08/08/11

7. Porci dabbene


Eccoci arrivati, o amanti della letteratura d’altri tempi, ad uno dei momenti più alti in assoluto. Quasi mi tremano le dita mentre le costringo, senza pietà, a battere sulla tastiera, per l’emozione che provo: state per leggere la Poesia delle Poesie, la quintessenza della lirica erudita, oligarchica, totalmente estranea da qualsiasi impegno utile in società, estrapolata dalle Rime piacevoli del 1627 (raccolta di versi di autori vari, come molte altre ne sono state pubblicate nel corso del tempo); argomento trattato è il Maiale. Non vi anticipo altro; gustatevi questo capolavoro, al termine del quale – lo spero – potrete finalmente rendervi conto di quale sia la vera manifestazione di Dio sulla nostra effimera Terra.
Un’ultima cosa: non ho nessuna notizia precisa su chi dei vari firmatari della raccolta sia l’autore di questa meraviglia, perché nel testo, scannerizzato da altri, non compare che un vaghissimo sig. Francesco; e, naturalmente, non ho voglia di mettermi a fare pallose ricerche bibliografiche.

***

Delle
RIME PIACEVOLI
DEL BORGOGNA,
RVSCELLI, SANSOVINO, DONI,
LASCA, REMIGIO,
ANGVILLARA, SANSEDONIO,
E d’altri viuaci Ingegni,

Mentre hanno scritto sue inuentioni, capricci,
fantasie, e ghiribizzi, non meno festeuole,
che leggiadramente.


DELLA SALSICCIA
Perché con stil più dotto, e più sonante,
Spero ancor dir quel, c’hora indietro lascio.
Et un’animo hò proprio di gigante.
Ben ch’a le spalle mie sia grande fascio.

Ben saria colui goffo, e senza sale,
Che l’uomo non dicesse veramente
Esser il primo, e più degno animale.
Però che noi veggiamo apertamente,
Che tutti gli altri fur dal ciel creati
A beneficio dell’humana gente.
Molti ne sono pennuti, or alati
Senza inguin, cò due piè, con quattro ancora,
Di squame, e piume, e lana couerchiati.
Chi canta, corre, e porta, e chi lauora
Vtil ci danno, piacere e conforto
In casa questi, e quegli altri di fuora.
Vn’è buon vino, un’altro [1] vino è morto.
Talché miracol veramente pare
A chi non se ne fosse prima accorto.
Ma sopra tutti quei buon da mangiare,
Che fan bello il taglier mattina, e sera
Mi posson’ infrà gli altri comandare.
E nel ver sono un’infinitta schiera,
Che d’ogni tempo in tutte le stagioni
Ci fan star con allegra e buona ciera.
Chi starne vuol, chi faggian, chi capponi,
Un altro beccafichi, uno hortolani,
Tortore questo, e quel tordi, ò piccioni.
Altri anno [2] il gusto da costor lontani
Tenendo i pesci cibo singolare,
E non si curan perché sian malsani.
Molti l’anguille, e le lamprede han care.
Mercè di quei saporiti guazzetti,
Chi vuol pesce di fiume e chi di mare.
Alcuni son di giudizio più retti,
Che lasciando le lepri a Martiale
Braman vitelle, castrati e capretti.
Pur il porco domestico, e nostrale,
Di tutti quei di terra, d’acqua e d’aria,
Più mille volte a mio giudizio vale.
Non credo sia, chi habbia a me contraria
L’opinion, considerando bene
Quanta hà dolcezza in sé gioconda e varia.
Ò porco mio gentil, porco da bene,
Fra tutti gli animali superlativo
Soggetto caro a desinari, e a cene.
Tu contenti faticando ogn’huomo vivo
Con le tue membre valorose, e belle,
Tu non hai niente di cattivo.
Dal capo ai piedi, il sangue, fin la pelle,
Ci doni in cibo, in quanti modi sanno,
Teglie, stidioni [3], pentole e padelle,
Tu ci trattien la gola tutto l’anno
Per tanti versi e con tanti sapori.
Ma fra quei che da te vengon migliori,
E più bei cibi, un se ne trova rado,
Pasto sol da poeti e imperatori.
Qui vorrei io ò Febo esserti grato,
Acciò mi desti forza per potere
Lodarlo insino in terzo parentado.
Intenda dunque chi brama sapere
Il nome suo, che Salsiccia si chiama,
Salsiccia è detta, un nome da godere.
Appresso a questa perdon pregio, e fama,
Fegati, lombi, stomachi e migliacci,
E men di lei la gelatina l’ama.

[...]*

Ò Grecia, ò Roma, habbiate pazienza,
Però, che prima fù, cosa sì bella
Fatta, veduta, e mangiata in Fiorenza.
Carne, sal pepe, garofani, e cannella,
Melarancie, e finocchi in corpo ha drento
Ma di busecchie [4] ha tutta la gonnella.
Dove fù mai sì bel componimento,
E dei ricchi a pensar tal maraviglia,
Et in vederlo poi sì gran contento?
Carbonchi è il pepe, e la carne vermiglia
Rubini sembra, e la grassa i diamanti
E l’altre spezie son tutte quante
Per somiglianza pietre preziose,
Che fanno la salsiccia trionfante.
__________
* Al verso 64 comincia una lacuna dall’estensione imprecisabile, perché, come dicevasi nell’incipit, ho potuto consultare solo dei fogli scannerizzati, non il testo originale. Se riuscirò a impadronirmi della parte che manca non esiterò a pubblicarla su Uroboria.

1. Sic.   2. Sic.   3. Lunghi spiedi.   4. Budelli per insaccati.

***

Non trovate che sia molto meglio di una qualsiasi opera di Manzoni? O di Foscolo? Sono queste le cose che bisognerebbe far imparare a memoria ai bambini delle elementari; altro che quella boiata del cinque maggio! Maiali e salsicce devono essere consacrati nell'Olimpo della nostra letteratura: avanti, facciamo una petizione!

Nessun commento:

Posta un commento