasi nessun’altra parte. Grazie, Gervasio. Dopo una estenuante ricerca su Google ci è parso ragionevole identificarli con il Gloucestershire e Bristol, rispettivamente.   7. Il caro Gervasio ci deliziava con maggiori dettagli che spiegavano che questo tizio in mare c’era stato proprio un botto. Una traduzione maggiormente letterale potrebbe essere: «Navigò fino all’Irlanda e, dopo molte miglia percorse in continua navigazione mentre la nave solcava zone remote dell’Oceano...»   8. Ci siamo permessi di aggiungere alcuni complementi all’opera originale, con il pio scopo di chiarificare gli avvenimenti al lettore.   9. Il simpatico Gervasio, che da svariate righe non scriveva nulla di incomprensibile e che evidentemente temeva di tediare l’imperatore, ha sentito il bisogno di aggiungere ad una frase che sarebbe stata di senso compiuto un “positam” di dubbia interpretazione, perché può essere concordato solo con l’unica parola con cui non c’entra nulla. Abbiamo cercato di rendere quello che secondo noi è il significato. Per nostra somma generosità vogliamo proporvi anche questa variante: «Chi [...] dubiterà dell’esistenza di un mare al di sopra del luogo che abitiamo, nel cielo o sopra di esso?»

***

- Yuma, devo dirti una cosa.
- Ma certo, Tori, dimmi tutto.
- Ecco, vedi... L'altra sera, al motel, ho mentito quando ti ho detto che non posso avere figli perché un alieno mi ha mangiato le tube di Falloppio...
- In realtà ci ho sempre creduto poco, se devo essere sincero. Ma perché mi stai dicendo questo?
- Perché io... Beh, Yuma, io ti amo.
- Oh. Dai. Dici sul serio? Credevo che fra noi due fosse solo una storia di sesso, droga e Duel Gazers.
- Lo era, finché non ho incominciato a provare qualcosa.
- Ma certo, lo capisco... Insomma, adesso cosa facciamo? Voglio dire, ehm... Cristo, è così imbarazzante.
- Yuma, c'è dell'altro. Senti, lo so che è una cosa terribile, ma... non ero in me, e... Insomma: aspetto un bambino.
- Che cosa?!
- Sì, beh, ti ho mentito; ti ho detto che ero sterile, e invece non lo sono, e vorrei tanto legarmi a te per sempre; anzi lo voglio, lo voglio davvero, con tutta me stessa! L'altra sera ero fuori di me, non ci stavo capendo più nulla, con tutta quella realtà aumentata...
- Tori...
- Lo so, lo so, Yuma! Come credi che mi senta in questo momento? Mio Dio, faccio schifo... Mi faccio schifo!
- Ok, ok, cerchiamo di stare calmi, d'accordo? Vediamo di risolvere questa situazione. Ora, però, ho bisogno di rilassarmi: vado a comprare le sigarette e torno, così parliamo.
- D'accordo. Ti aspetto a casa mia. Ti... aspetto... ok?
- Ma certo, Tori, sicuro. Non ci metterò molto...

Dobbiamo molto alle lunghe sessioni pre-pomeridiane su K2, in particolare a Yu-Gi-Oh Zexal, per lo sfoggio di cultura anime di basso livello cui abbiamo indugiato all’inizio di questo scioccante post. In molti si dissoceranno, ma noi andiamo avanti, convinti di poter fare ancora peggio.
Ci si vede, gente!

2 commenti:

  1. Devo dire che da come traduce questo Lapo Dini sembra un tipo veramente affascinante e se ne intravede l'incontenibile bellezza. Spero che questa collaborazione continui a lungo.

    Una fan.

    PS Sono molto contenta che ti abbia sconfitto.

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  2. Sconfitto? E se nella mia carta coperta si fosse celata una trappola che, tempestivamente, avessi deciso di attivare? Come la mettiamo?
    P.S. Apprezzo comunque il commento, nonostante la tua inclinazione affettiva verso il nemico. Stavo cominciando a sentirmi perso nell'oceano della mia stessa follia.

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