08/01/12

XXX. Women at work

Oh mio Dio, oh mio Dio! Il post numero trenta! Siamo arrivati al post numero trenta!
Aggiungere una terza X al numero degli interventi finora pubblicati, beh, ha due importanti conseguenze: innanzitutto, poiché questo titolo è preceduto dalla famigerata formula ‘XXX’ (che, per gli ignoranti, equivale a trenta in numeri romani), uno sciame di maniaci sessuali potrà digitare qualcosa come “Angela+Merkel+XXX” e approdare casualmente su Uroboria, rimanendo quantomeno sconcertati. La seconda conseguenza è invece più filosofica: oramai siamo una realtà consolidata del web nonché uno dei cavalli di battaglia della piattaforma Blogger, ragion per cui ci aspettiamo, d’ora innanzi, di venir profumatamente pagati; altrimenti saremo costretti a trasferirci su Wordpress, contribuendo così ad accrescere la fama di altri siti. Uomo avvisato, mezzo salvato.
Ma ora veniamo a noi. Come festeggiamo questo primo, subdolo accostamento al mondo della pornografia? Con un estratto del poema didascalico Reggimento e costumi di donna, vergato dall’ingegno di Francesco da Barberino (Barberino d’Elsa, 1264 – Firenze, 1348). Nessuno lo conosce semplicemente perché, nello stesso arco di tempo, quel viscido eremita dell’Alighieri diede alla luce il più grande capolavoro della letteratura occidentale, gettando nell’oblio tutto il resto del mondo per i successivi cinque secoli. Eppure quella che vi presentiamo è una vera chicca  che siamo sicuri apprezzerete.

***

Reggimento e costumi di donna

E prima di dirò della barbiera,
che tu ne truovi per cammino assai.
Se tu serai barbiera,
attendi al tuo bagnare e al tuo rasoio:
non fare atti né viste con coloro
che vengon per radersi da te,
né colle man, lavando, usar malizia;
e quando raderai per me’ la gola1,
non pensar tu d’attorno a vanitade.

Se tu serai2 fornaia,
non tagliar tu del pan per far poi coppie3,
né trar di sotto4 per poi rapianare5,
né an’ tranovenare6;
ne farai patto di baratteria
colle fancelle e colle fanti altrui.
Le rie novelle caccia dal tuo forno,
e non lasciar accordar le fancelle
a ordinar7 contra le donne loro.

Se tréccola8 sarai,
non por le foglie verdi a frutte viete9,
né anco le miglior frutte di sovra,
né unger fichi a fâgli maturare,
né gli tener nell’acqua per inganno;
non comperar pan rèmolo10 né vino,
né sal né olio né carne salata,
dalle serventi che furtate l’hanno,
e somiglianti cose.

Se tu se’ tessitrice,
non menomar tu l’accia11 né lo panno,
né anco scambio farai del mandato12.
Se tu fili lo stame13, ancor ti guarda
che tu no14 ne ritegna per far borse.

Se tu se’ molinara,
torrai la tua ragione15, e l’altrui lassa.
Non tener la farina in luogo molle,
se déi rendere a peso,
e non cambiar la migliore a men buona.

Tréccola che prende a vergate la sua bestia da soma

Se tu se’ pollaiuola o caciaiuola,
non lavar l’uova né ’l cacio
perché paia più fresco a chi lo compra;
non stringer lo cappone o la pernice
per far la vena grossa,
e non empiér lo gozzo perché pesi.

Se fossi accattatrice16,
non gir su per le scale
a posta d’altra gente
a fare all’altrui donne la ’mbasciata.
Non vender lo pan rotto17.
Se se’ d’altrui mandata,
non imboscar li danar’ che ricevi.
Non bestemiar18 chi non ti dà del pane.
E se tu se’ per te giovane forse,
acatta19 per le vie, in casa guarda
come tu vai e come tu ti metti.
Non far le tuo perdonanze maiori
che sien di veritade20;
e non usare, accattando, bugie;
e non andar faccendo brievi21 o scritte
o indivine o fatture o malie;
e non ti far più inferma che sia,
né muta, se tu puoi parlare aperto.

Se fossi mercivendola,
fa’ che raporti verità a tutti
e rendi ragion vera22;
e non andar ingannando le donne
che non sanno che vaglion[o] le gioie;
né anco a lor parlar da parte d’altri,
né ingannar le giovani pulcelle.
Guardati ancor di non dire23 agli amanti
ch’aggi parlato a quelle che non parli:
ancora è meglio dica non volere,
e se ’l prometti, di non attendere24.
Non comperar le gioie, e poi le porti
da parte delle donne a que’ cotali,
per farti poi la borsa bene empiére.

Se forse fossi conversa di chiesa,
non ti mostrar filosafa o maestra;
non ingannar chi a fede ti parla;
non sicurar ne’ peccati la gente;
e per li cherci25 della chiesa tua
non cercar cose disoneste mai;
non dar di fuor le cose sante altrui
per lor fatture o malie che si fanno;
vivi con Dio, da che sei nata a Dio.

Se tu alberghi o dài mangiare o bere,
vendi le cose, ma non tua persona;
che s’hai bellezza alcuna,
non la voler contar nelle derrate26.
Chi viene al tuo albergo,
non gli tòr le cose per lusinghe;
nol far ristare e lassar lo cammino.
Non vender le vivande riscaldate,
Né carne ria27 per altra buona carne.
Non dare a lor cavagli mangiar cosa
da fâgli rattenere,
né legar lor colle sete le giunte,
e non li ’ncavestrar28 la notte in prova.

Ora ti lascio omai di tutte l’altre:
prendi per te come ben ti conviene;
che se ne sono alcune qui lassate,
no29 è sanza cagion pensata innanzi.
__________
1. quando raderai la zona della gola.   2. Sic.   3. pani più piccoli4. sottrarre.   5. distendere di nuovo la pasta.   6. sbagliare volutamente il conto.   7. cospirare.   8. rivenditrice (di frutta oppure ortaggi).   9. non più fresche.   10. di crusca.   11. non ridurre la matassa.   12. della parte che ti è stata commissionata.   13. il filo più fine (della lana).   14. Sic.   15. solo quello che ti spetta.   16. accattona.   17. sminuzzato.   18. Non maledire.   19. Sic.   20. Non fare penitenze maggiori del dovuto, che non corrispondano a verità.   21. Formule di stregoneria. Segue una serie di termini più o meno sinonimi.   22. riferisci a tutti la verità e fai esattamente il conto.   23. cioè dal dire.   24. non mantenere.   25. chierici.   26. non l’annoverare tra le merci in vendita.   27. In questo caso avariata.   28. impastoiarli.   29. Sic. Vedi nota 2.

***

Quante volte, al mercato, mi hanno venduto frutta passata con foglie posticce, spacciandomela per fresca! Immagino che anche a voi sia successa la stessa cosa. Adesso, però, grazie al Barberino, non ci faremo più fottere da queste tréccole di second’ordine. Alla prossima, quando sarà.

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