12/06/13

LIII. OBE rinascimentali

Dall'alto a sx: Roxas, Sora, Topolino, Kairi, Paperino e
Pippo davanti ad un bastione della Fortezza Oscura in
posa per una copertina di Donna Moderna
Siamo arrabbiati, gente. Molto arrabbiati. E sapete perché? Perché due giorni fa, all’E3, fiera mondiale dei videogiochi, dopo otto anni di vana attesa è stato annunciato il nuovo, e, si spera, ultimo capitolo di Kingdom Hearts... per PlayStation 4. Quel gioco è per noi l’equivalente della buona novella dei cristiani, della Rivelazione di Maometto, del libro di Mormon e del Sutra del Loto messi insieme; è il pilastro che sorregge la nostra più alta moralità; è la Storia per eccellenza, una realtà che è solo simulata a causa della scarsa fantasia di Dio... E gli sviluppatori cosa fanno? Dopo averci propinato inutili spin-off decidono di saltare a piè pari una generazione di console per portare le avventure dei profeti Sora, Pippo e Paperino su PS4 ed (eresia!) XBOX One. Ecco perché lo staff di Uroboria è in lutto, e lo sarà – verosimilmente – per i prossimi dieci anni.
Ma lo show deve andare avanti, non è così? Ecco a voi un passo tratto da un prologo della Calandria di Bernardo Dovizi (Bibbiena 1470 – Roma 1520), meglio conosciuto come Cardinal Bibbiena, scritto dallo stesso autore. Fu rinvenuto solo nel 1875 in un carteggio mediceo da Isidoro Del Lungo e non si sa per quale occasione sia stato composto, dato che la menzione di un «ser Giuliano» di Firenze lascia intendere che doveva essere legato alle sole rappresentazioni fiorentine di questa commedia, capolavoro del teatro rinascimentale. Abbiamo tagliato la parte finale del testo ma resta lo stesso enormemente lungo (anche se molto divertente): questo perché dovete percepire fino in fondo tutta la nostra sofferenza e amarezza. Miserere nostri, Domine...

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Prologo [del Bibbiena]*
* Segue a quello canonico di Baldesar Castiglione

