09/05/13

LI. ウロボリャはすごいですよ!

Statua di Saikaku presso il santuario di
Ikukunitama (Ōsaka)

生國魂神社井原西鶴の像
ウロボリャのファン、こんにちは!Eh sì, perché il nostro blog va fortissimo in Giappone: pensate che il logo con l’uroboro arancione su sfondo nero – la miniatura che trovate in alto a sinistra sulla scheda web, alla quale voi stolti occidentali non avete mai prestato attenzione – svetta fra le gigantesche insegne al neon nel quartiere di Ginza, a Tōkyō, e le gothic lolita si mettono addirittura a miagolare davanti al PC ogni volta che esce un nuovo post. Ma c’è di più: il presidente Abe, con il benestare di Sua Maestà Akihito-san, ci dedicherà presto un monumento in bronzo e ghisa alto circa una ventina di metri, che sarà collocato accanto al mitico Daibutsu di Kamakura. Ragion per cui il post di oggi è tutto dedicato al Sol Levante del periodo Tokugawa (1603-1868): quando, cioè, il prestigio secolare degli shōgun comincia ad essere oscurato dall’ascesa dei chōnin, la nippo-borghesia protocapitalista il cui cantore più celebre è stato senza dubbio Ihara Saikaku (井原西鶴; Ōsaka, 1642 – Ōsaka, 9 settembre 1693).
Nato da una famiglia di mercanti, il nostro eroe ha pubblicato, nel 1682, il suo romanzo ukiyōzoshi più celebre ed esilarante: Kōshoku Ichidai Otoko 好色一代男, «Vita di un libertino», in cui sono narrate le gesta dell’enfant prodige Yonosuke, attirato irresistibilmente dall’amore sessuale fin dalla più tenera età. Questa sua morbosa passione porterà lui ed il suo codazzo di uomini gaudenti in lungo e in largo per tutto il Giappone, alla scoperta dei quartieri dei piaceri più raffinati e delle tayū 太夫 più fighe. Bello non avere un c**zo da fare, eh?
Anyway non indulgiamo oltre. Godetevi il passo che segue (libro I, capitolo 3) e fate un bel bagno nella cultura antica giapponese. Solo noi vi portiamo in giro per il mondo, oltretutto senza pagare: non so proprio cosa si possa volere di più dalla vita, a parte quel famoso liquore.

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UNA SITUAZIONE CHE NON SI MOSTRA

Anche il tamburo è molto dilettevole1, ma poiché mattino e sera non faceva che suonarvi «Da dietro mi tortura Amore»2, i genitori assordati lo fecero smettere e, desiderosi che apprendesse un’arte degna di un uomo e che gli procurasse da vivere, lo mandarono dai parenti materni, al Kasugaya3, nel quartiere dei cambiavalute4, perché prendesse dimestichezza con il denaro. Egli subito chiese in prestito l’equivalente di cinquanta grammi d’oro con un contratto di «doppio alla morte»5. Si può ben dire che, nonostante l’ingordigia sia naturale a questo mondo, fu poco adulto anche chi glieli prestò.
Era il quarto giorno del quinto mese e Yonosuke aveva nove anni. La sera, all’ombra frondosa degli alti salici dalle cime visibili accanto al tetto ricoperto di iris6, nascosta dal cancelletto di bambù presso la conca per l’acqua piovana, una cameriera, probabilmente una nakai7, si era spogliata della veste a righe sfoderata di Sasaya8 e dei femminei indumenti intimi e prendeva un bagno d’iris9.
«Oltre a me non c’è che la voce del vento. Qui davvero forse i muri hanno orecchie, ma nessuno mi vede», pensava, e si lavava la sporcizia intorno all’ombelico e alle sue impudiche cicatrici di esantema e poi ancora più in giù, scompostamente, con il sacchetto di crusca10, sollevando bolle d’acqua oleosa.
Yonosuke, salito sul tetto del padiglione, con il cannocchiale preso nella capanna del giardino osservava minutamente quella donna, intento a scoprirne i difetti. A un tratto gli occhi di lei lo scorsero e, vergognandosi terribilmente, non riuscì a proferir parola, ma congiunse le mani in gesto di supplica. Egli continuava a scrutarla con viso corrucciato, ma poi le puntò contro l’indice e rise. Quella, incapace di sopportarlo più a lungo, interruppe il bagno e se ne uscì fuori senza neppure infilarsi a dovere le geta11 bagnate, quand’egli la chiamò da un’apertura del cancelletto laterale, dicendole: «Appena suonata la campana della notte incipiente12 tutti dormiranno, apri questa porta e ascolta i miei desideri».
«Neanche per sogno!» rispose quella.
«Allora io racconterò a tutte ciò che ho visto.»
Che cosa poteva aver scoperto? La donna, infastidita, si allontanò lanciandogli un: «In ogni caso…»

"[...] Vergognandosi terribilmente, non riuscì a proferir
parola, ma congiunse le mani in gesto di supplica" (Illu-
strazione originale)



