29/12/11

XXVIII. Maiali ricercati

Now on air:
DECAMERON VIII, VI

Bruno e Buffalmacco imbolano1 un porco a Calandrino; fannogli fare l’esperienza da ritrovarlo con galle di gengiovo2 e con vernaccia, ed a lui ne dànno due, l’una dopo l’altra, di quelle del cane confettate in aloè, e pare che l’abbia avuto egli stesso; fannolo ricomperare, se egli non vuole che alla moglie il dicano.

Un po' di pubblicità non fa mai male

Non ebbe prima la novella di Filòstrato fine
3, della quale molto si rise, che la reina a Filomena impose che seguitando dicesse; la quale incominciò:
Graziose donne, come Filòstrato fu dal nome di Maso4 tirato a dover dire la novella la quale da lui udita avete, così né più né men son tirata io da quel di Calandrino e de’ compagni suoi a dirne un’altra di loro5, la qual, sì come io credo, vi piacerà.
Chi Calandrino, Bruno e Buffalmacco fossero, non bisogna che io vi mostri, ché assai l’avete di sopra udito; e per ciò, più avanti faccendomi, dico che Calandrino aveva un suo poveretto non guari6 lontan da Firenze, che in dota aveva avuto dalla moglie, del quale, tra l’altre cose che su vi ricoglieva, n’aveva ogni anno un porco; ed era sua usanza sempre colà, di dicembre, d’andarsene la moglie ed egli in villa, ed ucciderlo e quivi farlo salare. Ora, avvenne una volta tra l’altre che, non essendo la moglie ben sana, Calandrino andò egli solo ad uccidere il porco; la qual cosa sentendo Bruno e Buffalmacco, e sappiendo che la moglie di lui non v’andava, se n’andarono ad un prete loro grandissimo amico, vicino di Calandrino, a starsi con lui alcun dì. Aveva Calandrino, la mattina che costor giunsero il dì, ucciso il porco, veggendogli col prete, gli chiamò, e disse: «Voi siate i ben venuti; io voglio che voi veggiate che massaio io sono». E menàtigli in casa, mostrò loro questo porco. Videro costoro il porco esser bellissimo, e da Calandrino intesero che per la famiglia sua il voleva salare; a cui Brun disse: «Deh! come tu se’ grosso7! Vendilo, e godiànci i denari: ed a mòglieta di’ che ti sia stato imbolato». Calandrin disse: «No, ella nol crederebbe, e caccerebbemi fuor di casa; non v’impacciate, ché io nol farei mai». Le parole furono assai, ma niente montarono. Calandrino gl’invitò a cena cotale alla trista8, sì che costor non vi vollon cenare, e partîrsi da lui. Disse Bruno a Buffalmacco: «Vogliàngli noi imbolare stanotte quel porco?» Disse Buffalmacco: «O come potremmo noi?». Disse Bruno: «Il come ho io ben veduto, se egli nol muta di là ove egli era testé9». «Adunque,» disse Buffalmacco, «facciànlo; perché nol faremmo noi? E poscia cel goderemo qui insieme col domine10». Il prete disse che gli era molto caro. Disse allora Bruno: «Qui si vuole usare un poco d’arte. Tu sai, Buffalmacco, come Calandrino è avaro e come egli bee volentieri quando altri paga; andiamo e meniànlo alla taverna; quivi il prete faccia vista di pagar tutto per onorarci e non lasci pagare a lui nulla; egli si ciurmerà11, e verracci troppo ben fatto poi, per ciò che egli è solo in casa». Come Brun disse, così fecero. Calandrino, veggendo che il prete non lo lasciava pagare si diede in sul bere, e benché non ne gli bisognasse troppo, pur si caricò bene; ed essendo già buona ora di notte quando dalla taverna si partì, senza volere altramenti cenare, se n’entrò in casa, e credendosi aver serrato l’uscio, il lasciò aperto ed andossi a letto. Buffalmacco e Bruno se n’andarono a cenar col prete, e come cenato ebbero, presi loro argomenti12 per entrare in casa Calandrino13 là onde Bruno aveva divisato, là chetamente n’andarono; ma trovando aperto