Il Cardinal Bibbiena in un ammiccante ri-
tratto di Raffaello (ca. 1516)
Oh che tranquillo sonno e che piacevol sogno m’ha rotto ser Giuliano1 con quella suo’ voce da camera, che gli venga il canchero! Se mi donassi il miglior poder ch’egli abbi, non mi ristorerebbe del piacere che m’ha tolto svegliandomi. Io dormiva qua come un tasso2 e sognava d’aver trovato l’anel d’Angelica3; quell’anel, dico, che chi lo portava in bocca non poteva esser veduto da persona4. Pensate or voi, donne mie, se io ero allegro di sì fatta ventura! Io faceva pensiero di andarmene invisibile alle casse di certi pigolòni5 avaracci, a’ quali non si trarrebbe un grosso dalle mani con le tanaglie di Nicodemo6, e quivi volevo fare un ripulisti di tal sorte che non rimanessi loro un marcio quatrino7. In ogni modo egli è un peccato che cotali miseracci abbin del fiato, poi che, per non spendere un soldo, tengano a patti quasi8 di lasciarsi morir di fame. Alle spese loro volevo io ragunar9 tanti denari che io comprassi due bonissime porzioni: chi sarebbe poi stato meglio di me, dite il vero? Pensava poi di vedere tutte le donne di Firenze quando si levano10: e forse che i’ non arei11 potuto farlo, potendo andar per tutto senza esser veduto! – So – diceva io – che non gioverà far meco lo schizzinoso di non voler esser vedute, perché le giugnerò12 in lato che non potranno nascondermisi! – E già mi pareva essere a’ ferri13, quando, così dormendo, mi ricordai che stasera si faceva una veglia. – Orsù – diss’io – inanzi che i’ faccia altro14, vo’ dare una scorribandola per queste case e vedere quel che fanno quelle che vi sono invitate. – Fatto il pensiero, mi pongo l’anello in bocca; e parendomi di non poter esser veduto, entro in una casa. E truovo che ’l marito faceva un grande affrettare la moglie che andassi via presto, e non le dava tanto agio che poveretta si potessi appena assettare. Maraviglia’mi15 di tanta fretta che colui le faceva; e, considerando molto bene a ogni cosa, m’aveggo16 che il galantuomo aveva fatto assegnamento addosso17 alla fante, e però18 gli pareva mill’anni19 di levarsi la moglie dinanzi. Non vi dico se mi gonfiò lo stommaco vedendo che colui faceva sì poca stima della moglie giovane e bella, per andar dietro a una fante: e, s’io avessi potuto, l’arei confinato in una cucina a succiar broda e a leccare strofinacci, poi che n’è sì giotto20; e starebbe, la state21, molto bene a questi tali. Basta che poi si scusano con dire: «Ogni cosa è me’22 che moglie». Mi partii di quivi, mezzo sdegnato con lui; e giunto in un’altra casa, truovo la moglie e il marito che facevano un gran contendere insieme23. Ella piangeva, e voleva pur venir alla veglia, e diceva al marito: – Se voi non volevi che io v’andassi, bisognava dirlo prima e non mi lassar promettere24. Voi volete pure che ognuno sappia chi voi siete, che maladetto sia il punto e l’ora che io mi maritai! così poteva io farmi monaca, se non ho mai a avere un piacere come l’altre. – Ben, be’, – rispondeva il marito geloso, – veglie, eh? veglie, eh? Se tu volessi bene al tuo marito, tu non ti cureresti d’andarvi. Tu non sai bene quel che si fa a queste veglie. Statti, statti in casa meco25; e sarà molto meglio che andar notticon26 tutta notte. – Deh, sì, lasciatemi andare – soggiugneva27 ella: – alle veglie si va una volta l’anno, e vaccene tante de l’altre28: avete voi paura che io non sie mangiata? – Che belle parole! che vuol dir mangiata, cervellinuzza29? – disse il geloso. – Oh! Sta’ costì, e non mi romper più la testa. – Io messi30 mano a un legno, con animo di dargli venticinque bastonate per fargli uscire la gelosia del capo: ma pensai poi che fusse meglio lasciarne far la vendetta a lei, che, se sarà savia, com’io credo, lo farà esser geloso di qualcosa. E forse che ci mancano e’ giovani sfaccendati, in questa città! E’31 gli farà il dovere al
Il Cardinale dopo aver subito un potente
anatema (credits: Teresa Faini)
dappochello
32: gli è ben vero che la gelosia non vien da altro che da dappocaggine. Anda’mene33 in un altro luogo: e trovai che la padrona si aveva messo il brigante34 in casa e, per non venire alla veglia, dava ad intendere al marito un suo bambino, o bambina che si fusse, si sentiva male; e, per farlo piangere, non restava35 di pizzicarlo, talché ’l poverino né con lusinghe né con altro si rachetava36. Onde ella diceva: – Vedi, marito mio, io non voglio lasciare questo povero bambino a guardia di fante e non son per venire alla veglia altrimenti. Ma facciam così: vavvi37 tu acciò che non38 paia che noi faccian39 poca stima di chi ci ha invitati. – Il buono uomo, per non sentir quel pianto tutta notte, e non sapendo come potessi giovare al figliuolo, si uscì di casa e dette campo franco alla moglie, più aveduta e più savia di lui. Parvemi40 d’entrar poi in una altra casa e trovare la padrona che si faceva affibbiar41 dalla fante e le diceva: – Uh, sciocca, dappocuza42! ancor non sai tu affibbiare una vesta? Comìnciati di sotto, in malora! – A cui la fante rispondeva: – E che noia dà, che importa cominciarsi di sotto o di sopra? Quando io affibbiava quell’altra mia padrona, io cominciava pur sempre di sopra. – Sai tu perché? – rispondeva la padrona: – perché ella ha troppo le puppe grosse, e cominciavasi di sopra per tirarsele in giù a poco a poco acciò non apparissino sì ritte43. Ma io, perché son magra ed ho il petto piccolo, bisogna, se non voglio parer fatta colla pialla, che mi cominci affibbiar di sotto, acciò che io