28/11/12

XLIV. Bloody Gostanza

Salve, Springfield. State bene? Noi sì, ed è per questo che siamo tornati su Uroboria a poca distanza dall’ultima pubblicazione. Oggi ci occuperemo di streghe! Conoscete la storia di Gostanza da Libbiano?
E perché dovreste conoscerla; voi avete una vita sociale.
In ogni caso, trattasi di una signora nata nel secondo Cinquecento e vissuta in diverse zone del Pisano, tra cui San Miniato*, dove nel 1594 fu processata per stregoneria. In realtà questa povera vedova scontava la colpa di essere un po’ troppo smaliziata nell’arte della medicina fai-da-te nonché di avere un discreto successo come levatrice; cosa che, figuratevi, non era vista di buon occhio dai preti che si erano formati sul Malleus Maleficarum ed altre amenità letterarie del genere. Fu un certo Mario Porcacchi, inquisitore francescano, che si diede da fare per estorcere alla povera Gostanza una confessione delle proprie attività di stregoneria, ed una confessione effettivamente la ottenne: solo che si trattava di un tentativo disperato, da parte della vittima, di sottrarsi alla tortura. Tant’è vero che la stessa in seguito ritrattò, poi riconfessò, salvo, alla fine, ottenere l’assoluzione per l’oggettiva inconsistenza del fatto.
Di seguito vi proponiamo uno stralcio degli atti del processo, in cui Gostanza racconta in che modo si procurò del sangue cristiano da portare in dono, udite udite, al Diavolo in persona: sì, perché tra i vari capi d’accusa figurava anche quello di fare sesso con il Maligno e di succhiare il sangue dei bimbi. Quanta spensieratezza, eh?
Buon appetito.

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Francisco Goya, "Sabba di streghe" (1795)

Doppo tale digressione si domandò a essa constituta1 che dicesse se haveva succiato altro sangue a persona alcuna oltre a quelle che ha deposto ne’ sua constituti2, rispose sono circa due anni che il diavolo, parecchie volte il diavolo3 mi haveva chiesto del sangue de’ christiani con dirmi che non ne haveva, et io me ne andai a Cozzano, diocesi di Volterra, in casa di Piero di Paulo et vi andai sì perché volevo servire il Diavolo con provederli4 del sangue che mi haveva chiesto più volte, et vi andai ancora perché la moglie di quel Piero, che non mi sovviene il suo nome, mi haveva invitato ch’io vi andassi che mi darebbe5 del cacio, perché allhora io non ne facevo: così mi messi6 in viaggio et vi andai, et mentre che io caminavo per la via il diavolo si accompagnò con esso me, et mi accompagnò più di quatro miglia et quando fussimo7 un mezzo miglio lontano da quella casa dove io havevo da ire, il diavolo mi porse uno bossolotto8 et io lo pigliai et me lo messi in tasca et lo lasciai con dirli che volevo andare da sola per amore del marito di quella casa, perché non gli voleva menare le brigate9 a casa. Et così, essendo io arrivata, si cenò come si fa et poi ce ne andammo a letto et dormimo insieme, quel ragazzino di due anni figliolo di quel Piero, et la moglie d’esso Piero et madre di quel ragazzino, et io, in uno stesso letto, tutti tre da capo et quel ragazzino in mezzo, et la notte quando fu una certa otta10, che erano addormentati tutti a uno modo, io pappai questo sangue dal bellico11 di quel ragazzino che era in mezzo nel letto fra me et la madre, et il Nemico m’era in sulla spalla – mostrando la spalla sinistra – et quando io hebbi succiato quel sangue che mi parse, lo messi in quello bossolo che mi haveva dato il Diavolo per la via, et gnene12 porsi et erano serrati gli usci et le finestre, sì la sera quando entrò, come la mattina quando ci levamo13, perché il diavolo entra per tutto14 et dove lui vuole, et poi quando io mi partii la mattina che io me ne ritornavo a casa, incontrai il diavolo vicino a casa due miglia, che stavo alla Pietraia del Bagno15, et io non lo vedevo, ma a un tratto mi pigliò per una spalla di dreto16 et cominciò a ridere, et voi dite che non ha le mani, et pure con le sue mani mi prese per una spalla et io me ne voltai così in dreto et risi ancora io.
Dettoli che si crede che la essa constituta dica delle sciocchezze et che advertisca17 molto bene di dire il vero, et che si comandò in virtù di sana obedientia et sotto censura che voglia dire la pura et mera verità et lassare da parte ogni bugia et vanità perché quello che la dice che li appare, o nell’andare o nel ritornare, poteva essere qualche altra persona o suo amico o viandante o qualche persona che non cognioscessi18, rispose et io vi dico che era quello medesimo et era il diavolo.
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1. costituita, cioè dopo che aveva confessato.   2. In questo caso nel corso della sua confessione.   3. «che il diavolo, parecchie volte il diavolo»: sic.   4. con il fornirgli.   5. mi avrebbe dato.   6. misi.   7.  fummo, nel senso di giungemmo.   8. Il «bossolo» (o «bussolo») è, in linea di massima, una sorta di contenitore per unguenti.   9. portare guai.   10. Forma arcaica per ora.   11. «Bellìco», cioè ombelico.   12. gliene.   13. «Levammo», cioè quando si alzarono.   14. dappertutto.   15. Delizioso borghetto pisano.   16. di dietro; così il successivo «in dreto», indietro.   17. Dal latino «adverto», usato nel senso di «prestare attenzione» a qualcosa.   18. che non conoscesse.

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Bene, direi che anche per oggi abbiamo soddisfatto le vostre brame di simpatia e romanticismo. Restate sintonizzati!
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* In realtà nella rubrica Scoprire del Tirreno grossetano, datato 15 novembre, è scritto che il processo si tenne a Lari, sempre in provincia di Pisa. Chi ha ragione? Vittorio Beonio Brocchieri (oplà!) o Adolfo Lippi, il nostro reporter? Noi vogliamo dare credito al secondo: ha un nome meno pomposo. Se poi volete gettarvi in noiosi approfondimenti filologici per sciogliere il mistero fate pure, ma non aspettatevi medaglie al valore o fette di salame in premio.

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