10/02/12

XXXII. Un Catullo che non ti aspetteresti


Stamattina ci ha visitato la neve. I sentimentali come il sottoscritto hanno gioito vedendo le anziane signore arrancare controvento e le automobili coperte da tappeti immacolati. Altri, i soliti borghesi stressati, invece di godere di questa meraviglia della natura hanno incominciato a bestemmiare, lamentandosi del freddo e della supposta viscidità stradale. Gente senza speranza.
Ma veniamo a noi. In questo periodo aggiorneremo Uroboria assai di rado, perché gli esami universitari, i film di Miyazaki e le partite a Hotel ci portano via una miriade di tempo; oggi tuttavia veniamo a proporvi qualcosa che – si spera – placherà la vostra sete di grottesco.
Conoscete Catullo (Verona, c. 87 a.C. – Roma, c. 54 a.C.)? Se sì, saltate direttamente al paragrafo successivo; altrimenti continuate a leggere di seguito. Sappiate che costui è l’esponente più illustre di una scuola di poesia che rifiutava l’ideologia della consacrazione alla causa statale, optando piuttosto – e per nostra fortuna – di ripiegare sui risvolti dell’io. In realtà dietro questa scelta si nascondono ben precise motivazioni, per le quali vi rimando a un qualsiasi manuale di letteratura latina.
Ora, Catullo è studiato e conosciuto soprattutto grazie all’amore profondo per Lesbia: un sentimento sì doloroso e prolungato, ma tuttavia non esclusivista. Infatti, poiché i neòteroi giocavano ai bohémien, trafficavano di frequente con la peggior feccia umana, e s’intrattenevano con essa in magnifici pomeriggi a base di Falerno e gai versi. Riuscireste a biasimarli?
Bene, senza tirarla troppo per le lunghe, here you are un paio di brevi dimostrazioni da parte di un Catullo che non ti aspetteresti, perché, certo, al liceo te l’hanno sempre presentato come uno zerbinotto in balia della f_ga (già sposa a un altro, come se non bastasse. Sono Porci Questi Romani), di cui accetta senza batter ciglio i numerosi tradimenti. Le cose non stanno proprio così.

***

Carme 25*

Cinaede Thalle mollior cuniculi capillo
vel anseris medullula vel imula oricilla
vel pene languido senis situque araneoso
idemque Thalle turbida rapacior procella
cum luna mulierarios ostendit oscitantes
remitte pallium mihi meum quod involasti
sudariumque Saetabum catagraphosque Thynos
inepte quae palam soles habere tamquam avita.
Quae nunc tuis ab unguibus reglutina et remitte
ne laneum latusculum manusque mollicellas
inusta turpiter tibi flagella conscribellent
et insolenter aestues velut minuta magno
deprensa navis in mari vesaniente vento.

Tallo1, il frocio più morbido del pelo di coniglio,
del midollo dell’oca, d’un lobo delicato,
d’un vecchio pene inerte, d’una ragna in riposo;
o Tallo, rapinoso più d’un violento turbine
quando la luna sveglia sbadigli d’amatori,
dammi indietro il mantello che hai rubato,
il mio foulard di Sètabi2 e il ricamo di Tinia3
che, o sciocco, porti in giro come roba di casa,
scollali dalle dita e ridammeli indietro,
se no sul sederino lanoso e le manine
tenerine il frustino farà brutti segnini
e ballerai un ballo inedito di barchetta
sorpresa in mezzo al mare da una matta maretta.

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Carme 80*

"Lesbia e il suo passerotto", attendibile ritratto
di Sir Edward John Poynter. Qualcuno ha il suo
numero?

Quid dicam Gelli quare rosea ista labella
hiberna fiant candidiora nive
mane domo cum exis et cum te octava quiete
e molli longo suscitat hora die?
Nescio quid certe est an vere fama susurrat
grandia te medii tenta vorare viri?
Sic certa est clamant Victoris rupta piselli
ilia et emulso labra notata sero.

Che penserò, o Gellio4, di quelle tue labbra di rosa
che si fanno più bianche della neve d’inverno
al mattino quand’esci, o quando ti svegli alle due
dopo un riposo calmo, lungo, placido?
Non capisco, chissà. O ciò che si mormora è vero?
che ti piacciono i membri giganteschi?
Ma sì: lo urlano la schiena che hai rotto a Vittore5,
la tua bocca segnata di siero risucchiato.
__________
* Tratti dal Liber, raccolta postuma di tutte le poesie conosciute (e supposte spurie) di Catullo. Il numero identificativo dei carmi non rispecchia alcun criterio cronologico.

1. Sconosciuto. Si tratta di un nome di schiavo o liberto.   2. Città spagnola, a sud di Valencia (oggi Jativa), famosa per le produzioni tessili.   3. Regione della Bitinia.   4. Uno dei tanti amanti di Lesbia, e quindi rivale di Catullo. Pare, tra l’altro, fosse stato citato in giudizio dal padre per sospetto incesto con la matrigna.   5. Ignoto.

***

Dovreste/dovremmo tutti fare come Catullo: dimenticare l’amore sentimentale e nevrotico, o meglio non lasciarsi travolgere troppo dall’onda; e mentre la donna/l’uomo dei desideri è assente, volgere lo sguardo verso altre spiagge sulle quali far attraccare i propri rosei e freschi genitali. Questa immagine è disgustosa, non c’è bisogno che ce lo diciate voi.
Ehm… ok. Ciao!

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