15/08/13

LIX. Uroboria Fights Obsequiens (feat. Zona MC)

Salute a voi, amici di Uroboria! Come ve la passate? A quali passatempi state consacrando la vostra estate? Qualunque cosa facciate, ora è il momento di concentrarvi, perché vi assicuriamo che questo post non lo dimenticherete facilmente. Avete capito? Non lo dimenticherete!
La sera del 28 luglio 2013, mentre era impegnato nella traduzione di un pezzo di Gervasio di Tilbury
– Chi?
A suo tempo, cari ragazzi, a suo tempo. Dicevamo: essendo indaffarato in questa nobile attività*, tra una bestemmia e l’altra il buon Lapo Dini invia al quartier generale di Uroboria una mail, segnalandoci un autore romano che non avevamo mai sentito nominare, insieme a un elenco completo della sua opera, di cui ci siamo serviti, tradotta da una classe del liceo scientifico “Torelli” di Fano (A.S. 2004/2005, perché la nostra pignoleria non ha limiti), sotto l’egida implacabile del fantasioso prof. Lancioni – che salutiamo, se per puro caso, un giorno, dovesse imbattersi in questa pagina: ha visto? Il suo lavoro non è stato vano! Ha catalizzato l’attenzione di Uroboria, il peggior blog dedicato alla classicità che esista sulla faccia della terra! Non si sente fiero di aver costretto i suoi allievi ad un lavoro che, autonomamente, non avrebbero mai portato avanti (anzi, non avrebbero neppure concepito)? And so on.
Ma non tergiversiamo. Avrete intuito che stiamo per rimetterci in viaggio alla volta della Roma antica, ma vi farà da virtual-Cicerone un ospite speciale e graditissimo: accogliamo con un applauso siderale l’ottimo Zona MC (aka Mula, aka Vincent Vega)! Sarà lui, cavaliere romagnolo del noise rap, della filosofia greca e della narrativa di qualità, a condurvi alla scoperta di alcuni dei passi più significativi del Liber Prodigiorum. Avete ancora dei dubbi sulla nostra capacità di stupire? Si parte!
Di qui in avanti sarà il solo Mula a chiacchierare («Hey Mula! Fatti parlare dall’argomento!» Non potevamo non dirlo, viste le circostanze).

* O questo o le solite partite di air hockey a Marina di Grosseto, insomma.

