30/07/11

3. Le dure sfide della natura

Battiamo il ferro finché è caldo. Quest’oggi ho il piacere di pubblicare la fatica letteraria di un assiduo lettore, Lapo Dini (Grosseto, 1990): si tratta di una postilla critica ad un sonetto apparso sul suo blog qualche tempo fa. Di seguito potrete leggere sia la poesia che i relativi paralipomeni in greco (tranquilli, per i deboli di stomaco è stata pensata una traduzione).
Eh, sì, pare proprio che la follia dell’uomo non abbia limiti.

* * *

Zanzaromachia
        
Ritorna a noi l’estate, il gelo e il regno
al sole cede, e l’emofago sciame
con lei infin puote saziare la fame,
imporre sull’umane membra il segno.

Medita guerra, armi inventa l’ingegno       
dal ronzio pungolato: del velame
traforato per egida, non lame
di durlindane, ma spray un marchingegno.

Sì bardate le schiere insetticide
le innumerevoli zanzariche orde
sconfiggono in tenzoni, duelli e sfide.

Giammai per questo il nemico demorde;
sempre si lotta, finché non arride
vittoria, contro l’insetto che morde.        


Παραλειπόμενα τῇ Ἐμπιδομαχίᾳ ἢ Περὶ τῆς ἔχθρας παντοίοις τοῖς ἐντόμοις

Lapo Dini (Tallinn 2009)
Ὑπὸ ἐκείνου μεγάλου ποιήματος ἐμοῦ, τῆς Ἐμπιδομαχίας, ἂν ἐοίκοι τὸ μῖσος χρῆναι ἵστασθαι ταῖς αἱματοπώτισι, τοῦτο σφόδρα τηλουρὸν τῆς ἀλητείᾶς. Πάντα τὰ χείριστα ἀρθρόποδα δεῖ ἐπιτρίβειν ἄνευ τινος οἴκτου. Ὡς παράδειγμα τὼ πρωταγωνιστά τοῦ περὶ τὸν μύρμηκα καὶ τὸν τέττιγα μύθου λαμβάνομεν, κάρτα χαρίεντος τῷ ἐμοῦ φίλῳ ξένῳ. Oὐκοῦν καὶ οὗτοι ἔχθιστοι τῶν ναιόντων ἐκεῖνον κόνεως χόνδρον καλούμενον Γῆν;
Ἀπὸ τῶν μυρμήκων μὲν ἀρχώμεθα· ὦ μύρμηκες. Καὶ εἰ ταῖς θέρινοις ἡλιοθερέσι δείλαις οἱ παῖδες τῆς αὐτῶν διαφθορᾶς ὁσιωτάτης επιμελοῦνται, εἰσὶν ὅμως ἐνταῦθα, φιλόπονοι, ἀλληγόρως  ὑπομιμνήσκοντες οτι καὶ σὺ οἶον ὀδοντωτὸς τροχός ἐν τῷ μεγάλῳ τῆς συγχρόνου χοινωνίας ὡρολογίῳ βδελυρῷ. Προστίθημεν δὲ τὴν οὐκ ἀναγκαίην σπουδὴν σὺν ᾗ τῷ άρτου καὶ μαρμελάδης ψιχῷ, ὃς, σου ἀγνοοῦντος, ἐπὶ γῇ ἔπεσον, μεθάλλονται. Ἀτέρμα κέρατα ἀναπτύσσονται ἐπὶ τῷ ἐδάφῳ καὶ οὐκ οἶδας ὅπως ἂν τοὺς θηρὰς ἐκ οἴκου ἐκβαλεῖς· ἡ βενζίνη παρωθέται καὶ οὖν βλαύτῃ ἢ κορήθρῳ ὁπλίζῃ, κενῶς. Τούτων ἕνεκα τὴν ἐξώλειαν αὐτῶν προτίθημι.
Οἱ τέττιγες  δέ οὐ βελτίωνες, πᾶσαν τὴν νύκτα ᾄδοντες χορικῶς κατατρίβουσι καὶ τὸν τῶν, ἴσως, χρηστῶν ὕπνον διακινοῦντες. Ὁμολογοῦντες ὅτι τις τὴς Φύσεως ἀκούειν βούλεται, πράγμα ἀντίλεκτον, λέγομεν ἡδὺ μινύρισμα, οὐ μὴν οἰμωγὴν δυσχερὴν τοῖς τὴς ψόφου μουσικῆς ζηλωταῖς ὀχληράν τε τοῖς τὴς τέχνω μουσικῆς μαθηταῖς. Ἆρα εἰπεῖν δέ βουλώμεθα μάργην αὐτῶν ῥαθυμίαν ἣν σοι ὀνειδίζειν τὰ μικρὰ σκέλη τρίβοντες οὐκ ἐπιλείπουσι; Ὅτε καθ' ἡμέραν οἱ τοῦ καθήκοντος δεσμοὶ περὶ τοῖς σοῖς καρποῖς θλίβουσιν, οἱ τέττιγες τὴν λύπην ὀξύνουσι δείκνυντες ἐλευθερίαν  ἐκβολὴν εἰς τὴν ἐξουσίαν ποιουμένην. Τούτων ἕνεκα τὴν ἐξώλειαν αὐτῶν προτίθημι.
Τούτω δύο παραδείγματε μόνον ἐστὸν, ἂν διατελοίην, ἀλλὰ χρόνος τύραννος. Ἐγὼ χαίρειν ὑμᾶς καταξιὼ· ἔρχεσθε καὶ ἐκκαθαίρετε.

