28/07/13

LVIII. 28/7/2013: il secondo anniversario di Uroboria!


Buddy Valastro, scortato dal suo grassissimo braccio destro, Mauro Castano, entra nella redazione di Uroboria accolto da uno scroscio di applausi. Gli editori, i revisori e i grafici si alzano in piedi, il petto gonfio per l’emozione, e incollano lo sguardo al panno bianco che ricopre la torta realizzata dal pasticcere più famoso dell’umanità in occasione del secondo anniversario del blog.
Il Boss delle torte, con un gesto leggiadro che non ci si aspetterebbe da un ammasso di lardo alto più o meno quanto un pitosforo, rivela la sua ultima creazione, mandando in estasi tutto lo staff: un uroboro, della circonferenza di sette metri e rivestito interamente di foglie d’oro, fa bella mostra di sé su un gigantesco vassoio d’argento, circondato da pernici di cioccolato, maiali caramellati e statuine di cavalieri che passano a fil di spada gli infedeli. Le grida di gioia e gli applausi sono incontenibili.
Il curatore si avvicina a Buddy, stringe la mano a lui e a Mauro (quest’ultimo in preda a una sudorazione torrenziale e con il respiro azzerato per aver dovuto percorrere addirittura una rampa di scale).
«Grazie, Mr. Valastro! Con questa tua creazione hai centrato in pieno lo spirito di Uroboria!»
«Aaah, you’re welcome, dude! I’ve been following Uroboria since the beginning and found it really cool. Glad for the opportunity to make this cake for ya – but most of all, you’ve helped me to make a culture about lotsa good stuff. Mh-mh-mh, congratulations!»
Mauro non riesce a parlare, limitandosi a fare cenni di assenso. Il curatore procede al taglio della torta; qualcun altro si incarica di stappare le bottiglie di Cristal comprate per questa speciale occasione; altri ancora dividono zelanti le strisce di cocaina. In attesa che arrivi un po’ di compagnia femminile dalla Bielorussia, il curatore sale su un tavolo e incomincia a recitare il suo discorso:

Francesco Berni e la sua espres-
sione a metà tra lo sdegno e la di-
sillusione (evidentemente il tacchi-
no non era pronto)
«Grazie, grazie a tutti! Oggi è un giorno davvero speciale perché nasce Nostro Sign... No, aspetta, ho sbagliato foglio. Dove cazz... Ah, ecco: oggi è un giorno davvero speciale per Uroboria, e lo festeggiamo con questa magnifica torta, una slavina di alcol ma soprattutto un post d’eccezione, tratto dal primo volume delle Opere Burlesche di autori vari, tra cui Francesco Berni (Lamporecchio, 1497-98 – Firenze, 1535), noto per aver coniato il genere letterario che prende il nome di capitolo bernesco. Lontano parente del mitico Bibbiena (remember?), non fu esattamente un sostenitore degli ecclesiastici: dedicò un sonetto – tra i tanti  particolarmente elegante e diplomatico a papa Chimenti, alias Clemente VII, così come fu tenero e benevolo con il suo predecessore, Adriano VI. Tanto va la gatta al lardo, si sa, che ci lascia lo zampino: alla veneranda età di 38 anni morì in circostanze poco chiare, forse avvelenato; ciononostante il suo corpus poetico è piuttosto ricco, deliziosamente satirico e particolarmente adatto alla celebrazione del secondo compleanno di Uroboria. Dall’edizione delle Opere Burlesche (Appresso Jacopo Broedelet, 1771) abbiamo estratto un mirabolante elogio dell’orinale che illustra molto bene tanto la personalità quanto il livello di fancazzismo di questo individuo... Ah! Sono arrivate le ragazze. Finalmente. Non ne potevo più di parlare.»
«Mh-mh-mh!»

***

I N  L O D E

D E L L ’ O R I N A L E

CHI non ha molto ben del naturale,
E un gran pezzo di conoscimento,
Non può saper, che cosa è l’Orinale:

1 quante cose vi si faccian drento2,
Dico, senza il servigio dell’Orina,
Che sono a ogni modo presso a3 cento.

E se fossi un dottor di Medicina,
Che le volessi tutte quante dire,
Avria faccenda4 infino a domattina.

Pur chi qual cosa ne volesse udire,
Io son contento, per fargli piacere,
Tutto quel, ch’io ne so, di diffinire5.

E prima, innanzi tratto è da sapere,
Che l’Orinale è a quel modo tondo,
Acciocchè possa più cose tenere.

È fatto proprio, come è fatto il Mondo,
Che per aver la forma circolare,
Voglion dir, che non ha nè fin, nè fondo.

