18/10/11

XX. Happy birthday, Mr. President!

Oggi Uroboria festeggia il suo ventesimo post! Una cifra non certo ragguardevole: per il governo americano, ad esempio, non potremmo ancora comprare alcolici o entrare nei locali di Las Vegas, anche se – con il post numero sedici – ci siamo già assicurati la licenza di guida. Ma poiché la nostra sede non è nel Nevada bensì nella peggior città d’Italia, questi problemi non si pongono. Si pone, semmai, un’altra questione: come festeggiare un compleanno così importante? Come tributare il giusto onore ad un blog che, dati alla mano, avranno letto sì e no dodici persone diverse nell’arco di tre mesi? Ci abbiamo riflettuto a lungo; alla fine abbiamo pensato ad una cerimonia semplice forse, ma comunque di sicuro effetto. Et voilà.

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Confonde un valente uomo con un bel detto la malvagia ipocresia de’ religiosi.

Un'edizione inglese del Decamerone
di un certo pregio
Emilia, la quale appresso la Fiammetta sedea, essendo già stato da tutte commendato il valore ed il leggiadro gastigamento della marchesina fatto al re di Francia1, come alla sua reina piacque, baldanzosamente a dir cominciò:
Né io altressì tacerò un morso dato da un valente uomo secolare ad uno avaro religioso con un motto non meno da ridere che da commendare.
Fu adunque, o care giovani, non è ancora gran tempo, nella nostra città un frate minore inquisitore dell’eretica gravità, il quale, come che molto s’ingegnasse di parer santo e tenero amatore della cristiana fede, sì come tutti fanno, era non meno buono investigatore di chi piena aveva la borsa che di chi scemo nella fede sentisse. Per la quale sollecitudine per ventura gli venne trovato un buono uomo, assai più ricco di denar che di senno, al quale, non già per difetto di fede ma semplicemente parlando, forse da vino o da soperchia letizia riscaldato, era venuto detto un dì ad una sua brigata, sé avere un vino sì buono, che ne berrebbe Cristo. Il che essendo allo ’nquisitor rapportato, ed egli sentendo che li suoi poderi eran grandi e ben tirata la borsa, cum gladiis et fustibus2 impetuosissimamente corse a formargli un processo gravissimo addosso, avvisando, non di ciò alleviamento di miscredenza nello ’nquisito, ma empimento di fiorini nella sua mano ne dovesse procedere, come fece. E fattolo richiedere, lui domandò se vero fosse ciò che contro di lui era stato detto. Il buono uomo rispose del sì, e dissegli il modo. A che lo ’nquisitore santissimo e divoto di San Giovanni Barbadoro disse: «Adunque hai tu fatto Cristo bevitore e vago de’ vini solenni, come se egli fosse Cinciglione3 o alcuno altro di voi bevitori ebriachi e tavernieri; ed ora, umilmente parlando, vuogli mostrare questa cosa molto esser leggera? Ella non è come ella ti pare: tu n’hai meritato il fuoco, quando noi vogliamo come noi dobbiamo verso te operare». E con queste e con altre parole assai, col viso dell’arme, quasi costui fosse stato epicuro4 negante l’eternità dell’anime, gli parlava; ed in breve tanto lo spaurì, che il buono uomo per certi mezzani gli fece con una buona quantità della grascia di San Giovanni Boccadoro5 ugner le mani, la quale molto giova alle ’nfermità delle pistilenziose avarizie de’ chierici, e spezialmente de’ frati minori che i denari non osan toccare, acciò che egli dovesse verso lui misericordiosamente operare. La quale unzione, sì come molto virtuosa, avvegna che Galieno non ne parli in alcuna parte delle sue medicine, sì e tanto adoperò, che il fuoco minacciatogli di grazia si permutò in una croce6, e quasi al passaggio d’oltremare andar dovesse, per far più bella bandiera, gialla gliele pose in sul nero. Ed oltre a questo, già ricevuti i denari, più giorni appresso di sé il sostenne, per penitenza dandogli che egli ogni mattina dovesse udire una messa in Santa Croce7 ed all’ora del mangiare davanti a lui presentarsi, e poi il rimanente del giorno quello che più gli piacesse potesse fare. Il che costui diligentemente faccendo, avvenne una mattina tra l’altre che egli udì alla messa uno evangelio, nel quale queste parole si cantavano:  «Voi riceverete per ognun cento8, e possederete la vita eterna», le quali esso nella memoria fermamente ritenne; e secondo il comandamento fattogli, ad ora di mangiar davanti allo ’nquisitor venendo, il trovò desinare. Il quale lo ’nquisitor domandò se egli avesse la messa udita quella mattina. Al quale esso prestamente rispose: «Messer sì». A cui lo ’nquisitor disse: «Udistù9, in quella, cosa niuna della quale tu dubiti o vogline domandare?». «Certo» rispose il buono uomo «di niuna cosa che io udissi dubito, anzi tutte per fermo le credo vere; udinne io bene alcuna che m’ha fatto e fa avere di voi e degli altri vostri frati grandissima compassione, pensando al malvagio stato che voi di là nell’altra vita dovrete avere». Disse allora lo ’nquisitore: «E quale fu quella parola che t’ha mosso ad aver questa compassion di noi?». Il buono uomo rispose: «Messere, ella fu quella parola dell’evangelio la qual dice: “Voi riceverete per ognun cento”». «Questo è vero; ma perché t’ha per ciò questa parola commosso?». «Messere,» rispose il buono uomo «io vel dirò. Poi che io usai qui, ho io ognidì veduto dar qui di fuori a molta povera gente quando una e quando due grandissime caldaie di broda, la quale a’ frati di questo convento ed a voi si toglie, sì come soperchia, davanti; per che, se per ognuna cento ve ne fieno rendute di là, voi n’avrete tanta, che voi dentro tutti vi dovrete affogare». Come gli altri che alla tavola dello ’nquisitore erano, tutti ridessono, lo ’nquisitore, sentendo trafiggere la lor brodaiuola ipocresia, tutto si turbò, e se non fosse che biasimo portava di quello che fatto avea, uno altro processo gli avrebbe addosso fatto, per ciò che con ridevol motto lui e gli altri poltroni aveva morsi; e per bizzarria gli comandò che quello che più gli piacesse facesse senza più davanti venirgli.
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1. Si riferisce al contenuto della precedente novella. La reina della giornata è Pampinea.   2. con le spade e coi bastoni. Espressione tratta dal vangelo di S. Luca.   3. Noto ubriacone fiorentino del tempo.   4. In minuscolo nel testo.   5. Nota del testo: S. Giovanni Crisostomo (o Boccadoro) fu un famoso oratore sacro del IV secolo; ma qui il suo nome (come pure quello, creato per analogia, di S. Giovanni Barbadoro) è usato soltanto per scherzosa allusione all’oro con cui si comperavano le assoluzioni.   6. Cioè nella pena di portare una croce cucita sull’abito.   7.  La chiesa di Santa Croce a Firenze.   8. il cento per uno. Espressione tratta dal vangelo di S. Matteo: «Centuplum accipiet et vitam aeternam possidebit.»   9. Udisti tu…?

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Vi abbiamo presentato la novella sesta della prima giornata del Decameron, la più famosa opera di Giovanni Boccaccio (Certaldo?, 1313 – ivi 1375) nonché una delle più belle di sempre. Siamo fichi, non è vero? Buon compleanno, Uroboria!

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