Paralipomeni alla Zanzaromachia, o vero Dell'odio per ogni sorta d'insetto

Da quel mio gran componimento, la Zanzaromachia, potrebbe sembrare che l'odio debba limitarsi alle bevitrici di sangue, cosa quanto mai lontana dalla realtà. Ogni infimo artropode deve essere spiaccicato senza pietà alcuna. Prendiamo ad esempio i protagonisti della simpatica favoletta della formica e la cicala, sicuramente gradita al mio caro ospite. Non sono forse anche loro tra gli esseri più odiosi che abitano quel granello di polvere chiamato Terra?
Partiamo dalle formiche; o le formiche! Per quanto i fanciulli si impegnino nei solatii pomeriggi estivi nel loro santissimo genocidio, sono sempre qui, operose, a ricordarti in allegoria che pure tu non sei altro che un mero ingranaggio nel grande e disgustoso orologio della società moderna. Aggiungiamo poi la innecessaria solerzia con cui si avventano su quella briciola di pane e marmellata che, te ignaro, è caduta per terra. Interminabili colonne si snodano sul pavimento e non sai come scacciare di casa le feroci bestie; la benzina è esclusa e allora ti armi di scopa o ciabatta, inanemente. Per questo ne propongo lo sterminio.
Le cicale d'altro canto non sono meglio, tutta notte lì a frinire in coro e a disturbar il sonno di persone, forse, rispettabili. Ammettendo che uno voglia ascoltare la Natura, cosa non scontata, si intende un cinguettio soave, non certo una lagna fastidiosa per gli estimatori del noise e ripetitiva per i seguaci della techno [1]. Vogliamo poi parlare della loro dissoluta spensieratezza che non mancano di rinfacciarti strusciando le zampette? Quando ogni giorno le catene del dovere si stringono attorno ai tuoi polsi, loro acuiscono il dolore mostrando una libertà che sfocia  nell'arbitrio. Per questo ne propongo lo sterminio.
Questi sono solo due esempi, potrei continuare, ma il tempo è tiranno. Io mi congedo; andate e disinfestate. 
__________
1. Quelli che sanno leggere il greco noteranno in che modo è stato reso questo termine, così come il noise precedente (letteralmente, “puro rumore”).

***

Il nostro amico ha una bassa soglia di tolleranza, vero? Eppure vi assicuro che non è una montatura. In ogni caso, continuate a seguirci con passione e fiducia; vi amiamo tutti.

Nessun commento:

Posta un commento