Questo lo sa ognun, che sa murare,
E che s’intende dell’Architettura,
Che ’nsegna altrui le cose misurare.

Ha gran profondità la sua natura:
Ma più profonda considerazione
La vesta, e quel cotal con che si tura6:

Quella dà tutta la riputazione
Diversamente a tutti gli Orinali,
Come danno anche i panni alle persone:

La bianca è da persone dozzinali,
Quella d’altri colori è da Signori,
Quella ch’è rossa è sol da Cardinali.

Che vi vogliono attorno quei lavori,
Cioè frangie, fettucce7, e reticelle,
Che gli fanno parer più bei di fuori.

Vale altrui l’Orinal per tre scarselle8,
Ed ha più ripostigli, e più segreti,
Che le bisacce delle bagatelle9.

Adopranlo10 ordinariamente i Preti,
E tengonlo la notte appresso al letto,
Drieto a i panni d’arazzo, e a’ tapeti11.

Orinali d'autore

E dicon, che si fa per buon rispetto,
Che s’ei s’avessino a levar12 la notte,
Verrebbe lor la punta13, e ’l mal di petto.

E forse a un bisogno anche le gotte;
Ma sopra ogni altra cosa, il mal francese14,
Ch’ha già molte persone mal condotte.

Io l’ho veduto già nel mio paese,
Essere adoperato per lanterna,
E starvi sotto le candele accese.

E chi l’ha adoperato per lucerna,
E chi se n’è servito per bicchieri,
Benchè questa sia cosa da taverna.

Io v’ho fatto già su mille pensieri,
Avutovi di strane fantasie,
E da non dirle così di leggieri.

E s’io dicessi15, non direi bugie,
Ch’io me ne son servito sempremai16,
In tutte quante l’occorrenzie mie.

E ogni volta, ch’io l’adoperai
Per mia necessità, sempre vi messi
Tutto quel ch’io avevo, o poco, o assai.

E nollo17 ruppi mai, nè mai lo fessi,
Che si potessi dir per mio difetto,
Ciò è che poca cura vi mettessi.

Bisogna l’orinal tenerlo netto,
E ch’egli abbia buon nerbo, e buona schiena,
E darvi drento poi senza rispetto.

Che se ’l cristallo è di cattiva vena,
Chi crepa, chi si schianta e chi si fende:
Ed è proprio un fastidio, e una pena.

E tutte queste prefate18 faccende
Dell’Orinale, e parecchi altre appresso,
Conosce molto ben chi se ne intende.

E chi v’ha dentro19 punto d’interesso,
Giudicherà, com’io, che l’Orinale,
È vaso da scherzar sempre con esso,

Come fanno i Tedeschi col boccale.
__________
1. Le varie congiunzioni (, benché) sono scritte con l’accento grave.   2. dentro.   3. più o meno.   4. Ci metterei.   5. definire.   6. lett. e quella tal cosa con cui si chiude, verosimilmente una sorta di coperchio.   7. nastri.   8. La scarsella è una piccola borsa da viaggio dove si riponevano i soldi. In questo caso «tre scarselle» sta ad indicare un certo valore.   9. Si definiscono «bagattelle» gli oggetti insignificanti e, in generale, le cose di poco conto. Avete pensato alle finte canne da pesca o alle cover per Nokia 3330 che vendono i cinesi nei mercati coperti di tutta la galassia? Bravi.   10. Lo adoperano.   11. Sic.   12. se [i preti] dovessero alzarsi.   13. Il Vocabolario degli Accademici della Crusca del 1691 (terza edizione) la definisce semplicemente «Sorta di malattia»: che speranza abbiamo noi, poveri imbecilli, di capirci qualcosa in più?   14. Ossia la sifilide.   15. Sottintese le strane fantasie di cui alla terzina precedente.   16. «Che si dice anche Mai sempre. Sempre. E la particella Mai, affermativa, v'è posta, per confermar più la continuazione, quasi voglia dirsi Sempre sempre.» Di nuovo grazie al Vocabolario della Crusca.   17. Non lo.   18. predette.   19. Variazione di «drento» (è consuetudine che l’ultima nota debba essere il solito, ridicolo eccesso di zelo, altrimenti rischiate di prenderci sul serio).

***

Prima di tornare a iniettarci la vodka negli occhi vi preannunciamo che, tra un po’, su questo blog apparirà un post a due mani in collaborazione con Lapo Dini (ultimamente scomparso dalle nostre citazioni), in cui presenteremo, primi in Italia, la traduzione dal latino di un passo che...
Smaniate dalla curiosità, eh?! Allora restate sintonizzati!

Happy birthday, Uroboria!

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