abbia un poco di apparienzia e non paia una spigolista44; ben sai! – Oh quanto mi risi di questa astuzia da donne! Trova’ne45, doppo questa, un’altra, più vana46 che una zucca secca, la quale si stava in una sua anticameretta dintorno allo specchio, con un paio di mollettine in mano, e davasi una riveduta solenne alle ciglia; e, poi che si fu pelata e spelata a suo modo, messe mano a un fiaschetto pieno d’una certa aqua47 sbiancata, che pareva latte marcio, e con essa si lavò molto bene il viso e la gola per infino al petto. Doppo, presa la pezzetta di levante48, si dipinse un viso che pareva una mascara modanese49: e, poi che si fu lisciata a suo modo, cominciò a mettersi tanti fiori in seno e agli urecchi che la pareva un maggio50; e, guardandosi nello specchio e parendole che non campeggiassino a suo modo51, forse dieci volte li levò e ripose, tanto che mi venne a noia e me ne partii senza voler vederne la fine. Entrai in più di diece altre case: e sempre sempre52 trovai donne che si lisciavano; e alcuna ne viddi53 che era aiutata dal marito, molto più vano di lei. – Diacin ne vadia54, con tanto lisciarsi! – diceva io fra me medesimo: – può egli essere che queste meschine non si accorgano che, per voler parer più belle, si fanno maschere e si guastan la vita ed invecchiano dieci anni inanzi al tempo e diventano grinze e isdentate o vero co’ denti sì sudici e lordi che sarebbe manco schifo55 a baciar loro... presso che io non dissi56 qualche mala parola... che baciar loro la bocca? Quante ne è qui che, cariche di panni e del mal che Dio die57 loro, stanno intirizzate58 come statue e non si possan muovere, scoppiano di caldo e di affanno, per parer belle! E pensan forse, queste tali, esser tenute più belle che l’altre? Le s’ingannano, perché belle son tenute quelle che né poco né molto le lor persone procurano59. – Mi deliberai di rompere quanti fiaschetti di liscio60 e quante ampolle io trovava: e, stendendo la mano così nel sonno, credendo pigliare un fiaschetto, presi un orinale, pien d’altro che d’acqua d’angioli61, per trarlo nel62 muro; e a punto lo batteva nel capo a ser Giuliano che m’era a canto63 per svegliarmi; e vi so dire che io l’arei profumato di buona sorte, se a punto in su quello egli non mi avessi svegliato, per impormi vi dicessi quello che si vergogna a dir lui.
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1. Non identificato. Doveva comunque trattarsi di un direttore di scena piuttosto noto nella Firenze dell’epoca.   2. Sic. Si può dormire come sassi, ma anche, evidentemente, come tassi.   3. Riferimento all’Orlando furioso di Ariosto.   4. Sottinteso alcuna.   5. piagnucolosi.   6. Immagine proverbiale tratta da Giovanni (19, 39).   7. Sic.   8. arrivano quasi al punto di.   9. mettere insieme.   10. quando si alzano (al mattino).   11. avrei.   12. giungerò.   13. al sodo, cioè gli sembrava di essere sul punto di iniziare.   14. prima che io faccia qualsiasi altra cosa.   15. Mi meravigliai.   16. mi rendo conto.   17. aveva messo gli occhi addosso.   18. perciò.   19. non vedeva l’ora. Tipica espressione proverbiale toscana.   20. ghiotto.   21. d’estate, quando fa caldo.   22. meglio.   23. Cioè stavano litigando.   24. e non farmi promettere che sarei andata.   25. stai a casa con me.   26. Qui il curatore del testo traduce con notticare, evidentemente in preda ai deliri della cocaina. In italiano corrente significa “passare la notte”.   27. soggiungeva.   28. e tante altre [donne] ci vanno.   29. Più o meno l’equivalente del nostro “cervello di gallina”.   30. misi.   31. Troncamento per ella.   32. a quello stupido.   33. Me ne andai.   34. l’amante.   35. non smetteva.   36. si quietava.   37. vacci.   38. affinché non.   39. «facciàn», cioè facciamo.   40. Mi sembrò.   41. In parole non povere, di più, si stava facendo vestire.   42. Vedi «dappochello» alla nota 32.   43. così prominenti.   44. ossuta, “spigolosa”.   45. Ne trovai.   46. più sciocca.   47. Sic.   48. Tipico panno che serviva a tingere di rosso le guance, di provenienza orientale.   49. Maschera di Modena, che ne deteneva il primato di produzione e di qualità.   50. ramo fiorito.   51. che non erano disposti come voleva.   52. Ripetuto due volte nel testo.   53. Sic.   54. Vada al diavolo.   55. meno schifoso.   56. stavo per dire. In pratica si trattiene dal dire quel che diciamo noi al suo posto: farebbe meno schifo baciarle da qualche altra parte, magari più in basso, piuttosto che sulla bocca.   57. dia.   58. dritte.   59. curano, si prendono cura di.   60. per lisciarsi, ossia per imbellettarsi.   61. acqua profumata.   62. tirarlo addosso.   63. vicino, accanto. Quest’ultima annotazione è un ridicolo eccesso di zelo che va a chiudere egregiamente la carrellata, non trovate anche voi?

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Prima di tornare a disperarci tra i guanciali ascoltando Utada Hikaru e ricordando i tempi che furono, sappiate che, proprio come fece Nostro Signore quando creò Eva, da una costola di Uroboria Senior è nata su Tumblr la sua versione all’inglese. Il concept è esattamente lo stesso: pubblicare letteratura giocosa e triviale, solo in un formato più breve e quindi, possibilmente, più assimibilabile da questa fottuta MTV generation che ancora non ci ha tributato gli onori che meritiamo (sia dannata in eterno). Se vi va datele un’occhiata, ma soprattutto seguiteci! Torneremo presto.

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