l’uscio, entraron dentro, ed ispiccato il porco, via a casa del prete nel portarono, e ripostolo, se n’andarono a dormire. Calandrino, essendogli il vino uscito del capo, si levò la mattina, e come scese giù, guardò e non vide il porco suo, e vide l’uscio aperto; per che, domandato quello e quello altro se sapessero chi il porco s’avesse avuto, e non trovandolo, incominciò a fare il romor grande, oisé! dolente sé! che il porco gli era stato imbolato. Bruno e Buffalmacco, levatisi, se n’andarono verso Calandrino, per udir ciò che egli del porco dicesse; il quale come gli vide, quasi piagnendo chiamatigli disse: «Oimè! compagni miei, che il porco mio m’è stato imbolato!». Bruno, accostatoglisi, pianamente gli disse: «Maraviglia che se’ stato savio una volta!». «Oimè!» disse Calandrino «che io dico da dovero». «Così di’,» diceva Bruno «grida forte sì, che paia bene che sia stato così». Calandrino gridava allora più forte e diceva: «Al corpo di Dio, che io dico da dovero che egli m’è stato imbolato!». E Brun diceva: «Ben di’, ben di’: el si vuol ben dir così, grida forte, fatti sentire, sì che egli paia vero». Disse Calandrino: «Tu mi faresti dar l’anima al nemico14; io dico che tu non mi credi, se io non sia impiccato per la gola, che egli m’è stato imbolato!». Disse allora Bruno: «Deh! come dée potere esser questo? Io il vidi pure ieri costì; credimi tu far credere che egli sia volato?» Disse Calandrino: «Egli è come io ti dico». «Deh!» disse Bruno «può egli essere?». «Per certo» disse Calandrino «egli è così; di che io son diserto15, e non so come io mi torni a casa; mògliema nol mi crederà, e se ella il pur mi crede, io non avrò uguanno pace con lei». Disse allora Bruno: «Se Iddio mi salvi, questo è mal fatto, se vero è; ma tu sai, Calandrino, che ieri io t’insegnai dir così; io non vorrei che tu ad una ora ti facessi beffe di mòglieta e di noi». Calandrino incominciò a gridare ed a dire: «Deh! perché mi farete disperare e bestemmiare Iddio ed i santi e ciò che v’è? Io vi dico che il porco m’è stato stanotte imbolato». Disse allora Buffalmacco: «Se egli è pur così, vuolsi veder via, se noi sappiamo, di riaverlo». «E che via» disse Calandrino «potrem noi trovare?». Disse allora Buffalmacco: «Per certo egli non c’è venuto d’India niuno a tôrti il porco: alcuno di questi tuoi vicini dée essere stato, e per ciò, se tu gli potessi ragunare, io so fare l’esperienza del pane e del formaggio16, e vedremmo di botto chi l’ha avuto». «Sì,» disse Bruno, «ben farai con pane e con formaggio a certi gentilotti che ci ha da torno! ché son certo che alcun di lor l’ha avuto, ed avvedrebbesi del fatto e non ci vorrebbe venire». «Come è adunque da fare?» disse Buffalmacco. Rispose Bruno: «Vorrebbesi fare con belle galle di gengiovo e con bella vernaccia, ed invitargli a bere: essi non sel penserebbono e verrebbono; e così si posson benedicer le galle del gengiovo come il pane ed il cacio». Disse Buffalmacco: «Per certo tu di’ il vero; e tu, Calandrino, che di’? Vogliànlo fare?». Disse Calandrino: «Anzi ve ne priego io per l’amor di Dio; ché, se io sapessi pure chi l’ha avuto, sì mi parrebbe essere consolato». «Or via,» disse Bruno, «io sono acconcio d’andare infino a Firenze per quelle cose in tuo servizio, se tu mi dài i denari». Aveva Calandrino forse quaranta soldi, li quali egli gli diede. Bruno, andatosene a Firenze ad un suo amico speziale, comperò una libra di belle galle di gengiovo e fecene far due di quelle del cane17, le quali egli fece confettare in uno aloè patico fresco; poscia fece dar loro le coverte del zucchero come avevan l’altre, e