11/07/12

XXXIX. Medieval Grand Theft Auto


Una lenta e arancione sera d’estate. Il pianoforte di Duke Ellington e il sassofono nervoso ma dolce di John Coltrane accompagnano la nostra digestione. Uroboria si aggiorna eccezionalmente di sera e lo fa con il prezioso contributo di un erudito del XX secolo, tal Getulio Ceci (1865 – 1932), il quale alla fine dell’Ottocento pubblicò una storia del comune di Todi (provincia di Perugia, bestie) divisa in tomi. Dal primo di questi – chiaramente una ristampa – abbiamo estrapolato una chicca, una breve panoramica sul tasso di criminalità di questa bella cittadina (siamo alla fine del XIII secolo).
Come siamo entrati in possesso del volume primo di Todi nel Medioevo*, dite? Oh, sapeste quante teste abbiamo dovuto recidere prima di riuscire ad averlo… E comunque: che lenta, che arancione sera d’estate! In tutto questo, sappiate che domani ho un esame.


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Todi, Piazza del Popolo

Undici fascicoli di processi sui malefici, che vanno dal 1275 al 1280, ci dànno un’idea della criminalità di quel tempo. Idea non completa perché di certo non tutti i crimini sono quivi svelati, anzi non vi figurano mai i nobili che pure ne commettevano la parte loro! Una sola volta se ne fa menzione per una lieve contravvenzione. E raramente sono accusatori, perché preferivano farsi giustizia da sé. E non avevano tutti i torti. Solo che si consideri il numero straordinario dei condannati in contumacia (circa il 50%) si avrà un’idea dell’impotenza dei giudici nell’eseguire una condanna.
Le sentenze sono così ripartite: Ingiurie e minacce, 45, e in queste abbiamo un saggio dell’antico volgare: puctana, latro, ceco, mastina, locza, zozza, lerzia, disgraziata, roffiano, bescenzone, scucia, tronzu, erano le ingiurie più in uso. Ferimenti, 80; Omicidi 28. Specialmente riprovato era il delitto contro persone cui si fosse legati da vincoli di sangue. Negli statuti del 1275 è chiamato enorme1 il delitto di Gilio di Tancredo il quale aveva fatto uccidere il fratello per raccoglierne l’eredità, e già fin dal 1270 era stato fatto il processo contro i suoi figli, chiudendolo con la confisca dei loro beni. Furti 117, quasi tutti in campagna e per la maggior parte in bestiame, uva, legna. Tra altri oggetti rubati, noto molti aquilini2 di argento, che erano portati come segno ghibellino, un bacile di ottone ad un barbiere; quartenghi3 e salme di frumento, tornesi4, uno «scajale de argento», una doppia5, un fuso d’accia6, una somara di pelo scurbazzo, un mantello «de blandecta», una «ligatura mulieris», una pietra con un angelo disegnato, un «parrocrearo», un mantello di «scactinellu», una «panata» di pane, ampolle, infule7, tuniche di color «mostaiolo», «camisie», guarnelli8, coltri, cinte seriche9, guarnacche10, sacchi di farina, cerase11, meloni ecc. Ingiurie e percosse 62; danni ai campi 85, la maggior parte con bestie; 16 sono in contravvenzione perché giravano la città dopo il terzo suono della campana; 20 perché estraevano grasce12 dal distretto; 4 per giuochi ai dadi e 2 per giuochi d’azzardo, 15 osti perché avevano le misure false (a Todi c’erano 11 osti tra i quali uno ospitatore13); 2 molinai perché facevano pagare una «multura» più forte del giusto; 2 cittadini perché non pulivano la strada avanti la casa com’era d’obbligo; 20 per attentati contro il buon costume de’ quali uno per sodomia e 19 per aver tentato di conoscere donne carnalmente; 14 per detenzione d’armi proibite, cioè spiedi, tavolacci14, falzoni, coltelli, cervelliere15, lance, pugnaloni, mazze di metallo, balestriere, «planecte», spontoni16. Uno solo per bestemmia17, 1 per ferimento contro un frate, una donna per ingiurie a un prete; molti per aver assalito un monastero ed essersi a forza serviti delle monache a loro piacere; 1 per falso testimonio; 1 per sequestro di persona; 6 per debiti; 4 per contravvenzioni diverse come: vendere carni in piazza, dir male del potestà, e aver fatto chiasso in piazza e fischiato e preso a sassate i giudici durante l’esecuzione d’un tale di Quadrelli18. Ma gli insulti contro le autorità erano rari, appena tre volte ne trovo contro i notari e i baiuli19.
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1. Chissà perché…   2. L’aquila è il simbolo di Todi.   3. Verosimilmente un’unità di misura.   4. Monete d’argento, originariamente coniate a Tours (XIII – XVIII secolo) ma imitate successivamente anche in Italia.   5. Moneta d’oro del valore di due scudi d’oro, coniata a partire dal XVI secolo sia in Italia che in altri stati europei.   6. Filo grezzo di vari tessuti, tra cui lino e canapa.   7. Mitre vescovili.   8. Tipiche vesti anticamente indossate dalle contadine, scollate e senza maniche.   9. Cioè di seta, o simili alla seta.   10. Particolari vesti contadine in uso nel Medioevo.   11. Ciliegia.   12. Potrebbe riferirsi alla sottrazione di una parte del dovuto (uova, pollame) che i contadini destinavano ai padroni.   13. Cioè locandiere.   14. Il «tavolaccio» è uno scudo rettangolare di legno, utilizzato di norma dai fanti nel Medioevo.   15. Calotte metalliche indossate dagli antichi guerrieri sotto l’elmo, a protezione della testa.   16. Antica arma formata da un’asta con una punta in ferro inserita a un’estremità.   17. Della qual cosa ci rammarichiamo non poco.   18. Frazione del comune di Montecastrilli (TR), conquistata da Todi durante la sua fase di espansione che toccò i Monti Martani (cliccami e scoprirai la mirabolante storia di questo buco immerso nel nulla).   19. Voce arcaica per «governatore», «balivo».

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Pensate che siamo riusciti a rispondere efficacemente alla domanda: «Cosa potranno ancora proporci quelli di Uroboria, dopo aver esaurito tutti e dodici i sonetti dei mesi di Folgóre da San Gimignano»? Oh che lenta, che arancione sera d’estate…

* Editore Arnaldo Forni, se per assurdo dovesse interessarvi.

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