*** 
Libro dei prodigi
(Recensione di Mula)

Nulla è più ovvio, per uno storico di oggi intento a leggere opere di storici antichi, del voler separare ciò che in esse è verificabile da ciò che non lo è, per comprendere quello che è realmente successo nel periodo storico narrato.
Giulio Ossequiente (autore del IV secolo d.C.), invece, si divertiva a fare proprio l’opposto: dalle opere di autori come Tito Livio egli pescava solo gli aneddoti più insoliti e prodigiosi (di cui ci sono giunti solo quelli compresi tra il 249 a.C. e il 12 a.C.), scartando tutto ciò che sembrava immanente, ovvio e spiegabile senza ricorrere ad oracoli.
Potremmo chiederci quanto c’è di vero in questi aneddoti, ma, considerando la brevità e l’imprecisione della descrizione degli avvenimenti (Giulio raccoglie molti casi di “scudi volanti” non meglio descritti, come quello di un giorno dell’anno 100 a.C. in cui «Al calare del Sole si vide un oggetto circolare simile a uno scudo dirigersi da ovest a est»), preferisco lasciare questo oscuro e affascinante interrogativo agli ufologi che amano sbizzarrirsi nell’interpretazione alieno-centrica di ogni testo antico (uno dei più antichi è il Mahābhārata, testo indiano in cui si trovano molti avvistamenti di oggetti non identificati).
Molto più interessante mi sembra chiedersi il motivo della stesura di quest’opera o approfondire le relazioni causali che gli antichi romani avevano intessuto tra i segni naturali (spesso fulmini, epidemie o malformazioni), i conseguenti sacrifici (spesso umani) e le loro conseguenze sociali, politiche e militari; intendo esplorare questo aspetto anche perché mi sembra quello più allegro (so che non era questo il senso originario dell’opera dell’Ossequiente, ma sicuramente nel IV secolo, tra divisioni imperiali, guerre civili, invasioni barbariche, sconvolgimenti religiosi... non restava che dimenticare la storia, perdendosi nella fantasia).
Per fare un esempio di queste relazioni, la nascita di un bambino con due peni era immediatamente seguita da un sacrificio (del bambino superdotato, ovviamente: l’asportazione del solo membro in eccesso non veniva contemplata), che era a sua volta seguito da una vittoria o da una sconfitta romana in battaglia, in base all’esito del sacrificio.
Nacque da una serva un bambino con quattro piedi, quattro mani, quattro occhi, quattro orecchie e due parti intime. A Pozzuoli in sorgenti calde sgorgarono ruscelli di sangue. I fulmini colpirono molte cose. Il bambino fu bruciato per ordine degli aruspici e le sue ceneri vennero gettate in mare. Un esercito romano fu disfatto dai Vaccei. [136 a.C]
Ah, dimenticavo: dalla terra e dal cielo sgorgavano e piovevano spesso latte e sangue, ma mai contemporaneamente (ciò avrebbe creato un Latte+ divino).
Tornando ai sacrifici, il segno della loro efficacia era molto probabilmente il ritrovamento della parte superiore del fegato (forse gli ubriaconi col fegato distrutto non erano grati alle divinità? Sembra confermarlo una frase relativa all’anno 88 a.C.: «Sembrò che Iside avesse scagliato un fulmine contro la sambuca»):
Mentre il console Erennio immolava per la seconda volta, non si trovò la parte superiore del fegato. [93 a.C.]
Rutilio Lupo, disprezzati i segni religiosi, non avendo trovato la parte superiore del fegato nelle viscere, perso l’esercito, morì in battaglia. [90 a.C.]
O il cuore, come nel famoso caso di Cesare:
Durante un sacrificio il dittatore Cesare trovò delle viscere senza cuore. La moglie Calpurnia sognò che la cima della casa, aggiunta per decisione del senato, era crollata. Nella notte i battenti della camera da letto, che erano stati chiusi, si aprirono spontaneamente, così che la luce della luna, entrando dentro, svegliò Calpurnia. Lo stesso Cesare fu colpito dai congiurati della curia pompeiana da ventitré pugnalate.1 [44 a.C.] 
Forse l’efficacia del sacrificio dipendeva anche dal numero delle vittime, considerando che: 
A Preneste e a Cefalonia furono viste stelle cadere dal cielo. Il monte Etna abbondava di fiamme. Il prodigio fu espiato da quaranta vittime maggiori. Fu un anno di pace dopo la vittoria su Viriato. [140 a.C]
Frontespizio di un'edizione del
1552 del Liber Prodigiorum
Ma dove si sceglievano le vittime?
Nel senso: c’era forse un market ove comprare vittime di varie qualità da sfoggiare ben abbinate ai vari cataclismi?
Oppure c’era un sistema di “welfare” che forniva storpi e deformi uguali per tutti variando il numero in base alla gravità del caso?
Ecco, sono questo tipo di interrogativi che gli ufologi dimenticano di porsi, perdendo una buona occasione per farsi una risata invece di sentirsi tristemente tra i pochi possessori di verità nascoste (in quanto tali intelligentissimi, ovviamente).
Altre categorie che non facevano sorridere i romani: 
  • I senza-ano e gli animali parlanti2:
A Roma nacque un bimbo senza apertura naturale nella parte posteriore. <...> Un bue parlò. A Numanzia le operazioni militari furono disastrose e un esercito romano venne sconfitto. [135 a.C.]
  • Gli ermafroditi:
A Luni nacque un ermafrodito: per ordine degli aruspici fu gettato in mare. Ci fu un’epidemia così grande tra gli abitanti di Luni che i cadaveri giacevano ovunque nei luoghi pubblici ed erano venuti meno coloro che davano sepoltura. In Macedonia l’esercito Romano fu sconfitto in battaglia; contro Viriato combatté con esito incerto. [142 a.C.]
  • Chi faceva proposte di legge ostili alla maggioranza del Senato:
Del triumviro M. Fulvio Flacco <...> discordia nel presentare la proposta di legge <...>. Due serpenti neri entrati nella cella di Minerva preannunciarono la strage dei cittadini.3 [129 a.C.] 