per non smarrirle o scambiarle, fece far loro un certo segnaluzzo per lo quale egli molto ben le conoscea; e comperato un fiasco d’una buona vernaccia, se ne tornò in villa a Calandrino, e dissegli: «Farai che tu inviti domattina a ber con teco tutti coloro di cui tu hai sospetto: egli è festa, ciascun verrà volentieri, ed io farò stanotte insieme con Buffalmacco la ’ncantagione sopra le galle e recheròlleti18 domattina a casa, e per tuo amore io stesso le darò, e farò e dirò che fia da dire e da fare». Calandrino così fece. Ragunata adunque una buona brigata tra di giovani fiorentini che per la villa erano e di lavoratori, la mattina veggente, dinanzi alla chiesa intorno all’olmo, Bruno e Buffalmacco vennono con una scatola di galle e col fiasco del vino, e fatti stare costoro in cerchio, disse Bruno: «Signori, el mi convien dir la cagione per che voi siete qui, acciò che, se altro avvenisse che non vi piacesse, voi non v’abbiate a ramaricar di me. A Calandrino, che qui è, fu iernotte tolto un suo bel porco, né sa trovare chi avuto se l’abbia; e per ciò che altri che alcun di noi che qui siamo non gliele dée potere aver tolto, esso, per ritrovar chi avuto l’ha, vi dà a mangiar queste galle una per uno e bere; ed infino da ora sappiate che chi avuto avrà il porco, non potrà mandar giù la galla, anzi gli parrà più amara che veleno e sputeralla, e per ciò, anzi che questa vergogna gli sia fatta in presenza di tanti, è forse meglio che quel cotale che avuto l’avesse, in penitenza il dica al sere, ed io mi rimarrò di questo fatto19». Ciascun che v’era disse che ne voleva volentier mangiare; per che Bruno, ordinatigli e messo Calandrino tra loro, cominciatosi all’un de’ capi, cominciò a dare a ciascun la sua; e come fu per mei20 Calandrino, presa una delle canine, gliele pose in mano. Calandrino prestamente la si gittò in bocca e cominciò a masticare, ma sì tosto come la lingua sentì l’aloè, così Calandrino, non potendo l’amaritudine sostenere, la sputò fuori. Quivi ciascun guatava nel viso l’uno all’altro, per veder chi la sua sputasse; e non avendo Bruno ancora compiuto di darle, non faccendo sembianti d’intendere a ciò s’udì dir dietro: «Eia, Calandrino, che vuol dir questo?». Per che, prestamente rivolto e veduto che Calandrino la sua aveva sputata, disse: «Aspéttati, forse che alcuna altra cosa gliele fece sputare; tenne un’altra». E presa la seconda, gliele mise in bocca e fornì di dare l’altre che a dare avea. Calandrino, se la prima gli era paruta amara, questa gli parve amarissima; ma pur vergognandosi di sputarla, alquanto masticandola la tenne in bocca, e tenendola cominciò a gittar le lagrime che parevan nocciuole, sì eran grosse; ed ultimamente21, non potendo più, la gittò fuori come la prima aveva fatto. Buffalmacco faceva dar bere alla brigata, e Bruno; li quali insieme con gli altri questo veggendo, tutti dissero che per certo Calandrino se l’aveva imbolato egli stesso; e fùronvene di quegli che aspramente il ripresero. Ma pur, poi che partiti si furono, rimasi Bruno e Buffalmacco con Calandrino, gl’incominciò Buffalmacco a dire: «Io l’aveva per lo certo tuttavia che tu te l’avessi avuto tu, ed a noi volevi mostrare che ti fosse stato imbolato, per non darci una volta bere de’ denari che tu n’avesti». Calandrino, il quale ancora non aveva sputata l’amaritudine dell’aloè, incominciò a giurare che egli non l’aveva. Disse Buffalmacco: «Ma che n’avesti, sozio22, alla buona fé? Avestine sei23?». Calandrino, udendo questo, s’incominciò a disperare; a cui Brun disse: «Intendi sanamente, Calandrino, che egli fu tale nella