20/05/13

LII. La carne degli angeli decaduti

(Il titolo è una citazione di Jack Lupino. Se non sapete chi è non potete godere della nostra stima)

Buon pomeriggio a tutti, amici di Uroboria! State bene? Avete fatto brutti incontri al supermercato in questi giorni? Dovete sapere, infatti, che a noi è capitato: proprio stamattina, al reparto ortofrutticolo, il curatore ha incrociato lo sguardo della sua ex professoressa di chimica e biologia del liceo, la quale ha fortunatamente fatto finta di non riconoscerlo. Troppi scheletri nell’armadio e troppa paura che qualche frase fuori luogo potesse improvvisamente farli saltar fuori. Naturalmente anche lui ha ricambiato il favore ed è passato oltre senza proferir parola, ma – Gesù Cristo – non sarà facile per il povero ragazzo dimenticare lo scintillio nevrotico di quegli occhi azzurri, dopo che per quattro anni la sua mente, non senza fatica, era riuscita ad offuscarne il ricordo…
Comunque è meglio lasciar stare. Volete sapere qual è l’opera di oggi? È presto detto! Ispirati dall’inatteso incontro con la megera siamo andati a pescare un capitolo tratto dal leggendario Faust di Johann Wolfgang Goethe (Francoforte sul Meno, 28 agosto 1749 – Weimar, 22 marzo 1832), l’equivalente crucco del nostro Dante: Hexenküche, «Cucina della strega», dove Mefistofele conduce il buon Faust per fargli bere un filtro che lo ringiovanirà di parecchi anni. Non stiamo a farvi una sinossi dell’opera poiché Dio ha inventato Wikipedia per l’occasione; l’unica cosa che ci resta da dirvi è: buona lettura (come siamo banali, ja!).

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The Tragical History of Doctor Faustus, C. Marlowe, Londra 1631
(immagine di copertina)

Hexenküche (Cucina della strega)

