02/09/11

XIV. Novelli Saffi

INTRODUZIONE NECESSARIA

Dario Piselli mit Ivan Be-
cecco (Tallinn, ex U.R.S.S.,
2009)
Il liceo classico è un luogo pericoloso. Gli ignari genitori, già di per sé scontenti per la discutibile scelta didattica dei figli, che non vogliono seguire le orme dei padri dottori, dovrebbero prenderli e bastonarli a sangue, finché gli indisciplinati non desistono. Soltanto dopo, una volta placate le velleità storico-letterarie, le loro personalità così plasmate sono pronte ad entrare nel magico mondo delle scienze.
Dico questo per due ragioni fondamentali: la prima, perché carmina non dant panem; cosa che, come si intuisce dalla lingua, era già stata compresa molti secoli fa. La seconda, perché su taluni soggetti il liceo classico, col suo parterre di tomi demoniaci, esercita un’influenza pericolosa, favorendone la deviazione mentale. Non scherzo. Sappiate dunque che, non più di tre anni fa, un gruppuscolo di liceali appassionati del genere epigrammatico inaugurarono un periodo oscuro in cui, attraverso questo tipo di poesia breve, presero a bersagliare alcuni loro compagni di scuola nonché certi professori, i quali nulla seppero mai dell’accaduto. Ciononostante gli epigrammi cominciarono a circolare clandestinamente, scolpiti ai margini dei libri di biologia e goniometria, e nei quaderni di greco sottratti alla traduzione di sproloqui tucididei.
Molti di questi epigrammi, insieme a tantissime altre opere che nulla avevano di poetico, sono scomparsi nelle soffitte dove i libri e i quaderni giacciono tuttora a prendere la polvere, ma alcuni di essi sono scampati a un destino simile, e – dopo alterne vicende – sono giunti fino ad Uroboria. Dato che, mea culpa, anche la mia penna è stata coinvolta nella stesura di queste oscenità, il minimo che posso fare è di renderli pubblici, affinché il buon Dio, pago di una confessione così plateale, rimetta a me e ai miei compagni i nostri peccati, obliterando il nostro biglietto per il giardino dell’Eden.
I nomi dei protagonisti degli epigrammi (alcuni almeno; gli altri, che non hanno una dignità, possono anche rimanere in chiaro) sono stati censurati, per evitare di urtare la loro sensibilità. Gli autori vengono talvolta citati, all’interno del testo, mediante pseudonimi.

***

I  La scuola di retorica
Alla scuola dell’oratore non trovi
più1 magistri valenti e stoici giovani;
se invece cerchi effeminate sciocchezze
recati là e certo troverai *** ***2.

II  Lo scocciatore
Giusto ieri mi fermò in mezzo alla strada.
Stavo andando lungo la via Appia,
cercando una qualche prostituta di Cartagine;
lui3 trovai piuttosto. «Resta qui, mi disse,
e godi con me dei doni del dio Priapo.»
Scrivo questo a te, caro Lucio Bececco4,
perché di questi pederasti a Roma ce n’è ormai troppi.

III  L’amore perduto
Guarda *** ****5. In disparte se ne sta.
Che abbia perduto un altro amore?
Lui si strugge, ma riderà di nuovo
se gli offri un lungo membro.

IV  La camera da letto
Se potesse parlare, direbbe di come
*** ***6 perse il senno mugghiando
come i tori della monta.

V  Tauromachie
*** ***7 mi ascoltava quando,
preso dalla foga, narravo delle greche
lotte con il toro. «Ah!» esclamò
«Se solo avessi avuto io a che fare
con la bestia virile! L’avrei battuta
grazie a Priapo.»

VI  Le idi di marzo
Si narra che alla morte di Cesare
tutta Roma stava riunita. Solo Simone
Moderato Columella8 non era presente.
Dicono fosse nel suo podere di campagna9
ad arare con forti braccia i campi,
o a combattere tori a Maratona.

VII  Epitaffio a Gaia Rossana10
Qui giace Gaia Rossana, figlia del
modesto carrettiere. Se l’è presa
una malattia venerea, l’inguine
infiammato le scoppiava.

VIII  A Pasqualina Lesbia11
Tutta presa in balli licenziosi, non t’accorgevi
che Dario Marcello12 non te guardava, ma il maialino arrosto.

IX  Quintiliano
Tu scrivi dell’insegnamento, o magistro.
Ma son passate l’ore di mezzodì, e questi
libercoli io non li reggo.
__________
1. Enjambement. Si legge: non trovi più / magistri valenti.   2. Uno dei soggetti più bersagliati in assoluto dai nostri autori; ricorre in quasi tutti gli epigrammi.   3. Si riferisce, plausibilmente, allo stesso del primo epigramma. Vedi nota 2.   4. Uno degli autori (ma dai?). Il nome Lucio è uno pseudonimo.   5. Vedi nota 2.   6. Vedi nota 2.   7. Vedi nota 2.   8. Il suo vero nome (i successivi patronimici sono chiaramente uno pseudonimo) non è stato censurato perché rientra fra quelli che non hanno una dignità da tutelare.   9. Lo sappiamo che «di campagna» è pleonastico, dato che non esiste un «podere di città». Si tratta di una svista dell’autore.   10. Si tratta di Rossana ********, professoressa di latino e greco le cui mammelle cascanti sono state spesso oggetto di ironia da parte degli autori.   11. Ex fidanzata di uno degli autori (non di chi scrive), notoria zoccola per cui vale il principio espresso nella nota 8. Lesbia è uno pseudonimo; ne approfittiamo anzi per chiedere scusa alla raffinata amante di Catullo, per averne infangato il nome con un accostamento così indegno.   12. Vedi nota 4. Marcello è uno pseudonimo.

***

Simpatico il mattone di note a margine, eh? Fa tanto libro di scuola che nessuno legge, ed è esattamente l’effetto che volevamo ottenere.
In ogni caso, il sottoscritto ricorda che, all’epoca, furono scritti molti altri epigrammi, ma chissà che fine hanno fatto. Se mai dovessimo entrarne in possesso, non passeranno più di due giorni prima che possiate leggerli su Uroboria – potete giurarci.
Con questa chicca dei tempi passati abbiamo aperto il mese di settembre. Che volete farci, siamo dei nostalgici.

1 commento:

  1. Quanti ricordi... Questa è vera poesia. Peccato per tutti quei **** *****. Ancora i miei complimenti ai giambografi de noantri.

    P.S. Non è che il secondo nome si potrebbe dire? Perché non riesco proprio a ricordarlo.

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