11/10/11

XIX. La cavalcata delle locuste

- Mamma! È uscito il nuovo numero di Dylan Dog?
- Figliolo, oggi ti ho portato qualcosa di meglio...


     Questa limpida mattina di ottobre suggerisce una più ampia disposizione di spirito, ed è per questo che abbiamo deciso di pubblicare, acciocché ne possiate trarre infinito giovamento, qualcosa che non trovereste da nessun’altra parte così facilmente: e cioè un passo tratto dal Manuale di Filotea del sacerdote Giuseppe Riva (Milano, 1803 – ivi 1876), che spiega in che modo è possibile – per mezzo dell’intercessione di Dio – debellare l’azione infestante di «sorci, locuste, bruchi, vermi ed altri animali nocivi». Si parte con una lunga premessa in cui è spiegata la ragione dell’ostilità di queste sacre bestiole all’uomo, per poi concludere con le relative orazioni che l’officiante e il popolo devono recitare, in attesa che la divina mano faccia il proprio dovere. Premettiamo che è un bolide di roba, per cui taglieremo diverse porzioni inutili di testo. 
Chi volesse avere qualche informazione biografica sull’autore può consultare la rete. Noi non vi mettiamo alcun link, perché riteniamo che a nessuno interessi la vita di un sacerdote, men che meno se di Milano.

***

SUI SORCI, LOCUSTE, BRUCHI, VERMI
ed altri animali nocivi.


Meraviglioso esemplare di ratto di
fogna
Dopo il peccato di Adamo, non pochi animali divennero, non solo ritrosi ad assecondare i desiderii dell’uomo, ma ancora espressamente a lui infesti e nocivi, malgrado l’assoluto dominio che su lor tutti gli aveva accordato fin dal principio il Creatore. Questa ritrosia e questa nocevolezza non debbonsi attribuire agli animali, che non hanno discernimento, ma bensì a Dio che li ha resi all’uomo ritrosi e nocivi per punirlo della sua insubordinazione alla divina di lui volontà, oppure al Demonio che, permettendolo Iddio, si serve delle bestie per travagliare l’uomo che è l’oggetto perpetuo della sua invidia. – Tale è la dottrina di S. Tommaso (2. 2. Q. 198. Articolo 3).
Questa asserzione ha le sue prove nella Scrittura. Per punire Faraone e tutti gli Egiziani dell’ingiusta persecuzione mossa agli Ebrei, Iddio, per mezzo di Mosè, flagellò tutto l’Egitto con un numero sterminato: 1. di Ranocchi, 2. di Zanzare, 3. di Mosche che formano la 2. la 3. e la 4. delle dieci famose Piaghe con cui venne flagellato tutto quel regno (Exod. c. 8). Nel libro I dei Re (cap. 5) si legge che, per punire i Filistei delle irriverenze commesse contro l’Arca, Iddio flagellò tutto il territorio di Azoto con una moltitudine di topi che produssero grande scompiglio e grande mortalità.
[…] S. Agostino nel libro III. della Città di Dio (c. 31) racconta che in Africa, divenuta provincia romana, vennero tante locuste che, distrutti tutti i prodotti dei campi e le foglie degli alberi, andarono a finire nel mare, ove morirono: e, rigettate morte sul lido ne fu corrotta l’aria per modo che produsse la peste; ma peste tale che nel solo regno di Messina morirono ottocento mila1 persone; e in Utica, di trentamila giovani non ne avanzarono che soli dieci.
Quel Dio però che non percuote che per sanare, siccome ha preparato l’antidoto d’ogni veleno, così anche contro il flagello degli animali infestatori della campagna ha preparato un rimedio sicuro; e questo consiste nella Orazione accompagnata da sincera detestazione dei peccati che provocarono la sua collera.
[…] A tali divine promesse sempre corrisposero i fatti. Alle preghiere di Mosè cessò in Egitto il flagello delle Rane, delle Zanzare e delle Mosche. In Malta ove s. Paolo fu addentato da un serpente, da cui egli si liberò senza riceverne pregiudizio, è attestato da gravi autori che s. Paolo stesso abbia impetrato che i serpenti di quell’isola siano senza veleno, anzi che quella terra sia un antidoto contro i veleni.[…].
S. Grato, vescovo di Aosta, vivente all’epoca di Carlo Magno dava speciale Benedizione all’acqua con cui voleva asperse le terre pregiudicate dai topi; e a di lui intercessione, il territorio di Aosta per il circuito di 3 miglia, ne fu effettivamente liberato. […] E Martino del Rio […] racconta che Gregorio vescovo di Ostia, e Legato Apostolico in Ispagna, colla sua Benedizione liberò tutte quelle terre dagli insetti che le infestavano.
Il Baronio, nel tomo 20, anno 885, riferisce che il Papa Stefano V, vedendo devastata dalle Locuste tutta la terra che ne era già stata flagellata sotto il suo antecessore Adriano III, cominciò dallo stabilire un premio di cinque o sei danari per chiunque portasse a lui non meno di uno stajo di tali insetti devastatori. Tutti si adoperarono per procurare tale raccolta, che aveva per iscopo la distruzione dei comuni nemici. Vedendo però che, nonostante questa misura, il male cresceva anziché diminuire, si recò all’oratorio di S. Gregorio ove trovasi ancora il di lui letto, presso la Chiesa di S. Pietro, e dopo avere molto pregato, si levò, benedisse di propria mano dell’acqua, e comandò ai suoi missionarii che la distribuissero a tutti i padroni dei campi pregiudicati perché con essa facessero il giro dei propri campi, aspergendo colla medesima i seminati e le vigne, domandando intanto il divino soccorso. Il Signore premiò la fede di chiunque si fece ad usarla, cosicché le locuste scomparvero affatto dai campi che erano stati benedetti. I contadini dei dintorni che soffrivano lo stesso flagello, all’udire sì grande prodigio, corsero in città, domandando lo stesso rimedio, che tosto fu loro concesso dal Santo Padre, e ne riportarono lo stesso vantaggio. Siccome però, per l’uso di questo rimedio, non si trovava alcuna formola particolare nel Rituale Romano, così il cardinale Francesco Pignatelli, arcivescovo di Napoli, decano del Sacro Collegio, ne stabilì una per la propria diocesi contro i vermi e gli insetti che allora guastavano le campagne, e la inserì a pag. 247 nel Sinodo da lui celebrato l’anno 1726.
Essendo una tal formola molto bella, ma alquanto lunga, il Papa Benedetto XIII pensò ad abbreviarla […]. Tale benedizione […] ho stimato conveniente qui riportarla, quale si trova nel rituale romano, ultimamente riveduto ed approvato dalla S. Congregazione de’ riti.