井原西鶴好色一代男挿し絵


Più tardi, pensando che nessuno l’avrebbe vista, raccoglieva svogliatamente con le dita i capelli neri come la notte e le gemme di uba13 e se ne stava nel suo abbigliamento usuale, quando udì i passi furtivi di lui. Rassegnata, tentò di accontentarlo e, cercata una scatoletta, ne trasse fuori, disponendo tutto con cura, una bambola del tipo granello di pepe14, un pupazzo che si rialza15 e un fischietto per allodole; poi dicendogli: «Tutti questi oggetti mi sono preziosi, ma trattandosi di voi li dono senza rimpianto. Divertitevi pure», faceva il possibile per distrarlo. Ma quello, senza mostrare di gradirli: «Serviranno a chetare il pianto del bambino che avremo. Questo pupazzo che si rialza sta cadendo attratto dal tuo fascino», così dicendo fece guanciale delle ginocchia di lei in un atteggiamento veramente precoce. La donna arrossì in viso e, pensando a cosa sarebbe accaduto se qualcuno li avesse visti, si sforzò di riportare la calma nel proprio animo. Massaggiando un fianco a Yonosuke diceva: «Il secondo giorno del secondo mese16 dell’anno scorso, quando vi hanno applicato la moxa17 sul pilastro celeste18, sono stata io a cospargervi di sale la bruciatura e posso dirvi che siete ancora più amabile di allora. Infilatevi qui» e, senza sciogliersi l’obi19, si strinse Yonosuke al petto, sotto la veste; subito Yonosuke corse fuori e, battendo violentemente a una persiana, chiamò: «Balia del signor Yonosuke! Vi dispiacerebbe darci un po’ di latte?20» e le raccontò tutto, al che quella: «Di già queste cose…» e rideva tenendosi il ventre.
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1. Le antiche melodie giapponesi, soprattutto nel teatro nō (), erano scandite dal ritmo dello tsuzumi (), termine generico per indicare il caratteristico tamburo a clessidra.   2. Canzone del dramma nō intitolato Matsukaze (松風), «Vento tra i pini».   3. Nome di bottega.   4. Si riferisce al quartiere Ryōgaemachi di Kyōto, dove si trovavano anche i locali della zecca che coniava monete d’oro e d’argento.   5. In giapponese hayashini ichibai: prestiti che venivano concessi ai figli di famiglie ricche, a patto che questi si impegnassero a restituire il doppio della somma ricevuta alla morte del genitore. È l’equivalente dell’istituto usurario conosciuto in Toscana con il termine «a babbo morto».   6. In occasione della festa di primavera, haru matsuri (春祭り), alla vigilia del quinto giorno del quinto mese – val la pena ricordare che il calendario cinese non corrisponde minimamente al nostro – i tetti delle case giapponesi venivano ornati con gli iris.   7. Le nakai (中居, letteralmente «all’interno della casa») erano cameriere che lavoravano all’interno di locande o nelle abitazioni private dei mercanti, svolgendo varie mansioni.   8. Probabile nome di una ditta di tessiture.   9. Sempre in occasione della festa di primavera era consuetudine prendere un bagno caldo con foglie d’iris, perché si credeva che proteggesse dalle influenze.   10. In antico le donne giapponesi si servivano di un sacchetto di seta riempito di crusca sia per la pulizia del corpo durante il bagno che per la masturbazione. Si può dire masturbazione su internet, vero?   11. 下駄, caratteristici sandali di legno giapponesi rialzati da due tasselli paralleli.   12. Suonava tra le otto e le dieci.   13. Pianta montana (姥百合, cardiocrinum cordatum) le cui gemme sono citate come attributo della notte, del sogno e dei capelli.   14. Bamboline dai variopinti costumi.   15. Pupazzo di legno dalla base arrotondata e dal peso calibrato in modo che, se spinto, oscilli ma non cada.   16. Nel secondo giorno del secondo e dell’ottavo mese ci si dedicava abitualmente alle applicazioni di moxa. Vedi nota 17.   17. Nome di una miscela composta da polvere di radice di artemisia (in giapponese moe kusa, 萌草, «erba che brucia»; non sono sicuro al 100% che il kanji di moe sia quello giusto, ma non so quanto vi possa interessare), ampiamente utilizzata nella medicina tradizionale cinese per il trattamento di numerose patologie. Il suo impiego fu appreso dai coreani nel VI secolo d.C.   18. Punto situato sotto la nuca, sulla spina dorsale.   19. , tipica cintura di seta indossata con i kimono e i keikogi.   20. Nostra mera supposizione: il buon Yonosuke avrebbe anche ordinato qualcosa di alcolico, non fosse che allora era un po’ troppo piccolo per darsi al .

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Qualcuno forse obietterà che tutte quelle note rendono devastante la lettura, nel qual caso avvertiremo il signore del feudo a cui apparteniamo affinché mandi un esercito di bushi ad affettarvi le budella. C’è poco da scherzare coi giapponesi.

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