brigata che con noi mangiò e bevve, che mi disse che tu avevi quinci sù una giovanetta che tu tenevi a tua posta, e dàvile ciò che tu potevi rimediare, e che egli aveva per certo che tu l’avevi mandato questo porco tu, sì hai apparato ad esser beffardo. Tu ci menasti una volta giù per lo Mugnone raccogliendo pietre nere24; e quando tu ci avesti messi in galea senza biscotto25, e tu te ne venisti, e poscia ci volevi far credere che tu non l’avesti trovata; ed ora similmente ti credi co’ tuoi giuramenti far credere altressì che il porco, che tu hai donato o ver venduto, ti sia stato imbolato. Noi sì siamo usi delle tue beffe e conoscianle; tu non ce ne potresti far più: e per ciò a dirti il vero, noi ci abbiamo durata fatica in far l’arte26, per che noi intendiamo che tu ci doni due paia di capponi, se non che, noi diremo a monna Tessa27 ogni cosa». Calandrino, veggendo che creduto non gli era, parendogli avere assai dolore, non volendo anche il riscaldamento della moglie, diede a costoro due paia di capponi, li quali avendo essi salato il porco, portatisene a Firenze, lasciaron Calandrino col danno e con le beffe.
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1. sottraggono con l’inganno.   2. Confetti aromatizzati con lo zenzero.   3. Cfr. la novella quinta dell’ottava giornata, di cui è regina Lauretta.   4. Maso del Saggio, protagonista della precedente novella.   5. È già stata raccontata, infatti, un’altra novella con protagonisti Calandrino, Bruno e Buffalmacco: cfr. la novella terza dell’ottava giornata.   6. non molto.   7. stupido.   8. di malavoglia.   9. poco fa.   10. col prete.   11. si ubriacherà.   12. presi i loro provvedimenti.   13. Qui la preposizione di o è stata omessa oppure è sottintesa.   14. al diavolo.   15. sono rovinato.   16. Procedura chiamata tiromanteia: venivano preparati pane e formaggio, e poi benedetti dalla Chiesa con formule specifiche. Fatto ciò erano distribuiti a coloro di cui si aveva sospetto, ritenendo che il colpevole non avrebbe potuto inghiottire cibo consacrato.   17. Secondo alcuni erano composte da escrementi di cane. L’aloe era utilizzato come rimedio per il mal di fegato (patico = epatico).   18. Te le porterò. Cfr. i successivi fùronvene (= ve ne furono) e dàvile (= davi a lei).   19. si confessi al prete, ed io mi asterrò dall’esperimento.   20. in faccia a.   21. infine.   22. compare.   23. Sottinteso fiorini.   24. Vedi nota 5.   25. Espressione proverbiale. Significa «ci hai messo nei guai» (letteralmente: ci imbarcasti senza provviste).   26. ci siamo dati da fare per preparare l’incantesimo.   27. La moglie di Calandrino.

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Questa novelletta del Decameron doveva essere pubblicata il 24 del mese, per augurarvi a modo nostro buone feste; tuttavia, proprio quella mattina, il sindaco di Gotham City ci ha telefonato implorando di scongiurare l’ennesimo attentato alla sua ridente città. E come potevamo rifiutare? Sicché siamo stati costretti a far slittare il tutto ad oggi. Di più non aggiungiamo, visto che il racconto ci ha già portato via abbastanza spazio e tempo. Ci preme solo di ricordare che il curatore principale di Uroboria ha compiuto anni  21 il giorno 22 di dicembre, guadagnando così la facoltà di ordinare gingerini in qualche squallido postribolo newyorkese. Sì, insomma, sono grandi traguardi.
Gente, ci si vede a gennaio. Mi raccomando: non fate troppi buoni propositi per l’anno venturo, perché disattenderli tutti diventa poi ardua impresa.

では よい おとし を!

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