Devo scrivere qualche riga su questo ruolo che la superstizione giocava nel marketing politico dell’antica Roma.
Flacco era un senatore che sosteneva la causa dei Gracchi (Tiberio e Gaio: forse i due serpenti neri?), i famosi4 tribuni della plebe che intendevano ridistribuire le terre romane ai contadini in rovina: questa riforma agraria fu portata avanti da entrambi e fu, assieme alle altre riforme a favore della plebe, la causa delle loro uccisioni.
Non so in che modo i romani se la raccontavano, ma a giudicare dal resoconto di Giulio Ossequiente le questioni soprannaturali erano molto utili come macchina del fango: esse venivano utilizzate per demonizzare gli elementi scomodi al senato che, proprio in questo periodo, con scorciatoie giuridiche come il Senatus consultum ultimum, stava concedendo pieni poteri a singoli magistrati in casi di “emergenza”, per far cosacce come uccidere i Gracchi:
Un branco di lupi abbatté i confini che erano stati posti da Gaio Gracco nella divisione dei campi. Gaio Gracco stesso fu ucciso nell’Aventino. [121 a.C]
Chiaro?
No?
Chiarisco: Tiberio Gracco non era morto per la sua attività legislativa, ma perché era uscito di casa col piede sinistro, versione antica dell’attuale “gatto nero” o “specchio rotto”.
E, per dirla sempre con i romani (ma quelli di oggi), daje a ride:
Tiberio Gracco fu ucciso mentre proponeva leggi. Si tramanda che Tiberio Gracco, il giorno che morì, non prese in considerazione i tristi presagi che si erano mostrati mentre sacrificava a casa e in Campidoglio: uscendo da casa, colpì la soglia con il piede sinistro, sbattendo l’alluce; i corvi lanciarono un pezzo di tegola davanti ai suoi piedi. Nel lago romano sgorgarono fiumiciattoli di latte. A Luni la terra in un’area di quattro iugeri sprofondò e la cavità fu subito occupata da un lago. Ad Ardea piovve terra. A Minturno un lupo sbranò una sentinella e nella confusione riuscì a scappare. A Roma furono visti un gufo ed un altro uccello sconosciuto. Nel tempio di Giunone Regina fu udito il pianto di un bambino per due giorni nonostante le porte chiuse. Gli scudi si macchiarono con nuovo sangue. Nacque una bimba con quattro piedi. Nel territorio ferentino nacque un ermafrodito e fu gettato nel fiume. Tre gruppi di vergini che cantavano, nove in ciascun gruppo, purificarono la città. [133 a.C.]
Anche Catilina avrebbe dovuto guardare il meteo:
Molte cose furono colpite da fulmini. Vargunteio fu colpito da un fulmine a Pompei mentre il cielo era sereno. Una trave ardente si estese verso il cielo da occidente. Per un terremoto tutta Spoleto fu scossa e alcuni edifici crollarono. Si riportò tra le altre cose che due anni prima al Campidoglio la lupa di Romolo e Remo fu colpita da un fulmine, e la statua di Giove con la colonna fu distrutto, ma fu riposta nel foro per consiglio degli aurispici. Le Tavole bronzee delle leggi furono colpite da un fulmine e le lettere si sciolsero. Da questi prodigi nacque l’abominevole cospirazione di Catilina. [63 a.C.]
Riassumendo: Ossequiente è come un generatore automatico di associazioni superstiziose che ci fornisce le combo più esilaranti che i romani hanno sparato prima della nascita di Cristo, un generatore infinito, poiché le vie della superstizione sono infinite!
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1. Cercando il significato del numero 23 su Google sono finito su un sito “prodigioso” che fornisce questo elenco:  «Il numero 5: Nell’alfabeto Latino ci sono 23 lettere. Giulio Cesare fu pugnalato 23 volte. Adamo ed Eva avrebbero avuto 23 figlie. I calendari Egizi e Sumeri hanno inizio il 23 luglio. Il Titanic affondò il 15/04/1912 : 1+5+4+1+9+1+2 = 23. Charles Manson nacque il 12 novembre: 12 + 11 = 23, il numero 5 compare altre centinaia di volte, o in forma di multipli, oppure divisibili, e collegabili a questo fatidico numero». Proprio in quanto procedono per somiglianze, le vie della superstizione sono infinite!   2. Gli animali parlanti potevano anche esser presi in custodia dallo stato, tesi che conferma la mia precedente ipotesi (puramente delirante) di un “welfare sacrificale”: «Un bue parlò e fu mantenuto a spese pubbliche.» [134 a.C.]   3. Nella «strage dei cittadini» (se si intende quella dell’Aventino del 121 a.C.) morirono ovviamente anche lo stesso Flacco e i suoi alleati: i Gracchi.   4. La fama, infatti, giustamente rappresentata dai romani come una divinità con mille bocche ed orecchi, ha fatto rimbombare il nome dei Gracchi anche nelle rivoluzioni successive, per millenni, ad esempio nello pseudonimo del rivoluzionario francese del 1700 François-Noël Babeuf, noto anche come Gracco Babeuf.

***

Campionario di bestie tratto dal "Prodi-
giorum ac Ostentorum Chronicon" (1557)
di Conrad Wolffhart, detto Licostene

Ringraziamo il carissimo Zona MC per la disponibilità che ci ha concesso (retorica a parte, vi consigliamo caldamente di ascoltare la sua musica, perché potrebbe aggiungere diverse sfumature interessanti alle vostre ricerche esistenziali), nella speranza che possa segnare l’inizio di una lunga collaborazione. Mi raccomando, restate sintonizzati perché tra non molto faremo deflagrare un’altra bomba: sì, c’entra qualcosa quel Gervasio di Tilbury nell’incipit del post.

Buona vita a tutti!

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