(La pentola, che la gatta1 ha sino a questo momento trascurata, incomincia a dar di fuori. Ne esce una gran fiamma che sale su, rapida, per il camino. La strega con grida spaventose balza giù attraverso le fiamme)
LA STREGA.   Ohi! Ohi! Ahi! Ahi! Dannata bestia. Porcacciona maledetta! Trascuri la pentola, abbrustolisci la padrona. Maledetta bestia! (Vedendo Faust e Mefistofele) Che è ciò? Chi siete voi, qui? Che volete? Chi è penetrato di soppiatto qui dentro? Il tormento del fuoco sia dentro le vostre ossa!
(Tuffa la schiumarola nella pentola e spruzza fiamme verso Faust, Mefistofele e le bestie. Le bestie miagolano lamentandosi)
MEFISTOFELE (rovesciando la ventola2 che ha in mano, dà colpi su bicchieri e pignatte).   In pezzi, in pezzi! Ecco là la brodaglia! In terra i bicchieri! È solo uno scherzo! È il ritmo, carogna, per la tua melodia! (Mentre la strega indietreggia piena d’ira e di spavento) Mi riconosci? Scheletro! Mostro! Riconosci il tuo signore e padrone? Che cosa mi trattiene dal picchiare alla cieca e dal rompere l’ossa a te ed ai tuoi mammoni-fantasmi! Non hai più rispetto davanti al farsetto rosso? Non riconosci più la penna di gallo3? Ti ho forse nascosta questa faccia? Devo dire io stesso il mio nome?
LA STREGA.   Signore, perdonate il rozzo saluto. Non vedo però il piede di cavallo4! E dove sono poi i vostri due corvi5?
MEFISTOFELE.   Per questa volta te la cavi a buon mercato, perché, in verità, è un pezzo che non ci siamo più visti. La civilizzazione che sta uniformando tutto il mondo si è estesa anche al diavolo. Il nordico fantasma non si vede più ormai. Dove vedi tu corna, coda, artigli? E quanto al piede poi, del quale non posso fare a meno, mi nuocerebbe in mezzo alla gente. Per ciò, a somiglianza di qualche giovane, adopero, da molti anni, polpacci finti.
LA STREGA (ballando).   Sto quasi per perdere sensi e intelletto vedendo qui Satana, il cavaliere!
MEFISTOFELE.   Donna, ti prego, non chiamarmi così!
LA STREGA.   Perché? Che vi ha fatto?
MEFISTOFELE.   Il mio nome sta scritto già da lungo tempo nel libro delle favole, ma gli uomini non sono diventati per questo migliori, Si sono liberati del Maligno ed i maligni sono rimasti. Chiamami barone ed andrà bene. Sono un cavaliere come altri cavalieri. Tu non dubiti del mio sangue nobile. Guarda, questo è il mio stemma. (Fa un gesto osceno)
LA STREGA (ride sgangheratamente).   Ah! Ah! questo è proprio il vostro stile! Siete il briccone che siete sempre stato!
MEFISTOFELE (a Faust).   Amico mio, impara a capire queste cose; così si tratta con le streghe!
LA STREGA.   Ed ora ditemi, signori, che comandate?
MEFISTOFELE.   Un buon bicchiere del ben noto filtro! Devo chiedervene però del più vecchio; gli anni raddoppiano la sua efficacia.
LA STREGA.   Assai volentieri! Ne ho qui una bottiglia dalla quale anch’io ogni tanto ne assaggio un po’, e con piacere, e che non puzza più affatto. Ve ne darò volentieri un bicchierino. (Sottovoce) Però se questo uomo qui ne beve, senza essere preparato, voi lo sapete bene, non vivrà nemmeno un’ora.
MEFISTOFELE.   È un buon amico e gli deve far bene. Gli concedo volentieri il meglio della tua cucina. Chiudi il tuo cerchio6 e pronuncia le tue parole magiche e dagliene una tazza ben colma.
(La strega traccia, con strani gesti, un circolo e vi colloca dentro le cose più strane. Frattanto i bicchieri incominciano a tintinnare, la pentola a rumoreggiare ed a far musica. In ultimo la strega porta un grosso libro, colloca entro il circolo i gatti mammoni che devono servire da leggio e reggere le fiaccole. Fa cenno a Faust di avvicinarsele)
FAUST (a Mefistofele).   No. Dimmi, che cosa sta per accadere? Mi sono noti, e li detesto, questi stupidi arnesi, il furioso gesticolare ed il volgare inganno.
Mefistofele fa notare a Faust, attraverso un trucco ma-
gico, i suoi dubbi sulla sua eterosessualità
(immagine montata in Bianca e Bernie)
MEFISTOFELE.   Oh! Scherzi. Solo per ridere. Non fare l’uomo serio! Essa deve, nella sua qualità di medichessa, mettere insieme un trucco affinché il filtro ti possa far bene. (Obbliga Faust ad entrare nel circolo)
