05/03/12

XXXIII. (S)graditi ritorni


Schifoso emblema militare
Da quando siamo stati costretti a cambiare di aspetto al nostro sito, beh, qualcosa – nel grandioso meccanismo kitsch-letterario che avevamo forgiato con tanta cura – si è inesorabilmente inceppato. Non riconosciamo più Uroboria. Accediamo al blog, e questo vomitevole bianco ci sferza le pupille, come il graffio tetanico di un randagio. Dio misericordioso, che dobbiamo fare?
Tali ragioni estetiche, unitamente alla carenza di tempo (leggi: voglia), costituiscono il casus belli della nostra prolungata e colpevole assenza. Peccato, abbiamo sbagliato il momento; abbiamo lasciato che l’onda buona si infrangesse sulla scogliera dell’inerzia, proprio quando al nostro miserabile elenco di lettori si è aggiunto un nuovo follower (e con questo arriviamo a due). Che dobbiamo dirvi? Sono cose che capitano, momenti della vita che prima o poi lambiscono le vertebre di tutti noi; tra qualche mese, chissà, ne rideremo insieme, davanti a un buon bicchiere di succo alla pera.
Intanto siamo qui a proporvi il sonetto marzolino che Folgóre da San Gimignano ci ha lasciato in eredità nel suo corpus (mi viene in mente un rutto scrivendo questa parola, non so perché) poetico.

***

DI MARZO

Di marzo sì vi do una pischiera
d’anguille, trote, lamprede e salmoni,
di dèntici, dalfini e storïoni,
d’ogn’altro pesce in tutta la rivera;

con pescatori e navicelle a schiera
e barche, saettìe1 e galeoni,
le qual ve portino a tutte stagioni
a qual porto vi piace la primera2:

che sia fornito de molti palazzi,
d’ogn’altra cosa che ve sie mestero3,
e gente v’abbia de tutti sollazzi.

Chiesia non v’abbia mai né monastero;
lassate predicar i preti pazzi,
ch’hanno troppe bugie e poco vero.
__________
1. Piccola nave lunga e sottile, particolarmente veloce.   2. nel modo più rapido.   3. di ogni altra cosa di cui ci sia bisogno.

***

Sapete di cosa ho voglia? Di chiudermi in una bella osteria che trasuda grasso di maiale da tutte le pareti, e giocare a carte con individui discutibili, almeno altrettanto unti. (Scusate, non mi veniva una chiosa poetica.) Ci rivedremo!

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