BENEDIZIONE DEPRECATORIA
da dirsi dai Sacerdoti facoltizzati
CONTRO I SORCI, LE LOCUSTE, I BRUCHI, I VERMI
ED ALTRI ANIMALI NOCIVI.

Il Sacerdote vestito di cotta e stola violacea si porta sui luoghi infestati dai suddetti animali e dice:
Antifona. Exurge, Domine, adjuva nos: et libera nos propter nomen tuum.
Salmo. Deus, auribus nostris audivimus: patres nostri annuntiaverunt nobis. Gloria Patri. Sicut erat.
Si ripete l’antifona: Exurge etc.
V. Adjutorium nostrum in nomine Domini.
R. Qui fecit coelum et terram.
V. Domine exaudi orationem meam.
R. Et clamor meus ad te veniat.
V. Dominus vobiscum.
R. Et cum spiritu tuo.


ORAZIONE DA DIRSI DAL POPOLO
per liberare le Campagne
DAGLI INSETTI ED ALTRI ANIMALI NOCIVI.


Locusta migratoria
Pietosissimo Signore, che, per punire gli uomini della loro disobbedienza ai vostri ordini, non solo voleste che la terra fosse bagnata dei loro sudori prima di somministrare quei frutti che una volta produceva spontaneamente, ma permetteste ancora che animali in apparenza i più sprezzabili, o ne isterilissero tutti i germogli, o ne divorassero tutti i prodotti, degnatevi perdonarci tutti i peccati con cui abbiamo ardito di provocare la vostra collera, e in vista del dispiacere che ne proviamo, o della nostra fermissima risoluzione di non più offendervi per l’avvenire, liberate le nostre campagne da tutti i nocivi animali che le infestano e le disertano, onde, restituite esse alla loro fecondità, e abbondantemente provvedano a tutti i nostri bisogni, e graziosamente ci invitino a celebrare con nuovi cantici la vostra infinita beneficenza. Pater, Ave, Gloria.
II. Pietosissimo Signore, ai di cui cenni si inchinano riverenti le potenze del Cielo, della terra e dell’inferno, che permetteste le tante volte di ridonare al vostro popolo la felicità e l’allegrezza quando, pentito dei propri falli, avesse implorato il vostro soccorso per la cessazione di quei mali di cui si trovasse travagliato, così nelle proprie persone, come nelle proprie sostanze degnatevi di esaudire quelle preghiere che noi vi porgiamo, onde cessi una volta per sempre quello spaventoso flagello che devasta le nostre campagne, e, colpiti dalla vostra maledizione tutti i nocivi animali che ora le coprono di squallore e di sterilità, crescano abbondanti e rigogliosi i frutti che esse son destinate a produrre così per provvedere ai nostri bisogni, come per rendere sempre più manifesta la vostra amorosissima provvidenza verso di noi. Pater, Ave, Gloria.
III. Pietosissimo Signore, che alle preghiere dei vostri cari, or liberaste l’Egitto dagli insetti che ne infestavano così i campi come le case, ora allontanaste dalla Samaria quelle bestie selvaggie2 e feroci che ne disertavano le campagne e ne divoravano gli abitatori, degnatevi di ascoltare benignamente le umilissime suppliche che innalziamo al vostro trono, perché cessi quel grande flagello che, istirilendo i nostri campi, e devastando i lor prodotti, minaccia gli orrori della fame alle ville egualmente che alle città, ove vi sono pur tanti che non hanno mai provocata la vostra collera, e a riflesso della loro innocenza e della nostra sincera riconciliazione con Voi, convertite in gaudio ed in allegrezza la nostra presente afflizione, allontanando dalle nostre terre tutti i nocivi animali che ora le infestano, e così ridonate loro quella consolante fecondità che è un testimonio perpetuo della vostra infinita onnipotenza. Pater, Ave, Gloria.
__________
1. Sic!   2. Sic.

***
 
E se ancora non eravamo riusciti a farci odiare, dopo questo post penso proprio che sarà pericoloso, per noi, uscire di casa senza temere qualche colpo di scure. Ma non ci importa niente del pubblico ludibrio; abbiamo dalla nostra il Signore Gesù, pronto a difenderci come il Kakaroth della situazione. Adieu.

Nessun commento:

Posta un commento