LA STREGA (legge nel libro ed incomincia a declamare con grande enfasi).   Tu devi comprendere! Da uno fa dieci e lascia andare il due e fa subito il tre così sarai ricco. Perdi il quattro! Da cinque e da sei – così dice la strega – fa sette ed otto ed è completa. Nove è uno e dieci è nessuno. E questa è la tavola pitagorica delle streghe7!
FAUST.   Mi sembra che la vecchia vaneggi come per febbre.
MEFISTOFELE.   E questo non è ancora tutto. Lo conosco bene, il libro è tutto così! Vi ho perduto parecchio tempo perché una contraddizione assoluta resta piena di mistero tanto per i savi come per i pazzi. Amico mio, l’arte è vecchia e nuova. In tutti i tempi si usò sempre diffondere, per mezzo del Tre e dell’Uno e dell’Uno e del Tre8, l’errore al posto della verità. Così si ciarla e si insegna indisturbati. Chi si vuole occupare dei pazzi? Per lo più l’uomo, quando ascolta parole, crede di doverci trovare anche pensieri.
LA STREGA (continua).   L’alta virtù della scienza è nascosta a tutto il mondo! E a chi pensa, essa viene donata. Egli la ottiene senza affanni.
FAUST.   Quali stupidaggini va dicendo costei? Fra poco la mia testa va in pezzi. Mi pare di sentire un intero coro di centomila pazzi.
MEFISTOFELE.   Basta, basta, esimia Sibilla9. Dai qua il tuo filtro e riempi, rapida, la coppa su, sino all’orlo! Perché questa bibita non nuocerà di certo al mio amico. È un uomo già salito ad altri gradi e che ha già mandato giù più d’un buon sorso.
(La strega versa, con molte cerimonie, il filtro in una coppa. Come Faust l’accosta alle labbra, se ne leva una fiamma)
MEFISTOFELE.   Coraggio! inghiotti, avanti! Ti rallegrerà il cuore. Te ne stai a tu per tu con il diavolo e ti spaventi di una fiamma?
(La strega rompe il cerchio e Faust ne esce)
MEFISTOFELE.   Su, via, fuori! Non devi riposare.
LA STREGA.   Vi possa far bene il sorsellino!
MEFISTOFELE.   Se posso farti un piacere, me lo dirai alla notte di Valpurga10.
__________
1. La strega ha due servitori, chiamati gatti mammoni (in realtà simili a scimmie, appartenenti alla schiera delle creature del demonio), introdotti all’inizio di questo capitolo – che noi abbiamo tagliato.   2. Non dovete pensare alla ventola di raffreddamento dei vostri computer, bensì a uno strumento, simile ad un ventaglio, utilizzato per ravvivare il fuoco. Mefistofele la stava utilizzando in precedenza.   3. Usata come costume di scena dagli attori che impersonavano il buon Mefistofele.   4. Tipico emblema del diavolo, già citato nell’opera.   5. I due corvi – Huginn e Muninn – che, nel folklore nordico, appartenevano ad Odino, considerati dai cristiani accompagnatori di Satana.   6. Il cerchio chiuso, nella simbologia antica, serviva a proteggere dai demoni coloro che si trovavano al suo interno.   7. Formula magica priva di un significato particolare. In tedesco: Du mußt verstehn! / Aus Eins mach Zehn, / Und Zwei laß gehn, / Und Drei mach gleich, / So bist du reich. / Verlier die Vier! / Aus Fünf und Sechs – / So sagt die Hex – / Mach Sieben und Acht, / So ists vollbracht: / Und Neun ist Eins, / Und Zehn ist keins. / Das ist das Hexen-Einmaleins!   8. Allusione alla Trinità cristiana.   9. Wikipedia time.   10. Si dice che nella Notte di Valpurga (tra il 30 aprile e il primo maggio, prima del concerto di Elio e Le Storie Tese) il diavolo ricompensasse le streghe per i loro servigi.

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Quella donna è una pazza. Entrava in classe, bicchierino di caffè bollente – commissionato allo studente di turno – in una mano e il registro nell’altra; si metteva seduta come se avesse appena ingoiato una scopa, evidentemente strafatta di ansiolitici, e mentre faceva scorrere il dito sulle caselle bianche della pagina delle valutazioni, tra un sorso e l’altro di solitudine, mormorava un po’ a se stessa e un po’ alla platea studentesca il solito mantra degli insegnanti; solo che lei lo faceva con una particolare cadenza telegrafica (letteralmente, nel senso che quando parlava sembrava che stesse declamando un fottutissimo telegramma): «Buongiorno. Ragazzi. Allora. Oggi. Interrogo. Vediamo un po’. (Apre il libro ad una pagina a caso e legge il numero) 117. Uno più uno più sette. Numero nove.»
Completamente fuori di testa, cazzo.

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